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lunedì 29 agosto 2016

Subordinati (forse) cruciali nell’aumento di Mps. Come muoversi


Settimane caldissime per l’aumento di capitale di Monte dei Paschi, che verrà definito nel mese di settembre, pur con forte incertezza sulla data di avvio; la si vorrebbe infatti non coincidente con il referendum costituzionale italiano. Sembra ormai più che probabile la rinuncia a una maxi operazione da 5 miliardi di euro, tanto più con la tradizionale soluzione mediante diritti d’opzione, sostituita da un intervento forse attraverso i cosiddetti “anchor investor”, cioè investitori chiave – quali fondi sovrani o “private equity” – oppure in alternativa con una riduzione globale dell’aumento, grazie a un’offerta pubblica di riacquisto di obbligazioni subordinate, ipotesi già formulata al culmine della crisi.

Soltanto per gli istituzionali

In realtà il “buyback” dovrebbe essere volontario e prevedere una trasformazione dei bond in azioni, esclusivamente per gli attuali detentori di tipo istituzionale.

Considerando che dei 4,9 miliardi di controvalore delle otto obbligazioni Tier 2 in circolazione (sei di tipo “lower”, una “upper” e una di tipo “private placement” emessa a favore di Abn Amro), quasi 2 miliardi sono in mano al “retail”, anche perché in parte regolarmente quotate, c’è da prevedere forte volatilità sulle loro quotazioni, a riconferma di quanto avvenuto da oltre un anno.
Ciò dipenderà inevitabilmente dal livello di adesioni a un’eventuale offerta di tale tipo, di prossima presentazione alla Vigilanza bancaria della Bce. La novità – se approvata – si trasformerà in un’occasione di trading intenso sia per chi non sia esposto sui Tier 2 di Mps sia per chi volesse compensare così eventuali perdite in conto capitale riscontrabili sui bond in portafoglio. 

Uno si presta al “retail”, sebbene…

La quasi totalità delle emissioni di tale tipo è a taglio alto e lo sono soprattutto le tre quotate su Borsa Italiana.

L’unica a lotto “mini” (1000 euro) è l’“upper Tier 2” 2018 indicizzata Euribor 6 mesi +2,5% (Isin IT0004352586), di cui si possono seguire i movimenti accedendo al sito della banca, cliccando qui, poiché trattata nell’ambito del cosiddetto DDT (Deal Done Trading), mercato non regolamentato gestito dalla banca stessa.

Naturalmente – per chi può operare sull’“Otc” – ci sono controparti attive, sebbene non sempre con prezzi allineati rispetto a quanto indicato da Mps sul suo sito. La 2018 veniva data, alla chiusura di venerdì, in quotazione - come ultimo contratto - a 72 euro.

Ecco allora un’alternativa

Se l’operatività su tale titolo può costituire difficoltà magari insormontabili, c’è l’inevitabile soluzione di puntare su uno dei tagli elevati quotati a Borsa Italiana.

E’ il caso, per esempio, del tasso variabile indicizzato Euribor 3 mesi + 1% con scadenza 15/1/2018, a lotto 50.000 euro (Isin  XS0238916620), iper volatile, uno dei bond con più alti movimenti al rialzo e al ribasso nell’ultimo anno. Questo un quadro identificativo dei livelli operativi:
  • quotazione di venerdì: 78,6 euro
  • volatilità ultime 180 sedute: 50,9%
  • massimo da 1/1/2016: 89 euro
  • minimo da 1/1/2016: 68,5 euro
  • supporto principale: 70 euro
  • resistenza principale: fra 92 e 93 euro
  • valore medio quotazione da 1/1/2016: 82 euro
  • titolo quotato su Mot, Borsa del Lussemburgo e varie piattaforme professionali
  • scambi: molto elevati nel mese di luglio, nulli ad agosto
  • attuale quotazione sotto medie mobili a 50 e 100 sedute
  • indicatore Parabolic Sar: al rialzo da inizio luglio.
Prima di operare con questo bond occorre però verificare la presenza di controparti attive, per non rischiare di esporsi agli obiettivi degli istituzionali pronti (inevitabilmente) a tornare sul mercato nelle prossime sedute.

Meglio lasciare a loro le mosse iniziali di quella che si annuncia la guerra d’autunno.   
Fonte: News Trend Online

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