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lunedì 1 agosto 2016

Report dei mercati

MERCATO USA
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Borsa Usa: a luglio Nasdaq +6,6%
La Borsa di New York ha chiuso l'ultima seduta della settimana in territorio misto. Il Dow Jones ha perso lo 0,13% mentre l'S&P 500 e il Nasdaq Composite hanno guadagnato rispettivamente lo 0,16% e lo 0,14%.
Il deludente dato sulla crescita economica (inferiore alle attese) è stato in parte compensato dalle ottime trimestrali di alcuni colossi tecnologici.
Negli Stati Uniti il Bureau of Economic Analysis ha reso nota la prima stima preliminare del PIL relativo al secondo trimestre 2016 indicando un incremento pari all'1,2%, superiore alla rilevazione del primo trimestre pari allo 0,8%, ma inferiore alle attese (+2,6%). La spesa per consumi continua a sostenere la crescita con un incremento del 2% dopo l'aumento del 0,2% registrato nel primo trimestre. La stima dell'inflazione misurata dall'indice PCE aumentata a un ritmo annuo dell'1,9% nel secondo trimestre.
L'Indice PMI Chicago (attivita' manifatturiera) nel mese di luglio e' diminuito a 55,8 punti da 56,8 punti del mese precedente, risultando pero' oltre le attese degli addetti ai lavori, fissate su un indice pari a 54 punti.
Gli esperti dell'Universita' del Michigan e di Reuters hanno rivisto al rialzo la stima preliminare dell'indice sulla fiducia dei consumatori statunitensi del mese di luglio a 90 punti da 89,5 della prima lettura risultando in calo dai 93,5 punti di giugno. Le aspettative degli analisti erano fissate su un indice pari a 90,5 punti.
Sul fronte societario Amazon +0,82%. Il gruppo e-commerce ha presentato risultati relativi al secondo trimestre migliori rispetto alle attese. Per il colosso di Seattle i tre mesi allo scorso 30 giugno hanno portato nuovi profitti record, nel quinto trimestre consecutivo in utile (la striscia più lunga di guadagni in quattro anni). Amazon ha registrato un balzo dei profitti da 92 milioni di dollari, e 19 centesimi per azione, del secondo trimestre 2015 a 857 milioni, e 1,78 dollari.
L’eps rettificato si è parimenti attestato a 1,78 dollari contro gli 1,11 del consensus di Thomson Reuters. I ricavi sono rimbalzati del 31% a 30,40 miliardi, contro i 29,55 miliardi attesi dagli analisti. Meglio del previsto anche le vendite delle attività cloud di Amazon Web Services, attestatesi a 2,89 miliardi contro i 2,83 miliardi del consensus. Per l’attuale trimestre la società stima ricavi a 31-33,5 miliardi di dollari, contro i 31,63 miliardi del consensus.
Exxon Mobil -1,54%. Il colosso petrolifero ha chiuso il secondo trimestre con ricavi e utili in calo. I profitti sono diminuiti a 1,7 miliardi di dollari (0,41 dollari per azione) da 4,19 miliardi dello stesso periodo di un anno prima mentre il giro d'affari è diminuito a 57,7 miliardi da 74,1 miliardi. Gli analisti avevano previsto un Eps di 0,64 dollari su ricavi per 58 miliardi.
