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venerdì 5 agosto 2016

Uno è una folla

di Francesco Simoncelli


Nel mondo oggi ci sono molte persone che credono nella salvezza attraverso lo stato. La concezione di una soluzione alternativa a quella presentata loro nel corso della vita pare un'utopia. Quindi si adeguano e concentrano le loro attenzioni su una via che corre lungo binari prestabiliti. Ma, come accade con le fatalità, vuoi per destino vuoi per semplice casualità, i binari non fungono affatto da centro catalizzatore di un'esistenza monotona e senza colori. In casi come questi mi torna in mente il film di Gary Ross del 1998, Pleasantville. Ecco la sinossi in breve: due ragazzi amanti della loro serie TV preferita vengono magicamente trasportati nella stessa. Tale serie TV è praticamente un mondo con le sue regole che vive seguendo un andamento prestabilito. Visivamente parlando, ciò viene tradotto con un bianco e nero.

La società al suo interno rispecchia la rigidità di una pianificazione a tavolino, mascherata da un osceno perbenismo che si mescola ad una falsa smania per la meccanica routine, il cui unico scopo è quello di far apparire un freddo ordine che congela i vizi e gli scheletri nell'armadio dei cittadini di Pleasantville. C'è chi la chiamerebbe una "vita auspicabile", o un paradiso in terra, ma quando si scava a fondo anche il paradiso ha i suoi angoli infernali. Con l'arrivo dei due protagonisti nella cittadina di Pleasantville, arriva anche il cambiamento. La realtà statica che trascinava avanti le vite apatiche degli individui fino a quel momento, avrebbe sperimentato un deragliamento verso l'inaspettato.

In sintesi, le persone di quella ridente cittadina iniziano ad assecondare i loro desideri piuttosto che pensare costantemente ad assecondare quelli della ristretta cerchia di moralisti a capo dell'ordine pubblico. Iniziano ad apparire i colori. Il virus della libertà s'impadronisce pian piano di tutti coloro che avevano seppellito nel loro inconscio i loro desideri, sostituendoli con sorrisi di circostanza presto sciacquati da lacrime malinconiche non appena si tornava a casa nel tepore della propria privacy. Nessuno all'inizio aveva l'ardire di contrastare la morale comune. Nessuno all'inizio aveva il coraggio di scrollarsi di dosso quell'apatia debilitante che praticamente faceva vivere le persone nella schizofrenia.

All'improvviso il colore s'impadronisce delle loro vite, o per meglio dire, uno alla volta percepiscono il sollievo di assecondare le proprie necessità piuttosto che quelle di una piccola cerchia di "conoscitori superiori". Il benessere psicologico, oltre che il benessere materiale, permette rapporti interpersonali migliori basati sul reciproco vantaggio piuttosto che sullo scontro e la reticenza.

Se prendiamo, ad esempio, ciò che sta accadendo in Venezuela, notiamo come la Colombia sia stata disposta ad accettare il flusso enorme di venezuelani che, attraversando il confine, hanno potuto soddisfare i loro desideri. Sebbene si tratti di necessità basilari e non di desideri fugaci dettati dall'opulenza, si nota come il commercio sia il mezzo attraverso il quale le persone comunicano tra di loro e di conseguenza riescono a trovare un accordo. Gli scontri che invece avvengono all'interno dei confini venezuelani e la conseguente mancanza di beni fondamentali, è il risultato di una visione paternalistica della società dove un establishment presumibilmente super-partes e moralmente superiore si erge come punto di riferimento su quasi ogni aspetto della società. Non esistono più regole apodittiche e auto-evidenti, ma solo dispotismi incentrati sulla volontà arbitraria dei cosiddetti "conoscitori superiori".

Il grigiore in cui vengono costretti gli individui avvelena la loro anima e il loro inconscio, trasformandoli in bestie fameliche incapaci di comunicare tra di loro, poiché impossibilitati a commerciare.

Fin dove si può spingere l'establishment nella sua lotta per ammutolire gli attori di mercato affinché ascoltino solo la sua voce? Fino al punto in cui il messaggio ideologico propugnato dalla propaganda mainstream non verrà messo sottosopra. Qual è questo messaggio? La folla fa la forza. Questo motto è stato alla base delle moderne democrazie sin da quando la facoltà di voto è stata introdotta nelle vite degli uomini. Ogni voto a sostegno dello status quo, equivaleva ad innalzare di una tacca il volume di riverbero della voce dell'establishment, fino a quando è diventata talmente assordante da soverchiare il resto delle voci nella società civile. Il coacervo di voci indistinte non ha permesso agli individui di comunicare come avrebbero voluto, trasformando le loro vite in una cacofonia indistinta di tentativi di farsi sentire. Una folla monoforme costituita da una miriade di individui che tentano di comunicare con gli altri, mentre intorno a loro i megafoni dell'establishment scandiscono ordini e percorsi da seguire.

