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mercoledì 10 agosto 2016

Sui Mercati di Frontiera ci sono ancora opportunità


Emre Akcakmak, Portfolio Manager di East Capital, spiega che i Mercati di Frontiera sono certamente esposti a ciò che sta accadendo sui mercati internazionali tramite i canali economici diretti, i flussi di investimento o il sentiment degli investitori. Tuttavia, questi mercati sono così tanto diversificati geograficamente e il loro livello di integrazione nel sistema finanziario globale è ancora così basso da non renderli così esposti alle fluttuazioni globali come avviene per gli Emergenti.

Non è raro, infatti, vedere differenze di performance annuali nell’ordine del 30-50% tra i Mercati di Frontiera. Perciò, in questo ampio universo d’investimento, è importante avere un’approfondita conoscenza dei singoli mercati così come dei singoli titoli.
In quest’ottica, non esiste un fattore unico che possa essere considerato più importante rispetto agli altri per le scelte di allocazione all’interno del contesto dei Mercati di Frontiera - spiega Emre Akcakmak -.

Se da un lato gli sviluppi nell’Eurozona potrebbero essere importanti per i Mercati di Frontiera nei Balcani e nei Paesi Baltici, i fattori determinanti di performance per il Pakistan potrebbero essere gli sviluppi politici, per il Vietnam le limitazioni alla proprietà straniera, per l’Argentina il processo di riforma, per il Medio Oriente il prezzo del petrolio e per la Nigeria l’outlook valutario.
Come asset class, i Mercati di Frontiera beneficiano chiaramente dell’aumento dell’appetito di rischio alla luce del fatto che ciò aiuta gli investitori a concretizzare il potenziale di lungo periodo dei Mercati di Frontiera, destinati a diventare i futuri Mercati Emergenti.
Al momento siamo interessati a mercati come Pakistan, Vietnam, Romania e Argentina che offrono buone opportunità di investimento nel lungo periodo sulla scia di processi di riforme, un alto livello di crescita, attuale o potenziale, e una significativa domanda del consumatore.
Più in generale, nella nostra filosofia d’investimento rivolta ai Mercati di Frontiera vengono prima le società rispetto ai Paesi - spiega Emre Akcakmak -.

Ne consegue che, dal nostro punto di vista, essere sul territorio, incontrare il management delle società ogni volta che è possibile e coordinarsi nel processo di decisione degli investimenti rimane una buona idea. Detto ciò, riteniamo che i Mercati di Frontiera rappresentino un importante investment case grazie alle storie di convergenza supportate da processi di riforma, da una popolazione giovane, dall’ascesa dal ceto medio e dal miglioramento dei mercati finanziari.

Insieme a dividendi tradizionalmente elevati e a un multiplo prezzo/utile di 10,5 volte, ovvero trattando al 15% di sconto rispetto agli Emergenti e al 35% rispetti ai Mercati Sviluppati, i Mercati di Frontiera rappresentano un contributo eccezionale ad un portafoglio diversificato.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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