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venerdì 16 settembre 2016

Conosci il nemico: analizzare il bilancio dello Stato

Questo post vuole essere il primo di una lunga ed articolata serie di redazionali di analisi ed approfondimento che verranno redatti su questo portale nel prossimi mesi in riferimento allo scenario macroeconomico italiano cosi come descritto e riportato in seno alle pubblicazioni istituzionali cui ogni governo affida e regge il proprio operato. Partiamo subito con questo primo monito, comprendere ed analizzare il contenuto di questa mole di documentazione non è purtroppo alla portata di tutti in virtù di una complessa articolazione di temi ed argomenti chiave della finanza pubblica di ogni paese. Senza girarvi attorno possiamo dire che anche una laurea in economia a vecchio ordinamento può essere considerata non sufficiente per la comprensione di quanto è possibile desumere dalla lettura e successiva analisi di queste pubblicazioni istituzionali. Farò pertanto il possibile per semplificare il tutto al fine di renderlo facilmente fruibile a tutto il pubblico della mia community. Quali sono pertanto queste pubblicazioni di rilevanza istituzionale da cui si deve iniziare lo studio e l’analisi della finanza pubblica italiana ? Possiamo a tal fine menzionare le tre pubblicazioni pilastro che sono rispettivamente il Documento di Economica e Finanza (DEF), il Rendiconto Economico dello Stato redatto dalla Ragioneria Generale ed infine la Legge di Stabilità. Questi documenti sono disponibili nel sito del MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) e sono di pubblica consultazione. Proprio qui possiamo fare una prima osservazione, il fatto che siano facilmente di pubblica consultazione, non significa che siano di facile pubblica comprensione. Iniziamo pertanto a descriverli nella loro essenza e contenuto.
Il più importante e significativo è il primo ossia il DEF. Chi avesse studiato economia con una laurea a vecchio ordinamento forse si ricorderà che originariamente era denominato DPEF ovvero documento di programmazione economica finanziaria: il DEF delinea le manovre di finanza pubblica e gli scopi che il Bilancio dello Stato deve perseguire in un periodo di tempo prestabilito (biennio, triennio o quinquennio). Permette pertanto al Parlamento di conoscere con anticipo le linee di politica economica e finanziaria che intende attuare il governo reggente. Il DEF 2016 è composto da tre sezioni: il programma di stabilità, l’analisi e tendenze della finanza pubblica e il programma nazionale di riforma. Il DEF attuale è il terzo predisposto e presentato dal Governo Renzi sin dal suo insediamento. La prima sezione (per ora ci concentreremo solo su questa) ossia il Programma di Stabilità si occupa di definire la strategia di programmazione economica in ottica pluriennale per il rilancio della crescita e dell’occupazione, attraverso il conseguimento di quattro obiettivi: un’azione di riforma strutturale del Paese che faccia da stimolo a investimenti pubblici e privati, un irrobustimento e consolidamento delle finanze pubbliche volto a ridurre il rapporto debito/pil, la riduzione del carico fiscale ed infine il miglioramento della competitività del Sistema Italia. Passiamo ora al secondo quindi il Rendiconto Economico dello Stato per il 2015 (composto di oltre 600 pagine in formato A4 in cui si abbonda di tabelle e riclassificazioni di bilancio), il quale, mediante un sistema di contabilità analitica per centri di costo, espone la sintesi dei costi che le Amministrazioni Centrali dello Stato hanno sostenuto nel corso del 2015.
Questo report consente di valutare l’impatto ed i costi delle attività prodotte dalle amministrazioni pubbliche attraverso tre diverse rappresentazioni prospettiche: il centro di costo, la voce di conto ed infine l’appartenenza ad una missione o programma specifico. Le missioni consentono di comprendere gli obiettivi della spesa e consentono una lettura immediata delle politiche pubbliche implementate: il 2015 consta di 34 missioni. I programmi invece costituiscono aggregati omogenei di attività all’interno di ogni singolo ministero diretti al perseguimento di risultati, definiti in termini di prodotti e servizi finali: i programmi nel 2015 sono stati 181. Mi rendo conto che il tutto è difficile da assimilare, provo a semplificare con un esempio pratico: la Missione 11 denominata Competitività e Sviluppo delle Imprese comprende al proprio interno numerosi programmi, uno di questi, il Programma 10 (identificato dal titolo, Lotta alla Contraffazione e Tutela della Proprietà Industriale) è riconducibile come centro di costo amministrativo al Ministero dello Sviluppo Economico. Questo vi deve servire per capire che ci sono tanto programmi quanto missioni che possono essere in condivisione tra più ministeri che nel complesso sono soltanto (si fa per dire) tredici. Ed ora vediamo la Legge di Stabilità, più conosciuta un tempo come Legge Finanziaria o manovra economica, come dice la parola stessa rappresenta una Legge dello Stato che definisce la politica di bilancio adottando di anno in anno norme di coordinamento della finanza pubblica nei vari livelli di governo allo scopo di rispettare i requisiti di convergenza finanziaria (deficit/pil e debito/pil) imposti dal Trattato di Maastricht.
La Legge di Stabilità 2016 si fonda su una graduale e incisiva riduzione del carico fiscale, volta a incoraggiare l’offerta di lavoro e gli investimenti in capitale fisico e umano oltre che sostenere i consumi delle famiglie: questo è quello che trovate scritto nella sua introduzione. Dal prossimo anno la Legge di Stabilità mette in soffitta anche la Legge di Bilancio, che approvava il Bilancio dello Stato, sostituendosi pertanto ad essa. Ed ora passiamo a fare alcune prime considerazioni: partiamo dal DEF 2016 il quale stima prospetticamente il PIL italiano a 1.2% per il 2016, a 1.4% per il 2017 ed a 1.5% per il 2018. Qualche giorno fa il Ministro Padoan ha detto che dovranno essere rivisti significativamente al ribasso. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) 2015 a consuntivo le entrate sono ammontate a 784 MLD in contrapposizione a 826 MLD di spesa (includendo 68 MLD di interessi negativi), pertanto con una richiesta di fabbisogno finanziario a copertura per 42 MLD (significa che il debito pubblico complessivo è aumentato di questa posta durante il 2015). Costituisce parte delle entrate anche la contribuzione sociale obbligatoria che ammonta a 218 MLD, mentre i trasferimenti sociali sommano a oltre 377 MLD. Il rapporto debito/pil è conteggiato per il 2015 al 132.7% con un debito a consuntivo delle amministrazioni pubbliche pari a 2.171 MLD (di cui 58 MLD di quota di pertinenza italiana al capitale del ESEF (fondo salva stati) e del ESM: significa che l’Italia non avendo le risorse per sottoscrivere le chiamate pro-quota alla sottoscrizione del capitale di questi fondi sovranazionali ha emesso debito pubblico per reperire il tal disposto finanziario. Tra i tanti dati che approfondiremo nei successivi post vi può interessare sapere che nel 2015 la spesa sostenuta per la crisi migranti è stata di 2.72 MLD e che per il 2016 è stimata a 3.43 MLD: i contributi a nostro favore da parte della UE ammontano ad appena 120 milioni (non miliardi) per il 2015 e solo 112 milioni stimati per il 2016. Ricordo che gli organi costituzionali tanto odiati dai contribuenti per i loro costi faraonici sono costati a consuntivo 2.66 MLD nel 2015, pertanto meno rispetto a quanto ci sta costando (per adesso) l’invasione diversamente bianca prodotta da ondate immigratorie volutamente non controllate.
Autore: Eugenio Benetazzo Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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