Alphabet +3,33%. L'ex Google ha presentato risultati relativi al secondo trimestre segnati da profitti netti in crescita da 3,93 miliardi, pari a 4,93 dollari per azione, a 4,88 miliardi, e 7 dollari. L’eps rettificato è cresciuto da 6,99 a 8,42 dollari, contro gli 8,03 dollari del consensus di Thomson Reuters. Nei tre mesi, i ricavi sono balzati del 21% a 21,50 miliardi di dollari, contro i 20,76 attesi dagli analisti.
Molto positivo il bilancio a luglio; il Dow Jones ha guadagnato il 2,8%, l'S&P 500 il 3,6% e il Nasdaq Composite il 6,6%.
MERCATI ASIATICI
Asia in positivo. Male Shanghai e Shenzhen. Hong Kong in rally
L’Asia apre la settimana in tono positivo su ridotte aspettative per un rialzo dei tassi Usa nel breve periodo dopo che venerdì il dato sul Pil americano si è rivelato inferiore alle attese (la crescita dell’economia Usa nel secondo trimestre è stata dell’1,2% sequenziale contro il 2,6% stimato).
Notizia che ha raffreddato lo yen, in flessione di circa lo 0,30% sul dollaro Usa dopo essersi apprezzato del 4% la scorsa ottava. Il risultato è stato un progresso dello 0,40% per il Nikkei 225 (vira invece in negativo l’indice più ampio Topix, deprezzatosi dello 0,07% dopo il guadagno del 6,2% registrato nell’intero mese di luglio). Sul fronte macroeconomico, in Giappone recupera l’indice Pmi stilato da Markit/Nikkei, che in luglio si attesta a 49,3 punti, contro i 49,0 punti della lettura preliminare e i 48,1 punti di giugno. Si tratta comunque del quinto mese consecutivo sotto alla soglia di 50 punti che separa crescita da contrazione. Seduta positiva anche per Seoul, con il Kospi che segna un progresso dello 0,67% al termine delle contrattazioni.
Sul fronte delle materie prime, il greggio è in moderato recupero dopo essersi deprezzato del 14% in luglio. Gran parte dei metalli è in progresso, con nichel e zinco che guadagnano circa lo 0,80% a Londra. Performance che si riflettono sul listino di Sydney, con i titoli petroliferi in rally del 2-3% e i minerari comunque in deciso progresso (Bhp Billiton guadagna oltre l’1%). L’S&P/ASX 200 segna un guadagno dello 0,45% al termine degli scambi.
Complessivamente, dunque, la seduta è positiva per la regione, che si muove intorno ai massimi dell’ultimo anno e l’indice Msci Asia Pacific tocca un guadagno superiore all’1% in intraday. In controtendenza, però, sono le piazze della Cina continentale. A circa un’ora dalla chiusura Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi sono infatti in declino di oltre l’1% mentre è di quasi il 2% la perdita dello Shenzhen Composite.
Sul fronte macroeconomico, in luglio il Purchasing Managers' Index (Pmi) elaborato da Markit/Caixin si è attestato a 50,6 punti dai 48,6 punti di giugno e contro i 49,9 punti attesi dagli economisti, tornando per la prima volta dopo 16 mesi sopra alla soglia di 50 punti che separa crescita da contrazione. Di segno opposto la rilevazione del Pmi ufficiale di Pechino, che invece scivola sotto alla barriera psicologica: il dato per luglio è a 49,9 punti contro i 50,0 del consensus per una lettura invariata rispetto a giugno.
Di tutt’altro tenore è invece la giornata di Hong Kong: l’Hang Seng scambia infatti in progresso di circa l’1,50% (performance decisamente migliore per l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell’ex colonia britannica per la Corporate China, in rally di oltre il 2%).