Problema: la seguente è la via verso il caos pianificato. Lo stato, il primo accentratore, il primo creatore della folla, sta avendo difficoltà a far sentire i suoi ordini. I megafoni sono arrugginiti e le voci sono gracchianti, ma l'ideologia alla base ancora rimane: salvezza attraverso lo stato. La maggior parte delle persone ancora strilla nella folla perché questo è l'unico mondo che conosce.  Questo è l'unico mondo che concepisce e a cui dà legittimità. Infatti, la legittimità della folla è il primo insegnamento che viene impartito all'individuio durante la sua permanenza nella scuola dell'obbligo. Il culto della folla permea ogni strato della società, riducendo qualsiasi tipo di organizzazione ad una riproduzione su piccola scala di quella presumibilmente super-partes che veglia su tutto e tutti.

La grigia ideologia inculcata dalla fucina dell'establishment statale e tramandata dalla società stessa, ha creato una folla di opinioni dove una soverchia l'altra senza la possibilità di accordo. Nessuno ascolta il suo prossimo perché impedito a comunicare nella forma universale che ha caratterizzato lo sviluppo dell'umanità nel corso dei secoli. L'establishment statale s'è assicurato che ciò accadesse, ignorando qualsiasi cosa abbia da dire la folla e mantenendo il proprio potere trasformando la folla stessa nel proprio cane da guardia. Ma l'establishment statale è costituito da una frazione dell'intera popolazione mondiale, e ha ritenuto che fosse possibile ridurre gli individui ad un alveare. La concessione di un governo a tempo e la destituzione di re e regine, non ha cambiato il fatto che esiste ancora una figura autoritaria da cui fuoriescono leggi ed editti in totale contrasto con le necessità degli individui.

Stiamo parlando di esseri provvisti di impulsi e decisamente "semplici", diversamente dalla popolazione e gli individui al suo interno che rappresentano una vasta complessità. Ritenere valida un'organizzazione sociale basata sull'accentramento costante dei poteri e sull'amalgamazione degli individui in una folla informe, trasforma la fibra del tessuto sociale in materiale scadente e la espone ad uno sfilacciamento costante e progressivo. L'implosione economica e sociale dell'ambiente in cui viviamo rappresenta l'inevitabile fine di un'organizzazione centralizzante nata dalla mente di una ristretta cerchia d'individui e non dalla spontaneità della popolazione in generale.

Il punto fondamentale è che il culto della folla spacciato dall'establishment statale, trucco attraverso il quale far correre la società moderna lungo binari prestabiliti e infinitamente paralleli, era destinato a fallire sin dall'inizio perché l'imprevedibilità degli individui riesce a far diventare perpendicolari le due rette parallele. Prima o poi si scontreranno, e l'organizzazione della società affronterà un reset. I colori del mercato riprenderanno il loro posto ideologico all'interno del tessuto sociale, ridando vigore laddove s'era sfilacciato. Il culto della folla sta già cadendo a pezzi. Come diceva Eric A. Blair, ci vuole una costante lotta affinché le persone vedano ciò che accade sotto il loro naso. Infatti gli individui sono allo stesso tempo i migliori controllori di sé stessi quanto i migliori sabotatori di sé stessi. Sebbene si sforzino di obbedire al grigiore in cui vengono rinchiusi sin da ragazzini, la natura del loro stato sociale ringhia dietro le sbarre di cartapesta imposte dall'establishment statale. È un'esplosione di colore quella a cui stiamo assistendo. Dall'economia alla scuola, i megafoni gracchianti dell'establishment statale stanno saltando in aria e gli individui, trovandosi a strillare l'uno contro l'altro iniziano a guardarsi negli occhi sapendo di non riuscire a comunicare decentemente. Quindi, scevri da imposizioni top-down, tornano ad organizzarsi come hanno sempre fatto, ovvero, attraverso, un'organizzazione bottom-up.

