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giovedì 22 settembre 2016

Borse festeggiano grazie alle banche centrali


C’era tanta attesa da settimane per i meeting delle banche centrali di Giappone e Stati Uniti. Il governatore della Bank of Japan, Haruhiko Kuroda, ha sorpreso i mercati lasciando invariati i tassi ma rimodulando il piano di quantitative easing con l’obiettivo di controllare la curva dei rendimenti.
La BoJ diventa una delle prime banche centrali al mondo a intervenire per attenuare gli effetti negativi sul sistema finanziario dei tassi d’interesse su livelli così bassi.
La Federal Reserve ha, invece, rispettato le attese del consensus. Nonostante i report di alcune banche d’affari la comunità finanziaria si aspettava un nulla di fatto nella riunione del FOMC.

I membri del Board hanno infatti deciso di non ritoccare al rialzo il costo del denaro negli Stati Uniti, confermando tuttavia come le possibilità di un incremento dei tassi siano molte elevate nei prossimi mesi (soprattutto a dicembre). Toni da falco nel comunicato ma decisione di lasciare tutto invariato (il cosiddetto “hawkish hold” come è stato definito dai media statunitensi).
Decisione che è stata presa solamente a maggioranza con ben tre voti contrari (Rosengren, Mester e George), un dissenso che all’interno del FOMC non si vedeva da anni.
Quali prospettive per il futuro? Il dollaro? Il petrolio?
I toni hawkish dei membri del Board hanno aumentato le attese di un rialzo nel mese di dicembre che potrebbe anche non essere di soli 25 punti base.

Nel breve ci aspettiamo quindi un dollaro debole sui mercati valutari ma nel medio-lungo periodo il biglietto verde tornerà a rafforzarsi.
Il dollar index (paniere che misura la forza del biglietto verde nei confronti delle principali valute internazionali) è tornato, infatti, a scendere sui 95 punti, vicino ai minimi del mese di settembre.
Il prossimo appuntamento di forte volatilità per i mercati sarà il meeting informale dell’OPEC ad Algeri per il Forum Internazionale dell’Energia.

Secondo indiscrezioni ci sarebbero state nelle ultime ore delle negoziazioni con l’Iran per convincere il governo di Teheran ad avvicinarsi alle posizioni degli altri membri dell’OPEC, favorevoli a un congelamento della produzione.
Noi crediamo che la debolezza del dollaro e i problemi alla produzione in Libia per il controllo delle piattaforme petrolifere di Ras Lanuf dovrebbero attenuare le pressioni sui membri OPEC per siglare un accordo nel brevissimo.
La riunione ad Algeri come le trattative di Doha di aprile dovrebbero concludersi con un nulla di fatto. Ci aspettiamo, quindi, che i corsi dell’oro nero rimarranno nel trading range 43-50 dollari al barile ancora a lungo.

FILIPPO A. DIODOVICH
Market Strategist
Autore: IG Fonte: News Trend Online

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