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martedì 13 settembre 2016

Consob e risparmio Italia: diversificazione per legge

La pubblicazione della Consob “Il rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie italiane per il 2016” propone molteplici spunti di riflessione sulla tragicomica situazione relativa la basso grado di educazione finanziaria del risparmiatore medio italiano in riferimento al campione preso in considerazione.
Ugo Bassi, della Commissione Europea, durante la presentazione del lavoro in Consob, ha evidenziato come sia prevista una nuova emissione di strumenti cartolarizzati garantiti e nuove procedure di raccolta capitali (crowfunding) e gestione dei risparmi (robo advice); le dott.sse Linciano e Gentile hanno mostrato quali sono le nuove frontiere della “finanza comportamentale” disciplina che ha ormai sostituito l’investitore razionale tanto caro a gran parte dell’Accademia Economica.

Il dato incredibile che pone quesiti inquietanti è il seguente: solo il 6% degli intervistati comprende correttamente la nozione di diversificazione del portafoglio.
La slide proiettata può solo portare incubi pericolosi visto il dato allarmante. Il vero problema dell’italiano medio è, vista l’ignoranza finanziaria, la capacità di applicare regole di money management sensate e in base al proprio profilo rischio/rendimento/tempo ed all’obiettivo dei diversi investimenti posti in essere.

Non avendo potuto fare domande alla presentazione, sfrutto la presente vetrina per girarla al lettore: oltre a nuovi strumenti finanziari e modalità di raccolta capitali il risparmiatore necessita di una guida al money management del buon padre di famiglia; può il legislatore imporla? Esempio: la banca divide il patrimonio del cliente in portafoglio trading, che il cliente gestisce come vuole, e portafoglio investimento, che riguarda operazioni a medio-lungo periodo con obbligo di detenzione  in portafoglio del 10% massimo di valore per ogni strumento finanziario.

Così ci sarebbe un obbligo a diversificare e, di riflesso, informarsi su altri strumenti finanziari.
Il che non implica che il risparmiatore non abbia in pancia titoli pericolosi come le quattro banche risolute ma avendo il vincolo di poter investire solo il 10% per ogni banca, limita la perdita al 40% e non al 100% del capitale investito.
Certo sarebbe una norma provvisoria, finché non si recupererà il gap culturale e quindi ci sarà maggiore consapevolezza ed autonomia nelle scelte finanziarie, che andrebbe contro il libero mercato tanto caro a Friedman…necessità fa virtù! Se continuiamo così invece sarà il caso di affidarsi alle stelle ed ai maghi che, come sottolineato dal giornalista Alessandro Plateroti, fatturano molto di più dei consulenti finanziari e paradossalmente ricevono domande sul futuro dei propri risparmi nel 20% dei casi…l’ignoranza paga, come nel gratta&vinci! Prima di tutto, sempre secondo Plateroti, è necessario garantire la fiducia sui mercati finanziari, asset preziosissimo,  più  di volatilità e rischio.

Autore: Guido Gennaccari Fonte: News Trend Online

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