Il Bitcoin sta fornendo agli attori di mercato una moneta slegata dall'establishment statale, opportunità per tornare a scambi di mercato che hanno come perno la soddisfazione dei desideri e delle necessità delle parti in causa, e non la focalizzazione esclusiva sul mezzo di scambio. La stabilità del valore di una moneta è tutto ciò di cui gli imprenditori hanno bisogno per operare un calcolo economico quanto più accurato possibile quando devono allocare le risorse per direzionare la produzione. Al giorno d'oggi, invece, le manipolazioni croniche delle varie valute rendono questa operazione estremamente difficoltosa, inficiando il processo stesso dal quale l'establishment statale trae truffaldinamente profitto.

In questo articolo del WSJ gli autori suggeriscono ai banchieri centrali di stampare le proprie valute digitali. L'importanza di pezzi simili non è tanto la consueta ignoranza dei giornalisti che li scrivono, i quali continuano ad essere convinti che "una riduzione (artificiale) dei tassi d'interesse possa far crescere l'economia USA del 3% l'anno." Questa gente vive in un mondo in decadenza, sia dal punto di vista intellettuale sia dal punto di vista economico. Siamo sull'orlo di un cambiamento, soprattutto ideologico, che manderà al macero quelle idee che nel 1936 salirono alla ribalta a causa della Grande Depressione.

Allo stesso modo, il settore bancario centrale è condannato. Articoli come il seguente mettono in risalto, infatti, la potenza decentralizzante del Bitcoin. Inoltre gli Austriaci hanno sempre ripetuto cosa causa i cicli di boom/bust, e una valuta digitale che potrebbe essere espansa e contratta dalle banche centrali non farebbe nulla per eliminare la misallocation delle risorse economiche e l'inflazione dei prezzi alimentata dalle manipolazioni dell'offerta di moneta. L'unica cosa che si conseguirebbe con una valuta digitale controllata dallo stato, sarebbe solamente un aumento della sorveglianza di coloro che la utilizzerebbero. Infatti la natura dell'establishment statale è imprescindibilmente legata ad una sua perenne espansione, ricorrendo a qualsiasi escamotage per permettere alla sua natura di seguire il proprio corso. Questo significa anche cadere anche in contraddizione. Infatti, prendiamo ad esempio la seguente dichiarazione di Draghi, con la quale è stato inserito l'ultimo chiodo nella bara del settore bancario centrale: l'apertura a possibili salvataggi bancari sponsorizzati dal settore pubblico. Tutti i trattati finora sottoscritti sono semplicemente cartastraccia, così come tutte le presunte regole ferree imposte dall'UE. La pianificazione centrale s'è dimostrata ancora una volta per quello che è realmente: un circo di piccoli tiranni che vogliono far saltare il cerchio di fuoco all'elettorato.

Il fuoco del cerchio però sta bruciando il tendone ora.

È bastato un semplice uomo affinché riuscisse a fornire un'offerta adeguata agli attori di mercato, i quali sono stati attirati nel mercato Bitcoin grazie alle sue caratteristiche. In un mondo che si sta spingendo sempre di più verso il divieto del denaro contante, il Bitcoin funge da asset diversificante attraverso il quale posizionare la propria ricchezza e schermarla dagli assalti centrali di coloro intenzionati a sequestrarla silenziosamente attraverso i tassi negativi. Non solo, ma gli attori di mercato hanno dimostrato ancora una volta che la legge dei mercati, la legge di Say, è sempre stata vera sebbene i keynesiani abbiano ripetuto comicamente per anni che invece era stata abolita. Gli attori di mercato hanno scelto il colore al grigiore dello status quo, e quest'ultimo non morirà con un botto bensì in silenzio. Per quanto possa continuare strenuamente a perpetuare sé stesso attraverso proposte più draconiane e fuori dal mondo, lo status quo verrà abbandonato in lento silenzio.

L'attuale establishment è a corto d'idee, non sa come arrestare la marea in ascesa che abbraccia il colore. Quindi ripropone le stese soluzioni che finora sono risultate fallimentari. Prendiamo ad esempio il Giappone. A seguito della gigantesca campagna monetaria/fiscale dell'accoppiata Kuroda/Abe, abbiamo visto una crescita media dei salari nel range dello zero percento. C'è indubbiamente un problema con la crescita economica, ma non ha nulla a che fare con l'aspetto monetario e né con una presunta mancanza d'inflazione.





Inutile dire che a seguito di questa baldoria monetaria alimentata dalla BOJ, il governo ha dato libero sfogo alla spesa pubblica, la quale non solo ha proceduto a sottrarre risorse economiche scarse dall'ambiente economico più ampio, ma le ha anche canalizzate in percorsi produttivi inefficienti e indesiderati dagli attori di mercato. Uno di questi, ad esempio, è il settore della difesa.