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MERCATI EUROPEI
Borse europee positive

Le principali Borse europee hanno aperto la prima seduta della settimana in rialzo. Il Dax30 di Francoforte guadagna lo 0,9%, il Cac40 di Parigi lo 0,8%, il Ftse100 di Londra lo 0,5% e l'Ibex35 di Madrid lo 0,9%.

Sul fronte societario bene il comparto bancario dopo l'esito degli stress test. Su 51 istituti esaminati solo uno (Mps) è risultato insolvente.

Tra i singoli titoli Heineken -2,5%. Il produttore di birra ha comunicato che nel primo semestre i ricavi sono cresciuti del 2% (4,7% a perimetro costante) a 10,09 miliardi di euro, contro i 10,3 miliardi del consensus. Nei sei mesi allo scorso 30 giugno la società ha registrato un incremento dei profitti netti dell’11,2% a 977 milioni, anche in questo caso peggio rispetto agli 1,01 miliardi attesi dagli analisti.

IAG +1,5%. Qatar Airways ha incrementat o a partecipazione nella casa madre di British Airways e d'Iberia al 20,01% del capitale (dal 15,67% precedente).

APERTURA MERCATO ITALIANO
Borsa italiana in verde: Ftse Mib +1,01%. Bene i bancari dopo gli stress test
Il Ftse Mib segna +1,01%, il Ftse Italia All-Share +0,96%, il Ftse Italia Mid Cap +0,65%, il Ftse Italia Star +0,48%.
Mercati azionari europei positivi. DAX +0,9%, CAC 40 +0,7%, FTSE 100 +0,5%, IBEX 35 +0,8%.
Future sugli indici azionari americani in rialzo dello 0,2-0,4 per cento. Le chiusure della seduta precedente a Wall Street: S&P 500 +0,16%, Nasdaq Composite +0,14%, Dow Jones Industrial -0,13%.
Tokyo positiva con l'indice Nikkei 225 che chiude a +0,40%. Borse cinesi incerte: l'indice CSI 300 di Shanghai e Shenzhen chiude a -0,85%, a Hong Kong l'Hang Seng segna +1,2% circa.
Euro stabile sul dollaro dopo l'accelerazione di venerdì a 1,1197, massimo da fine giugno. EUR/USD al momento tratta a 1,1170 circa.
Mercati obbligazionari eurozona in verde, bene la periferia. Il rendimento del Bund decennale è stabile a -0,10%, quello del BTP cede 3 bp all'1,16%. Lo spread scende di 3 bp a 126.
Bancari in rialzo dopo gli stress test EBA: Intesa Sanpaolo (+1,9%), Banco Popolare (+4%) e UBI Banca (+2,3%) hanno superato i test, mentre Banca MPS (+8,1%), come peraltro anticipato dai rumors della scorsa settimana, ha superato il test solo nello scenario di base, mostrando nello scenario avverso un risultato negativo.
Il cda di Banca MPS ha però approvato le linee guida di un’operazione di rafforzamento patrimoniale comprendente la cartolarizzazione e cessione dell’intero portafoglio di crediti in sofferenza del gruppo (€27,7 miliardi lordi ed €10,2 miliardi netti) e il conseguente lancio di un aumento di capitale da 5 miliardi di euro. In controtendenza UniCredit (-1%). 
In netto rialzo anche Mediobanca (+1,5%) che nello scenario avverso al 2018 dello stess test, riporta un impatto su CET1 di soli 94 punti base. Il CET1 phase-in passerebbe dal 12,40% (dicembre 2015) all’11,46% (dicembre 2018), livello largamente superiore al requisito SREP attualmente pari all’8,75%.
Settore risparmio gestito in netto progresso. In evidenza Anima Holding (+4,7%) seguita da Azimut Holding (+1,9%) e Banca Generali (+2,1%).
Positiva Prysmian (+2,3%) che alla fine della scorsa settimana ha pubblicato i dati del primo semestre, periodo chiuso con utile netto in forte rialzo a €124 milioni (da 78 nel 2015). Confermato il target EBITDA adj per il 2016.
Per quanto riguarda gli appuntamenti macroeconomici in agenda oggi segnaliamo alle 09:55 indice PMI manifatturiero Germania, alle 10:00 indice PMI manifatturiero eurozona, alle 10:30 indice PMI manifatturiero Regno Unito.
Negli USA alle 15:45 indice Markit PMI manifatturiero, alle 16:00 spesa in costruzioni e indice ISM manifatturiero.

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TITOLI DEL GIORNO
Euforia tra i bancari nella seduta che precede la pubblicazione degli stress test voluti dalla Bce. Promossa a pieni voti Intesa Sanpaolo che risulta tra le banche europee più forti in termini di solidità patrimoniale e i cui coefficienti superano ampiamente le richieste dei regolatori, anche nello scenario più avverso. Il titolo preme con insistenza contro 1,983, lato alto della fase laterale disegnata dal top del 12 luglio. Solo una vittoria schiacciante su questo ostacolo permetterebbe di rilanciare la reazione intrapresa dai minimi di fine giugno per obiettivi a 2,09/2,132, linea che scende dal top di marzo e gap del 24 giugno, poi a 2,38/40 euro. Movimenti fino a questo riferimento andrebbero però configurati come una correzione della discesa avviata dai massimi del 2015: in area 2,30 transita infatti la trend line che sale dai bottom del 2012, violata al ribasso a giugno e che ora si ripresenta come ostacolo tenace. Se il “return move” dovesse concludersi senza il superamento della linea citata, saranno possibili nuovi ripiegamenti anche sotto i recenti minimi a quota 1,522. Prime indicazioni in questo senso giungerebbero in caso di cedimento della base della fase laterale, a 1,85.
Per chi volesse acquistare il titolo: intervenire oltre 1,983 per il target a 2,132 e 2,40. Stop sotto 1,85 euro.
Per chi detiene attualmente il titolo: mantenere aperte le posizioni sopra 1,85 per i target a 2,132 e 2,40 euro.

