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giovedì 4 agosto 2016

Weekly bond update: tenere la rotta


  • Nel 2016 le performance delle obbligazioni, in particolare dei mercati emergenti, stanno superando le aspettative;
  • La normalizzazione della politica della Fed è un fattore chiave per le obbligazioni ad alto rendimento;
  • Il QE della Banca Centrale Europea dovrebbe proseguire per un periodo di tempo piuttosto lungo;
  • Le obbligazioni dei mercati emergenti beneficeranno di un sostanziale proseguimento dello status quo.
Quest’anno sarà senza dubbio ricordato per la performance stellare delle obbligazioni - in particolare quelle dei mercati emergenti, che dall’inizio dell’anno hanno registrato un rendimento del 16%.
Ma possiamo aspettarci che questo trend prosegua, o possiamo predire, nel breve termine, un’esperienza “mind the gap”? Di seguito analizziamo i pro e contro di diversi fattori e strategie, e cosa gli investitori devono tenere presente per i prossimi due o tre mesi.

Tenere d’occhio la Reserve Federal Reserve

La Fed è il principale attore in grado di ridurre l’appetibilità delle obbligazioni dei mercati emergenti come asset class.

Nonostante i mercati abbiano iniziato a prendere in considerazione la (preoccupante) possibilità di un incremento dei tassi di interesse in settembre, l’opinione diffusa è che la scalata americana seguirà un approccio graduale.
Il giudizio nei confronti dell’economia statunitense è in generale positivo, ma ci sono molti dubbi relativi alla crescita dell’inflazione rispetto ai bassi livelli attuali, soprattutto considerando il deprezzamento delle materie prime in atto da luglio a causa della diminuzione dei prezzi del petrolio.

Il petrolio

Dopo aver raggiunto i 50$/barile, il petrolio ha fatto un passo indietro ed ora si trova in bilico appena al di sotto dei 40$/barile.

A questo prezzo, o ad un prezzo inferiore, il petrolio e le materie prime inizieranno nuovamente a trascinare l’inflazione verso il basso, che è una delle preoccupazioni principali delle banche centrali che stanno cercando di evitare la deflazione.
Un altro grande timore legato alla diminuzione del prezzo del petrolio è il fermento che si potrebbe generare tra le società del settore energetico.
Questo è stato infatti un fattore rilevante per il momento di difficoltà vissuto dalle azioni in gennaio e febbraio; se il petrolio non si ristabilizza a livelli superiori ai 60$/barile, le aree che dipendono maggiormente da esso, come la Russia e gli stati del Golfo, dovranno ristrutturare le proprie economie per affrontare la nuova realtà.
In questo caso, le obbligazioni dei paesi emergenti di queste aree dovrebbero essere gestite con attenzione.

Detto ciò, altri paesi emergenti – tra i quali ad esempio spiccano India e Cina – trarranno benefici dal deprezzamento del petrolio.
Tutto sommato, un prezzo del petrolio basso elimina la pressione sul rialzo dei rendimenti globali core, e questo getta le basi per lo sviluppo di un ambiente fertile per le classi di obbligazioni più rischiose, obbligazioni societarie ad alto rendimento e obbligazioni dei mercati emergenti.

La Banca Centrale Europea e le obbligazioni dei mercati emergenti

La Banca Centrale Europea è un’altra banca centrale che, ad un certo punto, inizierà a rivedere il suo programma di quantitative easing.

Tuttavia è palese che la BCE abbia alcune preoccupazioni legate all’esito del voto Brexit, alla pressione politica nell’area euro, alle banche europee ancora in difficoltà, e alla bassa inflazione.
Il presidente della BCE Mario Draghi ed il suo team adotteranno un approccio cauto e saranno accomodanti per un lungo periodo di tempo.
Il rischio di un nuovo ciclo di ricadute dell’Eurozona, che potrebbero potenzialmente sconvolgere la struttura economica dell’area, rappresenta per la BCE una preoccupazione molto maggiore rispetto alla possibile creazione di bolle legate allo stimolo in alcune asset class.
Abbiamo notato che gli sforzi della banca sono andati sempre di più verso un progressivo helicopter money, poiché l’impatto sull’economia reale dell’acquisto dei Titoli di Stato è allo stesso tempo piccolo e pericoloso per le banche europee.
Quando la BCE si è apprestata ad acquistare il debito societario, ha aperto inevitabilmente la porta a un potenziale acquisto di altri asset – ad esempio azioni –, se diventasse necessario.
di Simon Fasdal | Head of Fixed Income Trading di Saxo Bank
Autore: Saxobank Fonte: News Trend Online

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