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lunedì 26 settembre 2016

Corrono i bond del Venezuela. Su voci di ristrutturazione!


Da settimane sono loro a guidare gli scambi su Tlx, con volumi sostenuti e “performance” eccellenti. I bond venezuelani tornano ai massimi: il 12,75% scadenza 2022 (Isin USP17625AC16), di tipo “sink”, con rimborso programmato per un terzo del capitale dal 23/8/2020, è risalito a quota 61 Usd, contro il minimo dell’anno a 33 Usd; l’11,75% scadenza 2026 (Isin USP17625AE71), ha rivisto i 56 Usd, ben lontano dai minimi a 32,75; l’11,95% scadenza 2031 (Isin USP17625AD98), pure di tipo “sink”, con rimborso programmato per un terzo dal 5/8/2029, lo si ritrova quasi sui 57 Usd, molto distante dai minimi dell’anno a 32,5 Usd. 

Troppo ottimismo!

Le motivazioni di un trend così positivo sono varie.

C’è chi vede, come ragioni per puntare su tali bond, l’annunciato “swap” del debito della controllata pubblica Petroleos de Venezuela, con il trasferimento da titoli a breve termine in bond a scadenza 2020, primo passo per una non troppo penalizzante ristrutturazione del debito anche statale, basata su un allungamento delle vite residue, e chi punta a un aumento dei prezzi del petrolio entro fine anno, con possibili riduzioni del rischio insito nelle obbligazioni di Caracas.

Le voci poi della vendita di oro, estratto da nuove e vecchie miniere, proprio per attenuare le pressioni sul debito, hanno contribuito a diffondere un’immagine poco corretta del quadro generale del Paese. Che resta vicino a un collasso dalle conseguenze imprevedibili.

I dati dicono che…

La produzione di petrolio diminuisce, a causa del calo degli investimenti in infrastrutture nel settore: negli ultimi mesi si è registrata una discesa del 10% e non per un indebolimento della domanda quanto per l’incapacità tecnica di soddisfarla.

L’inflazione nel 2016 ha già toccato il 332%, mentre il Pil scenderà quest’anno del 10%, in aggiunta al -25% dell’ultimo triennio. Il quadro generale appare quindi sempre difficile e le aspettative che un rialzo del greggio porti più liquidità nelle casse del Governo risultano marginali.

Per i trader ok, ma il trend è al limite

La prevalenza di acquisti e vendite si riferisce a trader specializzati su questo emittente, attivi con stretti “stop loss”, con cui proteggersi; ora però si individuano su varie emissioni livelli di probabile esaurimento del trend al rialzo, corrispondenti a resistenze abbastanza ben delineate.

Fra l’altro si nota qualche differenza di quotazione fra Tlx e altre Borse europee, dove i volumi dei bond venezuelani sono più modesti. Le medie mobili lente continuano a supportare il movimento al rialzo, ma il fronte delle notizie provenienti da Caracas fa temere fasi ribassiste nei prossimi mesi.
I tempi di una ristrutturazione del debito si avvicinano: secondo fonti autorevoli ciò avverrà dopo il referendum sulla revoca del mandato del presidente Nicolás Maduro, previsto per gennaio 2017. Si impone quindi prudenza in una fase che si annuncia molto turbolenta per il Paese sudamericano. 
Fonte: News Trend Online

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