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venerdì 9 settembre 2016

Draghi non concede nulla


Il Beige Book FED, ieri sera, non ha portato segnali particolari, e  sicuramente non ha confermato la brusca frenata implicita negli ISM (in particolare quello composite). Ciò detto, si nota un marginale deterioramento, con solo 8 settori su 12 a segnalare “crescita modesta o moderata”, rispetto agli 11 del report precedente.
Philadelphia e Richmond hanno riportato crescita in rallentamento e Kansas City e New York hanno riportato attività invariata.  A parte ciò, è stato segnalato un leggero aumento delle pressioni salariali che restano moderate.
Nulla che potesse impattare su Wall Street che ha proseguito il recupero iniziato dopo la chiusura europea.
La giornata dell’ECB è iniziata con toni contrastati in Asia.

Una revisione al rialzo superiore alle attese del GDP giapponese del secondo trimestre (+0.2% da 0.0% della scorsa stima) non ha allettato una Tokyo che resta ostaggio della forza della divisa e delle incertezze sull’outcome del meeting BOJ del 21 settembre. Peraltro, l’aumento è quasi interamente dovuto ad accumulo scorte.
Discorso analogo meritano i mercati locali cinesi, rimasti al palo nonostante dati di trade balance decisamente positivi.Infatti,  le esportazioni di agosto hanno mostrato un calo della contrazione a -2.8% da precedente -4.4% e vs attese per -4% e le importazioni addirittura sono salite a +1.5% da -12.5% e vs attese per -5.4% (i dati sono anno su anno), a mostrare una forte accelerazione della domanda interna.

Le riserve valutarie sono scese ad agosto di 16 bln in linea con le attese.
Tutt’altra musica ad Hong Kong, dove le H-shares, in salita anche oggi, mettono su oltre il 7% in un mese. Dati macro a parte, l’impressione è che il mercato stia anticipando flussi in uscita dalla Cina una volta aperto il link Hong Kong Shenzen (se non erro in novembre).
Poco mosso il resto dell’area con India al solito positiva e Sydney giù.
La mattinata europea ha avuto il solito decorso erratico e inconcludente di quelle che precedono l’ECB. Peraltro, il settore bancario ha mantenuto il buon tono degli ultimi giorni, offrendo supporto agli indici che ne contengono di più, come Milano, mentre il Dax è  risultato più  debole.
Alle 13.45 la  prima modesta delusione, con nessuna azione annunciata dall’ECB, nemmeno un estensione del QE oltre la scadenza di marzo 2017.

Li per li, il mercato ha conservato fiducia in buone notizie in vista della conference.
Ma Draghi non ha concesso molto.
Nello statement ha ribadito il quadro di uin economia europea in ripresa, ma con rischi al ribasso, e ha limato appena le previsioni di crescita e di inflazione. Nel Q&A ha negato  di aver preso in considerazione, all’interno del meeting, espansioni del QE, e chiarito che al momento il Governing Council è focalizzato sull’implementazione di quanto già disposto, e non sente il bisogno di cercare altre soluzioni.

L’unico osso gettato al mercato è stato la dichiarazione di aver incaricato le commissioni competenti di ricercare opzioni che garantiscano una corretta implementazione del programma di acquisti. E’  facile intuire che il  Presidente vuole soluzioni pronte nel caso che l’attuale pool  di asset idonei all’acquisto si riveli insufficiente, idealmente a causa di un estensione della scadenza o incremento del ritmo degli acquisti.
Oltre a ciò, Draghi ha nuovamente sottolineato con forza i limiti della politica monetaria, ribadendo che la crescita è un compito che spetta ai governi e alla politica fiscale, puntando il dito in particolare verso la Germania, esempio di paese con margine di manovra sul bilancio.
Il tono attendista del presidente, e l’assenza di indizi di modifica o estensione del pool di asset o di qualunque urgenza di agire ha ovviamente deluso il mercato, con l’azionario giunto a perdere ben oltre un punto percentuale e la divisa unica in temporaneo rafforzamento.

Pesanti i bonds, che hanno visto svanire, nel breve, un incremento di domanda.
Peraltro, lo sconforto è durato poco e, trainate dai bancari, le borse europee hanno messo a segno un robusto recupero che ne sottolinea l’attuale buon tono. Alla brillantezza del settore bancario può  aver contribuito la salita dei tassi lungo le curve, ma io continuo a vedervi una larga componente di ricoperture da parte di investitori (per lo più levereggiati esteri) assai sottopesati.
Significativo anche il turnaround sulla divisa unica, che ha resituito tutti i guadagni vs dollaro della giornata, con gli interessi.

Li, parte del movimento sembra essere dovuto ad un rimbalzone del $/Yen, rimasto senza spiegazioni plausibili.
Gli unici a non aver cambiato umore sono i bonds,  venduti più  o meno ovunque, e oltre quelle che possono essere le responsabilità di una mancata estensione del QE ECB.
 Infatti il T-note US è tornato sopra 1.60%, bruscamente abbandonato in seguito all’orrendo ISM. E gli aumenti dei rendimenti sulle parti lunghe delle curve sfiorano la doppia cifra (30y Germania +9 bp, 30y italia +8 bp, Long Bond US +8 bp).
Eventualmente ad acuire la debolezza può aver contribuito il balzo del petrolio seguito al massiccio calo delle scorte EIA, il maggiore dal 1999.

Una  permanenza del greggio su questi livelli è destinata a far espellere interamente l’effetto base del costo dell’energia dal CPI US (e da quello globale) verso fine anno, determinando, coeteris paribus, un forte recupero del dato di inflazione headline.
Torna a farsi interessante il quadro tecnico sui treasuries, coi principali contratti attualmente tornati ad essere appesi ai supporti.
Ma  prima di guardare ai target conviene aspettare una rottura convincente.
La chiusura europea vede le banche (+1.6%) contribuire robustamente, insieme all’Insurance (a sua volta favorita dai tassi in rialzo) a contenere le perdite dell’Eurostoxx. Naturalmente Milano e Madrid ne beneficiano mentre il Dax corregge di più.
Al sentiment possono aver giovato anche i numerosi commenti di ECB watchers che vedono nei compiti richiesti da Draghi alle commissioni una promessa di un incremento dell’easing a dicembre.

Personalmente osservo che Dicembre è ancora lontano, e la  possibilità che, sostenuta dai citati effetti base, l’inflazione resti in linea con lo  scenario ECB, non è cosi remota.
In ogni caso, la  resilience dell’azionario europeo ad un meeting ECB indubbiamente meno munifico delle attese costituisce un elemento a supporto del quadro tecnico, nonostante la giornata odierna si qualifichi come un “hanging man” sul grafico (candela ribassista di breve).
Come già ribadito più volte i giorni scorsi, i rischi al quadro tecnico sono esognei.

Vengono da Wall Street, dove un abbondanza di indicatori tecnici suggeriscono la possibilità  di una fase correttiva.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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