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martedì 30 agosto 2016

Sul barile c'è chi non esclude il ritorno dei 100 dollari


“Sulle quotazioni del petrolio tutti stanno soffrendo anche se, però, non si tratta di un panorama fosco come quello di sei mesi fa”. Questo il parere di Tom Albanese, amministratore delegato della Vedanta Resources, il quale ha specificato che non è da escludere un ritorno ai 100 dollari.
Più a lungo i prezzi del petrolio rimarranno bassi e più ci saranno possibilità di un aumento di shock futuri sulle quotazioni.

I numeri 

Stando ai dati di una ricerca condotta da IHS Markit, i volumi di scoperte petrolifere avvenute al di fuori del Nord America sono andate man mano diminuendo arrivando a solo 12 miliardi di barili nel 2015.

Un record negativo che non si vedeva dal 1952. Questo perché le principali compagnie petrolifere hanno dato tagli netti e decisi agli investimenti sul petrolio proprio in seguito alla crisi.
La crisi del petrolio è nata ormai più di due anni fa quando l'Arabia Saudita, vista l'iperproduzione di shale oil statunitense, ha pensato bene di inondare il mercato con la materia prima per abbattere e quotazioni e renderle antieconomiche per Washington approfittando del fatto che per Ryad il costo al barile era (ed è tuttora) molto basso, a differenza di quanto invece avviene per i produttori a stelle e strisce.

Ma non solo loro: praticamente la metà dei paesi Opec, per non dire la stragrande maggioranza, ha dovuto subire l'onda d'urto, spesso tremenda, di quotazioni che, nel peggiore dei casi, come quello del febbraio di quest'anno, sono arrivate a lambire i 25 dollari al barile. L'esempio più lampante arriva dal Venezuela nazione che vede una produzione di petrolio particolarmente costosa (alcune fonti parlano di 120 dollari al barile) a causa non solo delle attrezzature ancora arretrate ma soprattutto della qualità del petrolio stesso, particolarmente denso e che, perciò costringe a ulteriori passaggi di raffinazione.

L'Opec 

Dopo la fase peggiore, però, piano piano il prezzo del petrolio ha visto un aumento graduale, arrivato al 23% nell'ultimo mese da inizio anno sulle voci di possibili accordi tra Paesi Opec e Russia circa una possibile frenata nella produzione oppure, se non un vero e proprio taglio, per lo meno un congelamento.

L'attesa, perciò. È per la riunione informale che si terrà in Algeria a fine settembre (26-28 settembre) e durante la quale si tenterà di cercare per l'ennesima volta un accordo che, se non totale, si spera sia il più ampio possibile. Lo scetticismo di fondo non ha però intralciato il passo ai grandi investitori che hanno deciso di riposizionarsi verso una strategia che scommetteva sul rialzo dei prezzi.
  
Fonte: News Trend Online

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