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lunedì 12 settembre 2016

Cambio di rotta in vista? I segnali che invia il mercato


Le Borse fanno i conti, in tutti i sensi, con il rally dell'estate. E in molti temono che, adesso, si sia entrati in un tunnel che sbocca direttamente verso il cambio di rotta.

I segnali 

Un primo campanello d'allarme, per quanto in realtà i segnali siano molteplici e presenti da diverso tempo sui mercati, arriva dal rafforzamento del dollaro su tutte le valute ma anche da Wall Street: abituati ormai da 43 sedute ad oscillazioni che non andavano oltre l'1% sia in positivo che in negativo, gli operatori sono stati sorpresi da un crollo del 2,45%.

Il motivo? La presa di coscienza di una Fed che, ormai, non ha più spazio per tergiversare e che, volente o nolente, dovrà abbandonare la rassicurante nicchia quasi decennale, di tassi ai minimi storici e tornare a guardare ai fondamentali. Ma la perdita di fiducia che indica quel -2,45% non è un buon segno, così come non è un buon segno quello che il mercato a stelle e strisce sta comunicando agli operatori: il rally di Wall Street e il suo mercato toro ormai vecchio di sette anni, potrebbe non aver portato alla guarigione le società.

Bilanci, ricavi, fatturato ma soprattutto utili, non sono visti con un approccio positivo.

I numeri 

Stando alle ultime analisi di FacSet, il calo degli utili previsto su questo trimestre per le società appartenenti all'S&P500 dovrebbe arrivare al 2% mentre guardando ai numeri snocciolati da Thomson Reuters e focalizzati verso il secondo trimestre, si arriva al 2,2%.
Sempre da Reuters arrivano numeri poco edificanti anche sul fronte europeo: nel secondo trimestre gli utili dello Stoxx600 registrano un calo addirittura del 7,9%. Se dall'azionario ci si volesse spostare sui bond, il discorso non cambia: il Bund tedesco è tornato ad avere un rendimento positivo.

Ma il sospetto che i tassi di interesse dovrebbero cambiare relativamente presto viene confermato come legittimo dall'andamento dei bancari, settore che, soprattutto sul fronte europeo e ancor più italiano, ha visto una tempesta notevole dall'inizio dell'anno; ebbene, numeri alla mano, dai minimi di inizio luglio il comparto ha visto un +26% per l'orizzonte europeo e +30% per quello italiano.
Un cambio di rotta che era prevedibile anche dalle ultime parole di Draghi, meno disposto ad una solerzia che, sebbene lasciava aperte tutte le porte, restava comunque fermo nell'immediato.

Le interpretazioni

Non solo, ma il mancato “allungamento” del QE fermo al marzo del 2017 come termine ultimo rende questo limite pericolosamente vicino soprattutto considerando che Draghi stesso ha confermato come nell'ultima riunione non siano stati presi in considerazione né nuovi piani a supporto del QE e tantomeno nuove scadenze.

A meno di eventi particolarmente estremi. Che però non sembrano intravedersi all'orizzonte. Il che porterà l'Europa a fare i conti con se stessa e con quei provvedimenti e quelle riforme da Draghi tante volte invocati. Evidentemente le risposte dell'economia sono state troppo tiepide con i tassi allo zero mentre le strategie messe sul tavolo da Bruxelles hanno invece favorito comportamenti speculativi in alcuni casi troppo azzardati.
Il tutto mentre le risposte della politica sono state addirittura assenti. O quasi.  
Fonte: News Trend Online

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