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lunedì 19 settembre 2016

Ubi Banca: analisi tecnica.

UBI BANCA
Avvio di ottava in rialzo per Ubi Banca (in scia al comparto bancario) i cui corsi stanno tentando di allontanarsi dalla soglia critica a 2.16 euro. Tuttavia, almeno per il momento, non ci sono i presupposti per ipotizzare un lungo rally (attenzione alle speculazioni) ed ovviamente per una inversione della solida tendenza ribassista. Solo il superamento di 2.60 euro permetterebbe di guardare al futuro con leggero ottimismo. La resistenza chiave di medio/lungo termine è ancora lontana (3.45 euro). Sotto quota 2.16 euro invece, spazio a nuovi affondi in direzione di quota 2.07 ed area 2.0 euro. Al di sotto di quest’ultimo riferimento si aprirà un vuoto che proietterà i prezzi fino a 1.95 euro (2° target, con quest’ultima violazione, 1.83 euro; 3° target area 1.70 euro). Il titolo in 6 mesi ha ceduto il 42%, il 68% in 1 anno, il 45% in 3 anni ed il 10% in 5 (dal 2003 ad oggi -80%). Il mese scorso Barclays ha ridotto il target di Ubi Banca a 3,4 da 3,54 euro e ha confermato il rating “equalweight”. Gli esperti hanno abbassato le stime sull’utile del 2016 e le previsioni sul 2017-2018 rispettivamente del 2% e del 3%. Ubi Bca ha archiviato il 2° trimestre con una perdita netta di 829 milioni di euro, in forte peggioramento rispetto all’analogo periodo 2015. Credit Suisse ha tagliato il rating su  a “neutral” da “outperform” e il target a 2,7 da 3,5 euro; mentre Kepler Cheuvreux ha ridotto il target da 3,5 a 3 euro ma ha confermato il rating “buy”. 
L’inaspettato esito referendario a favore dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea (Brexit) ha reso ancora più incerto e problematico lo scenario di riferimento, già sottoposto nei mesi precedenti a rischi di instabilità crescenti. Il rafforzamento dei dubbi relativi al rallentamento dell’economia cinese – che a inizio anno aveva generato turbolenze sui mercati finanziari e delle materie prime – nonché le persistenti tensioni internazionali legate a determinanti geopolitiche e a ripetuti eventi terroristici su larga scala hanno contribuito a mantenere elevata la volatilità sui mercati nel corso del primo semestre e a frenare la debole ripresa economica in atto.
Indicatori tecnici:
RSI(14)Vendere
STOCH (9,6)Vendere
STOCHRSI (14)Ipervenduto
MACD(12,26)Vendere
ATR(14)meno volatilità
CCI(14)Vendere
ADX(14)Vendere
ROCVendere
UOVendere
Medie mobili esponenziali:
il prezzo è collocato al di sotto di Ema20, quest’ultima è inferiore a Ema50; entrambe sono inferiori alla media mobile di periodo 200 (SMA). Secondo questa teoria è in atto l’orientamento più ribassista possibile.
Rating e target price:
NomeDataRatingTarget Price
Exane15/09/2016Outperform3.60 euro
Equita sim15/09/2016Hold3.10
Banca Akros13/09/2016Buy4.80
Morgan Stanley08/09/2016Equalweight3.60
Bank of America ML05/09/2016N.d.2.80
Prevedibile evoluzione della gestione consolidata.
Circa la prevedibile evoluzione della gestione consolidata, sulla base delle informazioni ad oggi disponibili, si evidenzia quanto segue. Dato l’attuale livello dei tassi di mercato, attesi ancora stabili nei prossimi mesi, l’evoluzione del margine d’interesse, nella seconda metà del 2016, beneficerà della progressiva azione di ricomposizione della raccolta diretta retail verso la componente a breve termine, meno onerosa, e potrebbe migliorare se troverà conferma la recente ripresa dei volumi di impiego. Si prevede che le commissioni nette nel corso dell’anno possano ancora trarre vantaggio dal processo di ricomposizione della raccolta totale a favore del risparmio gestito e, in minor misura, anche della graduale ripresa dei crediti alla clientela. Il contesto dei mercati finanziari continuerà ad essere ancora caratterizzato da una persistente volatilità e potrebbe limitare le possibilità di prese di beneficio sulle riserve di valutazione positive del portafoglio titoli di proprietà, rispetto a quanto conseguito nella prima parte dell’esercizio. La continua ottimizzazione delle altre spese amministrative e l’Accordo Sindacale siglato alla fine dello scorso anno dovrebbero consentire di contenere gli oneri operativi, al netto delle componenti non ricorrenti, in linea con il 2015, nonostante l’incremento dei costi relativi alla contribuzione al Fondo Unico di Risoluzione e al Fondo di Garanzia dei Depositi. La rischiosità particolarmente contenuta del portafoglio in bonis e la diminuzione dei flussi di nuovi crediti deteriorati dovrebbero confermare un’ulteriore riduzione del costo del credito nel secondo semestre rispetto all’analogo periodo del 2015, in linea con quanto previsto nel Piano Industriale 2019/2020.
Autore: Pasquale Ferraro Fonte: News Trend Online

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