La linfa vitale, sotto forma di risparmi reali, che alimenta progetti sostenibili dal punto di vista economico viene incanalata altrove, costringendo l'economia nel suo complesso a rimanere in uno stato stagnante. Ciò almeno finché il bacino della ricchezza reale non viene prosciugato del tutto. Quindi la banca centrale può continuare a stimolare l'economia attraverso la sua politica monetaria, ma tutto ciò che otterrà sarà solo un'inflazione degli asset finanziari strabordante e una perenne stagnazione dell'economia reale. Quest'ultima, infatti, avendo raggiunto una condizione di picco del debito non può più permettersi di accedere ulteriori prestiti e quindi deve tornare a vivere alla vecchia maniera: salari per le famiglie e profitti per le piccole/medie aziende.

Gli accademici continuano a spacciare il mito della "domanda aggregata", mandando sul banco degli imputati la fiacchezza dell'economia nel suo complesso e puntando il dito contro una mancanza d'audacia da parte della banca centrale. Ma il presunto effetto ricchezza innescato dalle banche centrali è solamente un'illusione di prosperità che permette ad entità di decotte di continuare ad operare sui mercati rifornendoli con oggetti che in realtà nessuno vuole e per cui non esiste una domanda genuina. Certo, nel frattempo vengono creati posti di lavoro, ma questi sono fondati sulle sabbie mobili e sull'inconsistenza del denaro fiat. Tali posti di lavoro, quindi, nascono sulle spalle di un ciclo economico perpetuato dalle banche centrali e che prima o poi verranno liquidati a causa dell'artificiosità della presunta ripresa economica.

La presenza di bilanci puliti da saturare s'è quasi esaurita ora che le grandi aziende sono state cooptate nel grande gioco dello stimolo monetario delle banche centrali. Famiglie e piccole medie/imprese erano già fuori gioco e lo sono state sin dall'ultima crisi finanziaria. In un mondo che naviga nella capacità in eccesso e in una depressione incombente nelle spese in conto capitale, l'ingegneria finanziaria è l'unico metodo rimasto attraverso il quale le grandi imprese possono staccare nuovi profitti, o presunti tali. Infatti sin dalla fine della Grande Recessione e dall'inizio dei vari giri di quantitative easing le grandi imprese, quelle che in sostanza hanno potuto accendere nuovi prestiti immolando i propri bilanci sull'altare della ZIRP, hanno riversato la maggior parte dei loro profitti in riacquisti d'azioni, LBO e fusioni & acquisizioni. In questo modo hanno garantito agli azionisti enormi dividendi inattesi con i quali s'è sfoggiato un presunto miglioramento dell'economia in generale. Tale miglioramento è stato venduto alla gente comune, la quale non ha abboccato perché ogni vive sulla propria pelle il fardello di prezzi in aumento per quegli oggetti che più desidera e necessita.

È così che si spiega come mai grandi le grandi aziende, come la Caterpillar ad esempio, possono continuare a tenere aperti i battenti nonostante continui trimestri d'inchiostro rosso e un rapporto vendite/scorte a livelli da recessione. Ma le cose stanno cambiando, gli attori di mercato stanno vedendo i colori e stanno abbandonando il grigiore dello status quo.

Il tripudio di colori sta invadendo lentamente ogni aspetto della nostra società, decentralizzando quei settori che ricercano la soddisfazione degli attori di mercato. L'ingegno e la creatività dei singoli individui attirano verso le loro creazioni tutti coloro che ritengono di trovare utilità e valore negli oggetti offerti. Dal grigio si passa al colore, senza nemmeno che le entità pianificatrici possano accorgersene. Sta accadendo anche nel settore scolastico. Sempre più famiglie vengono attirate nell'homeschooling per istruire i loro figli. In questo modo riescono a riprendersi il controllo sul servizio offerto, potendo tastare di prima persona la capacità degli insegnanti e il loro comportamento. I figli, dal loro canto, sono incentivati a sviluppare quelle capacità e quegli interessi che più sono affini alla loro indole.

