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lunedì 19 settembre 2016

Deutsche Bank: gli Usa rompono il vaso d’argilla

Un colosso dai piedi d’argilla. In questo modo è stata definita Deutsche Bank da Marco Onado in un recente articolo apparso sulavoce.info. Un colosso che adesso più che mai è sul punto di crollare, soprattutto dopo che il Dipartimento di Giustizia americano ha proposto di chiudere un'indagine relativa ai mutui subprime con il pagamento di 14 miliardi di dollari.

Gli Stati Uniti hanno chiesto il risarcimento record nell'ambito di una disputa legale legata alla crisi dei subprime, che fu elemento scatenante della crisi economica nel 2008. Secondo fonti a conoscenza del dossier, Deutsche Bank non intende cedere alla richiesta e si prospetta quindi l'avvio di un negoziato tra le autorità americane e la banca tedesca.Quali saranno, adesso, le prossime mosse di Deutsche Bank? Phoenix Group Holdings ha confermato che starebbe valutando un'acquisizione nelle assicurazioni vita britanniche e, in questo ambito, sono in corso trattative avanzate per Abbey Life, controllata appunto di Deutsche Bank che, secondo Reuters, è in vendita dall'ottobre dello scorso anno.

Già in marzo Sky News aveva riportato che Phoenix stava preparando l'offerta su Abbey Life, acquisita da Deutsche Bank nel 2007 da Lloyds Tsb (oggi London Banking Group) per 997 milioni di sterline (1,17 miliardi di euro al cambio attuale). Attualmente la divisione sarebbe valutata intorno a 3 miliardi di sterline (3,53 miliardi di euro), ma è improbabile, sempre secondo Sky News, che l'offerta possa essere superiore a un terzo di tale cifra. 
Tra le operazioni di cui si è parlato molto in questi ultimi giorni, vi è anche la fusione con Commerzbank.

Il Ceo di Deutsche Bank, John Cryan,ritiene che una fusione con l’altro istituto tedesco non sia un'opzione. In un quadro sintetizzato piuttosto sommariamente, ma che comunque è molto vicino al punto centrale del bersaglio, il banchiere ha elencato le criticità e individuato rimedi.
In Europa servono più fusioni in ambito bancario, a livello nazionale e transfrontaliero, "perché solo in questo modo potremo essere redditizi nel lungo termine e concorrenziali a livello internazionale", ha spiegato Cryan. La Bild rivela che già l'anno scorso l'allora ad di Commerzbank, Martin Blessing, avrebbe commissionato delle ricerche per studiare la fattibilità dell'operazione. 
Riferendosi alle banche europee Cryan ha parlato di un dilemma, che trova le sue origini in una competizione eccessiva presente nel settore, negli ostacoli che incombono sull’economia e in utili che sono più bassi.

Le banche, ha sottolineato, sono molto meno rischiose di quanto lo fossero durante la crisi finanziaria, ma molto meno redditizie. 
Onado, comunque, osserva che Deutsche Bank è il vero “elefante nella stanza” nel mondo tormentato del sistema bancario europeo.
 La banca ha puntato da oltre vent’anni sul comparto dell’investment banking ed è divenuta un autentico colosso dai piedi di argilla – spiega l’economista -: attività di bilancio per 1,6 trilioni di dollari, derivati per un valore nozionale di 42 trilioni di euro, ma risultati molto deludenti.

L’ultimo esercizio chiude con una perdita di 6,8 miliardi su un patrimonio netto tangibile di 58 miliardi. In più, poiché la banca di Francoforte ha dimostrato una rara capacità di essere coinvolta in tutti, ma proprio tutti, gli scandali e gli illeciti finanziari degli ultimi anni, da qualche tempo è accolta nei principali mercati del mondo da un festoso tintinnio di manette – conclude Onado -.
Le pesanti sanzioni pecuniarie (con relativi strascichi di azioni civili di risarcimento) sono divenute una delle voci che pesano di più sull’utile finale.
La scelta di multare Deutsche Bank potrebbe essere una mossa degli Stati Uniti per vendiare la Apple? Secondo alcuni osservatori se la decisione americana risultasse davvero una vendetta per l’iniziativa anti-Apple della Commissione europea, saremmo di fronte a un salto di qualità in uno scontro transatlantico di cui in questo momento di tensioni internazionali non c’è bisogno.

Molti hanno sostenuto che l’iniziativa della commissaria Ue Margarethe Vestager contro il gruppo di Cupertino fosse discutibile. E Washington l’aveva commentata con parole dure, ritenendola un attacco ingiustificato mosso da ragioni protezioniste. Se ora una disputa occhio per occhio prendesse quota, è difficile immaginare dove porterebbe.
Non sarebbe solo la crisi delle trattative commerciali sul Ttip, a questo punto, ad allontanare le due sponde dell’Oceano.
Autore: Volcharts.com Fonte: News Trend Online

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