Pesante flessione a fine ottava per Mediaset che chiude il primo semestre con una perdita netta di 27,8 milioni di euro, mentre la sola Premium ha accusato un rosso da 37,1 milioni nel secondo trimestre. Mediaset ha respinto la proposta alternativa di Vivendi e deciso di agire in sede civile ed eventualmente anche penale a tutela degli interessi della società. Vivendi ha risposto minacciando una c ausa per diffamazione contro Mediaset. I minimi di venerdi' a 2,70 euro si collocano al di sotto del supporto chiave dei 2,77 euro, minimo di febbraio dal quale era partita una reazione decisa dopo il test del 26 luglio. La discesa al di sotto di 2,77 espone il titolo al rischio di nuovi cali verso i 2,42 euro, minimo di ottobre 2014, ed eventualmente fino in area 2,30. Recuperi al di sopra di 2,77 sarebbero un primo segnale in favore di un rimbalzo ma solo oltre i 3 euro il titolo cancellerebbe il rischio di ulteriori cali. In quel caso target a 3,20, lato alto del gap ribassista del 26 luglio.
Per chi volesse comprare il titolo attendere la rottura di 2,77 per intervenire con target a 3 euro, stop loss sotto 2,55.
Per chi gia' detiene il titolo alleggerire le posizioni sui livelli attuali, tornare compratori sopra i 3 euro per il test di area 3,20 euro.

Mediobanca nell'ultima seduta della scorsa settimana è scattata in avanti, liberandosi da lla stretta fascia laterale in cui era costretta da metà luglio. Il titolo ha in tal modo riattivato il movimento ascendente scaturito dal doppio minimo formatosi tra fine giugno e inizio luglio e ora può ambire a tornare sui massimi allineati visti tra marzo e maggio a 7,30/7,50. Oltre questi ultimi riferimenti netto miglioramento del quadro grafico di medio/lungo periodo con obiettivi a 8,50 e area 10 (picchi dell'estate 2015). Discese sotto 5,70/5,75 preannuncerebbero invece un test dell'ex resistenza a 5,3750, ora sostegno determinante per scongiurare un'inversione di tendenza e il conseguente ritorno sui 4,60.
Per chi volesse acquistare il titolo: posizioni long sui livelli attuali per 7,30, stop sotto 5,70.
Per chi detiene attualmente il titolo: incrementare oltre 7,50 per 8,50 e 10,00, ridurre sotto 5,3750 e uscire alla violazione di 4,60.

DATI MACRO ATTESI
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Quest'oggi in Agenda:
03:00 CINA Indice CFLP PMI manifatturiero lug;
03:00 CINA Indice CFLP PMI non manifatturiero lug;
03:15 USA Intervento Dudley (FOMC, Fed);
03:45 CINA Indice Markit/Caixin PMI manifatturiero lug;
04:00 GIA Indice PMI manifatturiero (finale) lug;
09:15 SPA Indice PMI manifatturiero lug;
09:45 ITA Indice PMI manifatturiero lug;
09:50 FRA Indice PMI manifatturiero (finale) lug;
09:55 GER Indice PMI manifatturiero (finale) lug;
10:00 EUR Indice PMI manifatturiero (finale) lug;
10:30 GB Indice PMI manifatturiero lug;
15:45 USA Indice Markit PMI manifatturiero (finale) lug;
16:00 USA Spesa in costruzioni giu;