Non esiste coercizione. Non esiste un programma calato dall'alto. Non esistono recinti entro i quali costringere "piccoli" individui che non vorrebbero condividere i loro spazi con determinati soggetti. Il bambino si trova in uno spazio che alimenta la sua curiosità verso il mondo, e non la distrugge dandogli in pasto nozioni e concetti che si ritiene debbano imparare per forza. Non è il bambino che si deve rapportare alla scuola, bensì è la scuola che si rapporta al bambino. In questo modo non si fa altro che permettere al giovane individuo di sviluppare quelle capacità che serviranno a garantirgli una nicchia all'interno dell'ambiente lavorativo. Serviranno a permettergli di lasciare la scuola il più presto possibile e fare esperienza nel mondo reale. Non è un caso se, ad esempio, nell'attuale panorama economico chi riesce a trovare meglio lavoro sono coloro nella fascia d'età tra i 50 e i 60 anni. I giovani, strabordanti teoria, non hanno la minima idea di cosa voglia dire la pratica della vita quotidiana. Sono specializzati sulla carta, ma non sanno applicarla al mondo reale. Quando vi si confrontano restano spaesati. Ciò costa tempo. Ciò costa denaro. E il fenomeno annesso a questo trend è l'esplosione del lavoro part-time.

Ma il libero mercato lavora nel "sottobosco" affinché gli individui abbiano una possibilità, qualunque sia il grado di pianificazione centrale. Quest'ultima non riuscirà mai a soverchiare questo processo. L'individuo è in grado di produrre soluzioni sempre nuove che impediranno alla staticità della pianificazione centrale di rimanere al passo. Prima Bitcoin, poi la Khan Academy. Ora ha 26 milioni di studenti a livello mondiale e diventeranno 50 milioni tra meno di 10 anni.

L'inarrestabilità di questo processo che sta ridando colore alla società nel suo complesso è scritto nella Legge di Moore. La dinamicità delle interazioni tra gli individui impedisce a qualsiasi autorità di poter mettere i bastoni tra le ruote nel lungo termine a quelle attività che trasformeranno inesorabilmente la società. È una questione tra continuità e discontinuità. La tecnologia digitale ha semplificato oltremodo la nostra vita. Pensateci, la maggior parte di noi non potrebbe mai fare a meno del proprio smartphone. Chiunque emetta un editto atto a bandire i telefoni cellulari per "motivi di sicurezza", troverà che la popolazione non si adeguerà. Non si adegua nemmeno per la propria sicurezza. Esiste una grande continuità all'interno della società che può essere scardinata solo da una grande discontinuità. Ma quest'ultima esige un periodo temporaneo di caos e alla pianificazione non piace il caos. Questo è il suo motto: "Non agitare le acque." La pianificazione centrale prospera nella stabilità. Quindi continuerà a calciare il barattolo.

Problema: al fine di sopravvivere ad ogni costo, la pianificazione centrale stessa sta generando il caos. Come lo definì Mises, è un caos pianificato. Interferendo con le interazioni degli individui crea scompiglio all'interno della società, ritardando il giorno della sua disfatta. Il "nuovo ordine" che sta prendendo forma è uno che non necessita di un drappello di persone all'apice della società in grado di indirizzare verso lidi di presunta prosperità e sicurezza la società nel suo complesso. Il dinamismo del mercato ha superato questa fase, creando una nuova continuità all'interno della quale la decentralizzazione dei poteri è il futuro. Qual è quella grande discontinuità che potrebbe cancellare questa continuità? Una guerra nucleare. Altamente improbabile. Quindi, passo dopo passo, invenzione dopo invenzione, assisteremo all'agonia e la morte silenziosa della pianificazione centrale.



CONCLUSIONE

Il settore bancario centrale è finito. Perirà a causa delle sue stesse politiche. Sta venendo sostituito da qualcosa di più efficiente. Il settore scolastico mainstream è finito. Perirà a causa delle sue stesse politiche d'insegnamento. Sta venendo sostituito da qualcosa di più efficiente. Lo stato sociale è finito. Perirà a causa delle sue stesse politiche ridistributive. Sta venendo sostituito da qualcosa di più efficiente. Intorno a noi possiamo osservare il mondo riprendere il suo colore, abbandonando il grigio monotono e coercitivo imposto dalla pianificazione centrale. Come Richard Heilbroner nel 1990 dovette ammettere che Mises aveva avuto ragione circa 70 anni prima quando scrisse Economic Calculations in the Socialist Commonwealth, gli attuali apologeti dello stato e della pianificazione monetaria centrale dovranno fare lo stesso con Planned Chaos scritto circa 60 anni fa. Sarà un piacere vedere Krugman ammettere: "Mises aveva ragione." Peccato che la figura da zimbello non la farà Paul Samuelson. Nessuno se lo sarebbe meritato più di lui.
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