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lunedì 26 settembre 2016

Calcio del barattolo per la Fed

Capita ancora oggi, nonostante i giochi tecno-digitali, che i ragazzini si divertano a praticare il calcio del barattolo: ci si mette a bordo strada e si comincia a calciarlo cercando, con bravura, di tenerlo lungo la linea del percorso. Di norma inizia il gioco un ragazzino del gruppo, cui si aggiungono altri.
Ebbene, il Kick the can model è uno schema di lavoro fortemente praticato anche dalle banche centrali.
Quando la stragrande maggioranza degli operatori dice che la decisione della Fed di lasciare i tassi invariati non ha sorpreso, in pratica si convalida il Kick the can model. Nel procrastinare la decisione sul rialzo dei tassi, la Fed perde infatti un’occasione per dimostrare coerenza e indipendenza.
Coerenza dopo le dichiarazioni rilasciate a Jackson Hole, e indipendenza rispetto alla politica.

Rilanciando il barattolo non ha fatto altro che spostare le attese a dicembre.
I mercati, dopo la reazione iniziale, ritorneranno ad allinearsi su tali aspettative. L’euro ha recuperato parzialmente terreno ma si è fermato ai primi ostacoli tecnici presenti già in area 1.1250 eur/usd.
Sulla scadenza di dicembre convergono ora le attese sia per quanto farà la Fed in relazione ai tassi, sia per quanto deciderà la BCE in merito al programma di incentivi monetari. In mezzo avremmo le presidenziali Usa e altre chiamate degli elettori su referendum e ballottaggi in Europa.
L’euro appare meno solido rispetto al passato.

Il suo corso non sconta ancora le diverse anime che lo compongono, mentre lo sviluppo dei fondamentali mettono mese dopo mese in evidenza andamenti economici a doppia, tripla velocità. Il surplus tedesco prevale sulla flessioni delle esportazioni che indeboliscono nelle aree periferiche.
Probabilmente il fair value dell’euro si sta spostando progressivamente al ribasso.
La convergenza del cambio con il dollaro verso valori più equilibrati si scontra però con l’eccezionale surplus della Germania. I valori si sono infatti allineati alla media dei prezzi annuale, ma tendono a subire una pressione regressiva.
GRAFICO EURO-DOLLARO
Molti trader attendono la violazione di area 1,1130 per spingere i prezzi a collaudare area 1,10 dove si colloca lo spartiacque tra una tenuta dell’euro rispetto ad una ricaduta verso i minimi del grande trading range che lo governa da oltre 18 mesi, 1.16-1.06.

Le diverse velocità tra le “anime” che compongono l’euro risultano rappresentate dall’andamento delle borse nell’Unione Europea.
L’Italia, indubbiamente quella più debole, quota stabilmente a un meno 25% da inizio 2016. Le banche rappresentano il punto di maggior debolezza all’interno dell’indice Ftse Mib; temo che la ragione non sia semplicemente riconducibile al peso dei NPL, ma anche alla misura del “rischio Paese”.

I valori scambiano tra 17.000 e 16.000. Un eventuale lateralizzazione nel breve all’interno di questo range rischia di dare nuovo impulso alle vendite. Con molta probabilità sono molti i traders che attendono un passo falso per catturare, sotto 16.200 un trigger regressivo. A quel punto un nuovo collaudo dei minimi dell’anno, area 15.000, risulterebbe inevitabile.
GRAFICO FTSE MIB
La partita sarà fortemente influenzata anche dalle reazioni che nelle prossime ore metterà in evidenza il mercato azionario americano.

Lo Standard & Poor 500, all’ennesimo calcio dato dalla Fed al barattolo dei tassi, ha festeggiato con un pull back in direzione dell’area che aveva dato l’avvio alla correzione del 9 settembre, 2170/65. Alla pressione delle vendite ha retto il sostegno presente a quota 2120, nelle prossime ore quindi si chiederà al mercato una prova di forza: spingere i valori oltre 2170/80 per ristabilire una nuova corrente di acquisti.
Diversamente il calcio della Fed, rischia di non essere andato verso la direzione voluta.
GRAFICO S&P 500
Di Wlademir Biasia WBAdvisors
Autore: ItForum Fonte: News Trend Online

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