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HEADLINES
Per Dudley (Fed di New York) rialzo dei tassi Usa potrebbe arrivare prima del previsto
I mercati non dovrebbero escludere la possibilità che la Federal Reserve (Fed) possa rialzare i tassi quest’anno. A dichiararlo, nel corso di una conferenza di banchieri centrali e regolatori a Bali, in Indonesia, è stato William Dudley, presidente del Fed di New York. “Le attese del mercato derivate dai prezzi dei future sui titoli federali, che riflettono aspettative per non più di un aumento di 25 punti base alla fine del 2017, mi appaiono troppo compiacenti”, ha sottolineato Dudley, che ha dichiarato di attendersi una crescita dell’economia Usa del 2% annualizzato nei prossimi 18 mesi.
Cina: indice Pmi Markit/Caixin in luglio torna in espansione (50,6 punti)
Accelera oltre le attese in luglio l’attività manifatturiera in Cina, che torna per la prima volta dopo 16 mesi sopra alla soglia di 50 punti che separa crescita da contrazione. La lettura relativa al mese appena chiuso del Purchasing Managers' Index (Pmi) elaborato da Markit/Caixin si è attestata infatti a 50,6 punti dai 48,6 punti di giugno (49,2 punti in maggio) e contro i 49,9 punti attesi dagli economisti.
Cina: Pmi non manifatturiero cresce in luglio da 53,7 a 53,9 punti
Secondo quanto comunicato dalla China Federation of Logistics and Purchasing in collaborazione con l’Ufficio nazionale di statistica, l’indice Pmi non manifatturiero, calcolato prevalentemente su costruzioni e servizi, è cresciuto in luglio a 53,9 punti dai 53,7 punti registrati in giugno (e i 53,1 di maggio). Prosegue quindi la crescita iniziata in marzo dopo che in febbraio, con 52,7 punti, era stato segnato il livello più basso dalla fine del 2008, proprio durante lo scoppio della crisi finanziaria globale. Il sottoindice sei servizi è cresciuto in luglio da 52,2 a 52,6 punti mentre quello delle costruzioni è calato da 62,0 a 61,1 punti.
Giappone: lettura finale Pmi Markit/Nikkei di luglio a 49,3 punti
Cresce più del previsto in luglio il manifatturiero del Giappone, pur restando per il quinto mese consecutivo sotto alla soglia di 50 punti che separa crescita da contrazione. La lettura finale dell’indice Pmi stilato da Markit/Nikkei relativa al mese di luglio è infatti per un progresso a 49,3 punti, contro i 49,0 punti della lettura preliminare e i 48,1 punti di giugno (47,7 punti in maggio, livello più basso dal dicembre 2012).
Intesa Sanpaolo: 2016 EU-wide stress test, CET1 ratio al 10,2% nello scenario avverso
Intesa Sanpaolo è stata sottoposta al 2016 EU-wide stress test condotto dall’Autorità Bancaria Europea (EBA). Il test non stabilisce una soglia minima di promozione o bocciatura, costituisce invece un’informazione cruciale nell’ambito del processo di revisione prudenziale nel 2016. I risultati consentiranno, quindi, di valutare la capacità di Intesa Sanpaolo di rispettare i relativi requisiti minimi e aggiuntivi di fondi propri, a fronte di scenari di stress basati su metodologia e ipotesi comuni. Lo scenario avverso dello stress test è stato definito da BCE/CERS e copre un orizzonte temporale di tre anni (2016-2018). Lo stress test è stato condotto in base a un’ipotesi di bilancio statico al dicembre 2015 e, quindi, non considera strategie aziendali e iniziative gestionali future. Non rappresenta una previsione della redditività di Intesa Sanpaolo. Il coeffi ciente patrimoniale Common Equity Tier 1 ratio (CET1 ratio) risultante dallo stress test al 2018, anno finale della simulazione, per Intesa Sanpaolo è pari a:
• 12,8% nello scenario base,
• 10,2% nello scenario avverso,
rispetto al 13% di partenza registrato al 31 dicembre 2015, e include una riduzione di 50 centesimi di punto - in entrambi gli scenari - per il passaggio dai criteri di calcolo in vigore per il 2015 a quelli in vigore per il 2018.
Svezia: Pil rallenta ulteriormente nel secondo trimestre
Secondo trimestre consecutivo di frenata per l’economia svedese. Secondo quanto comunicato venerdì da Statistiska centralbyrån, l’ufficio di statistica di Stoccolma, il Pil della Svezia ha infatti registrato nel secondo trimestre un progresso dello 0,3% su base sequenziale rettificata stagionalmente, contro lo 0,4% segnato nei primi tre mesi del 2016 (e l’1,6% del quarto trimestre 2015), rivisto dallo 0,5% preliminare. Si tratta della lettura più debole dal declino dello 0,3% del secondo trimestre 2013 e si confronta con il progresso dello 0,6% atteso dagli economisti. Su base annuale la crescita del Pil, rettificata per numero di giorni lavorati, è stata del 3,1% contro il 4,2% del primo trimestre (4,9% nell'ultimo periodo del 2015) e il 3,6% del consensus.
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ADVFN III

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