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venerdì 2 settembre 2016

C'è un paese dove il Fisco si prende 83 euro su 100 guadagnati

In Italia la pressione fiscale è oltre il limite del sopportabile e spesso le incongruenze normative sono oltre il limite del tollerabile. Ma per quanto assurdo possa sembrare c'è una nazione che sta peggio dell'Italia.

Procediamo con ordine

Di qualche giorno fa la notizia di una multa da 13 miliardi che l'Unione Europea avrebbe inflitto alla Apple per pratiche fiscali scorrette.
In realtà si tratta di un comportamento che è ampiamente conosciuto, quello, cioè, di trovare la sede fiscalmente più accomodante a livello internazionale, libertà che, ormai norma per le società, invece, non sempre è data al singolo lavoratore. Da qui la condanna a dover dare al Fisco, almeno per quanto riguarda l'Italia, una percentuale che, stando ai dati pubblicati dal Il Sole 24 Ore, arriva al 64,8% alla voce Total Tax rate.
Da specificare che la logica virtuosa vuole che non si debba mai guardare a chi sta peggio ma solo e sempre a chi sta meglio, questo perché il paragone dovrebbe spronare a migliorare sempre e non a farci dormire sugli allori.

Chi è in alto

Perciò quando si parla di Fisco la tentazione di guardare all'estremo opposto è forte.

Volendolo fare, quindi, è impossibile non citare la classifica stilata da PriceWaterhouseCooper che vede nell'Empireo dei Beati le isole Vanuatu, dove la percentuale che intasca il Fisco arriva all'8,5% di quanto guadagnato. Tutto compreso. In realtà la “leggerezza fiscale” è motivata da più fattori; prima di tutto da uno stato che richiede un impegno minimo per essere amministrato, il che fa subito capire che non tutte le nazioni per quanto accomodanti, possono essere meta delle grandi multinazionale.

C'è poi anche il caso di altri paradisi fiscali che adottano una fiscalità light per tenere calma l'opinione pubblica (Brunei, Timor, Macedonia ne sono un esempio).

E chi è in basso

La fascia delle nazioni vere e proprie che permette di avere uno stato evoluto da un punto di vista legislativo, economico e con infrastrutture adeguate, comprende nomi come il Qatar ( con una pressione all'11,3%), il Kuwait (13%) e Arabia Saudita (15%).
Sorprende invece il caso dell'Irlanda con il suo 25,9% eppure tanto discussa. Il motivo? E' la nazione che, sfruttando il "Double Irish-Dutch Sandwich", ovvero una serie di escamotage e triangolazioni di vario tipo, permette di ridurre al minimo possibile (fino allo 0,005%) il carico fiscale.
Dall'altra parte, e cioè negli inferi della pressione fiscale, i poveri boliviani che dopo aver guadagnato l'equivalente di 100 dollari se ne vedono sfilare di tasca ben 83, che si involano per mete fiscali non meglio precisate.
Fonte: News Trend Online

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