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venerdì 16 settembre 2016

6,8% a 4,1%: gli Usa battono gli europei. Ma il $ è troppo forte


Lo si è sentito dire tante volte negli ultimi mesi: i più alti rendimenti nell’obbligazionario si trovano solo e soltanto nell’ambito degli “high yield”; in tale categoria meglio puntare su quelli statunitensi, pur con l’incertezza del cambio; è preferibile infine gestire il tutto con Etf e – se non ci sono difficoltà ad acquistarli – direttamente con qualche titolo d’oltre Oceano, perché generalmente a basso taglio (2.000 Usd).

Dopo un’estate abbastanza tranquilla, le prime indicazioni autunnali confermano come il quadro generale resti immutato, con gli “high yield” Usa che garantiscono un rendimento medio a scadenza del 6,8% contro il solo 4,1% dei colleghi del vecchio Continente.

Attenzione alla Fed

Molti operatori temono però che stia per iniziare una mini tempesta.
In effetti la crescita delle quotazioni degli ultimi mesi appare esagerata. In un anno – da settembre 2015 a oggi – quelli a stelle a strisce hanno registrato un balzo in avanti del 14,3%, contro il +7,2% degli europei. Ora le apprensioni riguardano logicamente una possibile pressione ribassista da aumento dei tassi Fed.

Dove si potrebbe arrivare? L’analisi dei grafici fa temere un ritorno a livelli della crisi di gennaio-febbraio scorsi e un segnale poco positivo viene dalle nuove emissioni in dollari, aumentate di molto negli ultimi mesi. Il secondo trimestre 2016 ha rivisto numeri che non si ritrovavano da quattro anni, perché la situazione dei tassi attuali anche per gli “high yield” è troppo favorevole rispetto a quanto avverrà presumibilmente fra dodici mesi.

Ancora nelle asset allocation “top”

La maggior parte dei gestori non dà tuttavia giudizi “sell” su tale categoria di bond, con un posizionamento stimato fra il 5% e il 10% in un portafoglio globale obbligazionario, sempre preferendo il credito statunitense, più dinamico e redditizio.

Passata la bufera dei petroliferi, sgonfiatasi con molto meno default di quanto si temesse, le previsioni di fallimenti si attestano su un 2% in Europa e un 5% negli Usa. Nel frattempo molti rating sono migliorati e nel complesso gli “spread” denaro/lettera si sono contratti, ma non stabilizzati.
 

Gli Etf dicono però qualcosa

Sarà per la debolezza dell’azionario negli ultimi giorni o sarà perché si comincia ad avvertire movimenti al ribasso dei mercati obbligazionari, ma gli Etf “high yield” da alcune sedute danno segnali di una mini correzione.

E’ pur vero che da mesi il mercato ha corso senza esitazioni. Per ora non si tratta di un’inversione quanto di un consolidamento. Attenzione però a un fattore sottostimato: si chiama dollaro. Secondo varie ricerche dell’ultima settimana il biglietto verde è la divisa più sopravalutata nel contesto internazionale, il che porta a prevedere un possibile indebolimento nel breve/medio termine, al contrario di quanto generalmente si sostiene.
Anche gli Etf “high yield” dicono un po’ la stessa cosa: al minino ritracciamento della valuta statunitense tendono ad accentuare il movimento. In conclusione quindi i bond a basso rating d’oltre Oceano oggi rendono bene, ma hanno un nemico di cui forse non si tiene sufficientemente conto, ovvero la divisa in cui sono espressi. 
Fonte: News Trend Online

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