-
.....................

PER MANTENERTI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

martedì 9 agosto 2016

Venti di recessione soffiano sull’Europa?


Il caso più eclatante è quello della Gran Bretagna che il 23 giugno ha votato per abbandonare l’Europa in un impeto di volontà isolazionista che rischia di pagare a caro prezzo. Uno sgambetto che ha fatto perdere alle borse di tutto il mondo circa tre trilioni di dollari durante le prime settimane successive al voto, settimane che hanno visto anche una fuga degli investitori dai fondi azionari europei  i quali, a loro volta, hanno registrato un calo di 10 miliardi di euro. 
La prima conseguenza, infatti, arriva con la scelta della Bank of England di tagliare i tassi di interesse ed operare altre strategie di stimolo monetario e di sostegno all’economia.

Una scelta che, a detta degli osservatori, era pressoché obbligata vista la situazione della nazione e soprattutto alla luce degli ultimi dati macro riguardanti l’economia londinese. 

I numeri della recessione

La parola recessione adesso è pronunciata apertamente, anche solo per esorcizzare uno spettro che si è creato da tempo ma la cui concretizzazione ormai si è vista definitivamente negli ultimi 30 giorni con un prodotto interno lordo in calo dello 0,4% sui prossimi tre mesi, rispetto a quanto fatto nello stesso periodo del 2015.  E ancora: il Pmi Composite di Markit ha visto un calo che non si registrava dagli anni della crisi, arrivando a battere anche le già pessimistiche previsioni degli analisti.

Numeri alla mano si parla di 47,7 punti a luglio dai 52,4 del mese precedente accompagnato anche da un calo del manifatturiero a 49,1 dal precedente 52,1. il minimo da 41 mesi, a conferma di un peggioramento che Chris Williamson, capo-economista di Markit non ha esitato a definire drammatico. Sempre sul fronte londinese, inoltre, si deve registrare anche il calo costante della sterlina e il congelamento di molte operazioni, tra acquisizioni e fusioni, bloccate non solo per le condizioni ormai indefinibili a livello finanziario (quindi meglio attendere norme chiare e definitive) ma anche nella speranza che i nuovi trattati, rinegoziati, possano portare una serie di vantaggi in caso di fusioni o altre strategie finanziarie.

La paura non riguarda solo Londra

Intanto, proprio per la perdita di fiducia e sulla scia di un clima di incertezza generalizzata sull’iter da seguire per un divorzio che a sua volta è il primo precedente nella storia dell’Unione, anche molti fondi hanno dovuto dare il via alle vendite per soddisfare le richieste di riscatti dei loro clienti i quali, spaventati, tentano di abbandonare una nave che, si crede, stia affondando.

Tanto che nei giorni scorsi il numero uno di JP Morgan Jamie Dimon non ha escluso che il processo di disgregazione dell’Europa sia già iniziato. Per lui il Vecchio Continente e le istituzioni che lo governano sarebbero ad un bivio, pericoloso, che potrebbe portare alla distruzione entro 5 anni.
Emergenza immigrazione, terrorismo sempre più difficile da combattere, quella spina nel fianco rappresentata da una Turchia a sua volta pericolosamente esposta verso Mosca d ora pronta ad accettare anche la pena di morte, i pericoli più immediati. C’è poi anche la questione banche, sulla quale Dimon si dice ottimista, sebbene sia necessario ricordare che JP Morgan è tra le banche incaricate di gestire la questione Mps.

Difficile sapere adesso l’impatto della Brexit, ma è innegabile il fatto che l’Europa non è certo famosa per la sua concordia. Anche per questo fanno paura le elezioni e le consultazioni referendarie che nel 2017 ci saranno in Europa, non ultimo il referendum nei Paesi Bassi i quali, dietro l’esempio di Londra, potrebbero fare un altro regalo al fronte degli euroscettici. 
Fonte: News Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento