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giovedì 11 agosto 2016

Rischi finanziari: Fed the new normal


Sta diventando il tormentone di questa estate atipica: fino a sei mesi fa la domanda prima in classifica che ti facevano riguardava la sicurezza di questa o quella banca italiana, ora il tenore ed il contenuto si sono fatti più avvincenti ossia come si fa ad ottenere un rendimento del cinque per cento all’anno al netto del prelievo fiscale senza sostenere rischi di qualche genere.
Il fatto che ancora oggi molti piccoli risparmiatori ed investitori si sentano a loro agio a porre tali quesiti deve allertare in quanto fa comprendere come vi sia una completa cecità sulla comprensione di quello che sta accadendo alle economie dei paesi avanzati ed ai rispettivi mercati finanziari.

Premesso che la risposta a quanto esposto sopra non merita contemplazione ossia non esiste niente oggi che vi renda (finanziariamente parlando) cinque punti percentuali netti con un assetto risk free. Quello che vi deve colpire ed anche preoccupare è che questa condizioni di anormalità rispetto al passato di qualche anno non è affatto provvisoria, anzi sembra destinata a diventare uno scenario di consueta ordinarietà.
Non a caso Janet Jellen, il Governatore della FED, ha usato in più occasioni la dicitura di new normal ovvero come i mercati si stiano indirizzando verso nuovi livelli di normalità rispetto ad un passato non molto lontano. Questo significa che quello che fino a qualche hanno fa ritenevano normale come un rendimento di cinque punti da un titolo di stato investment grade in area euro, oggi sia completamente anacronistico e continuerà ad esserlo probabilmente per più di un decennio e oltre.

La spiegazione a questo può essere ricondotta ad una convergenza storica di fenomeni esogeni che impatteranno sulle nostre vite e sui nostri portafogli per i lustri a venire.
Per puntualizzare possiamo citare: gli imponenti programmi di accomodamento monetario ossia espansione della quantità di moneta come non si era mai fatto prima, pensiamo solo a quanto ha varato il Giappone; livelli di indebitamento degli stati in costante ascesa con programmi di governo basati sul ricorso sistematico al deficit di bilancio; corsa e ricorso al debito privato per il perseguimento e sostentamento di stili di vita incentrati al consumismo sfrenato; invecchiamento della popolazione e deficit demografico; massivo deterioramento degli attivi bancari causa depauperamento del tessuto socioeconomico e perdita di redditività dell’industria bancaria a seguito di un anacronistico modello di business continuamente protetto da feudi sindacali.

Gli interventi straordinari ad oltranza delle varie autorità monetarie in tutte le economie avanzate hanno riprodotto un environment asettico e surreale in cui le leggi del mercato sembrano essere state dimenticate o abolite. Ci è stato sempre detto che il mercato ha sempre ragione: questo assunto vale sin tanto che il mercato come organismo vivente in astratto si può muovere e dimenare senza catene ai piedi o senza collare a strozzo.
Nel momento in cui vengono poste delle barriere artefatte (pensate al floor eur/chf a 1.20 di un anno fa) o viene iniettata una sostanza anestetizzante con periodicità sistematica senza tanti proseliti allora il mercato cessa di fare quello per cui è nato e rischia di trasformarsi in un malato con una patologia cronica e regressiva.

Ne abbiamo parlato anche in altre occasioni, il ruolo delle banche centrali a dismisura per salvare tutto e tutti sta creando le condizioni per un nuovo redde rationem.
A farne le spese potrebbero esserci in prima fila proprio i fondi pensione ed i loro clienti: i tassi bassi o peggio negativi possono rappresentare una medicina di forte impatto se la sua somministrazione avviene per un periodo di tempo limitato e contenuto.
Tuttavia se viene protratta ad infinitum allora produce nel tempo rischi di allocazione impensabili sino a qualche tempo fa. Questo significa ad esempio che chi deve remunerare adeguatamente il capitale gestito (pensiamo proprio ai fondi pensione) ed al tempo stesso preservarlo, ora si scontra con una dura realtà: mission impossible.

Pertanto deve ricercare rendimenti mediante strumenti o prodotti altamente rischiosi che mettono a questo punto a rischio la consistenza stessa del fondo pensione. Ed i fondi pensione rappresentano solo la punta dell’iceberg. Stando alla Jellen, non ci dobbiamo preoccupare o meglio le preoccupazioni dovrebbero essere di altra natura, non prettamente finanziarie, proprio in virtù di profondi cambiamenti che stanno caratterizzando la struttura demografica delle economie avanzate.

Si parla in tal senso sempre più spesso infatti del rischio di giapponesizzazione ovvero un mondo a tassi pari a zero, con popolazione sempre piu vecchia, con crescita economica asfittica e debito pubblico in costante ascesa da destinarsi ai posteri. Proprio con questo new normal si dovrebbe pertanto rivedere il tono ed il momentum di propulsione della borsa statunitense, sui massimi di sempre, che stando all’analisi tecnica tradizionale dovrebbe presentarci a breve una considerevole correzione.
Tassi di interesse negativi che si protrarranno a lungo e ricerca frenetica di rendimento da parte di tutti (privati e fondi di investimento) possono continuare a sostenere e rinvigorire le quotazioni di molte asset class, assolutamente in contrasto con quanto accadeva in passato.

Pertanto quello che era considerato ipervalutato un tempo, potrebbe non esserlo più stando al new normal. Personalmente mantengo svariate riserve su questa interpretazione e soprattutto sulle letture della FED che già oltre dieci anni fa creò le condizioni monetarie per la formazione della bolla immobiliare che ci portò al bubbone dei subprime.
La politica a stelle e strisce di allora capitanata da Bill Clinton pensò invece ad accendere la miccia. Pertanto prendiamo questo new normal con la dovuta discrezionalità, evidenziando le opportune riserve sulla sua effettiva bontà e soprattutto mantenendo un assetto costantemente vigile e sospettoso su quanto accadrà nei prossimi trimestri, specie post elezioni presidenziali.

Se la prossima crisi finanziaria di portata notevolmente più ampia e drammatica di quella vissuta nel recente passato dovesse innescarsi proprio a causa di un atteggiamento accomodante considerato troppo over stretching dall’opinione pubblica, a qual punto ci sarebbero le condizioni per mettere in stato d’accusa i banchieri centrali per il loro operato e gli strumenti adottati.
In tal senso non ci sarebbe più il lender of the last resort ossia il prestatore di ultima istanza e non sapremmo chi sarebbe chiamato a salvare il salvabile. L’aspetto paradossale tuttavia sarebbe riconducibile a chi metterebbe in stato d’accusa l’intero establishment delle banche centrali, in questo caso proprio la classe politica dirigente che ci sarà in quel contesto.

Pertanto chi ha prodotto le condizioni per il formarsi di instabilità e vulnerabilità finanziaria (leggasi il mondo politico) provvederà a destituire e sostituire i soggetti chiamati a risollevare e salvare le sorti dell’economia mondiali (leggasi le banche centrali). A quel punto potremmo vedere il peggio dei due mondi.
Autore: Eugenio Benetazzo Fonte: News Trend Online

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