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mercoledì 10 agosto 2016

Petrolio in retromarcia. Quali strategie per i titoli oil?


Prosegue la frenata dei prezzi del petrolio che dopo aver provato a riconquistare la soglia dei 43 dollari al barile, ieri hanno concluso la sessione con un ribasso di circa mezzo punto percentuale a 42,77 dollari. Una discesa che si estende anche alla giornata odierna visto che le quotazioni dell'oro nero vengono fotografate in mattinata a 42,1 dollari, con un ribasso dell'1,56%.
Il mercato attende di conoscere i dati sulle scorte strategiche Usa che saranno diffusi dal Dipartimento dell'energia nel pomeriggio.

Le attese per il meeting dell'Opec a settembre

A favorire un ritorno degli acquisti sul petrolio hanno contribuito nei giorni scorsi le indiscrezioni relative alla possibilità di una trattativa dell'Opec per il congelamento dell'output di greggio a settembre.

Un'ipotesi ventilata alla luce delle indicazioni che arrivano dall'Iran, dove la produzione è tornata a livelli vicini a quelli precedenti le sanzioni occidentali. 
Il mercato ha inizialmente creduto al possibile congelamento dell'output petrolifero, anche se questa scommessa è andata subito scemando, non trovando peraltro grande presa tra gli analisti.
Gli esperti di Capital Economics sono infatti scettici in merito ad un possibile accordo tra i membri dell'Opec nella riunione in agenda a settembre.

Anche qualora venisse trovata un'intesa, per gli analisti ciò non farebbe la differenza sulla produzione reale e gli effetti sui prezzi del greggio sarebbero limitati.
Anche Morgan Stanley non si aspetta novità dalla riunione del prossimo mese, mal contempo segnala che per il meeting di dicembre aumentano le probabilità di un intervento, visto le crescenti pressioni sull'Iran e il ritorno a pieno regime della sua produzione.
Il venir meno della speculazione legata ad un'eventuale mossa dell'Opec a settembre ha avuto come effetto quello di sgonfiare nuovamente le quotazioni dell'oro nero.


Quali strategie adottare ora per i titoli del settore oil a Piazza Affari?

Le indicazioni degli analisti sui titoli di Piazza Affari

Indicazioni positive per ENI arrivano da Mediobanca Securities, secondo cui il titolo è destinato a sovraperformare il mercato con un prezzo obiettivo a 18,5 euro.
Gli esperti apprezzano la strategia del gruppo nel comparto esplorativo che dovrebbe permettere una crescita della redditività e del dividendo nei prossimi esercizi.
La stessa raccomandazione "outperform" viene espressa dai colleghi di Raymond James con un target price a 16,5 euro, malgrado una riduzione delle stime sull'utile per azione di ENI.
A puntare sul titolo è anche Equita SIM che consiglia di acquistare con un fair value a 15,5 euro.

Gli analisti hanno accolto con favore le indiscrezioni dei giorni scorsi relative all'accordo di vendita ad Exxon Mobile di una quota della partecipazione di ENI nell'area 4 nel bacino do Rovuma in Mozambico.
Più cauti i giudizi riservati a Saipem che secondo Canaccord Genuity è da mantenere in portafoglio, con un prezzo obiettivo ridotto da 0,4 a 0,35 euro, anche se gli analisti evidenziano che è leggermente migliorato l'outlook per le società del comparto.
Non si sbilancia neanche UBS che su Saipem mantiene invariato il rating "neutral", con un target price rivisto da 0,44 a 0,42 euro.

Questa mossa riflette un aggiustamento delle stime dopo i conti del secondo trimestre del gruppo. La banca elvetica ha tagliato dell'1% le previsioni sull'utile per azione di quest'anno, del 4% quelle riferite al 2017 e del 7% le stime relative all'anno successivo.
Non c'è grande entusiasmo neanche per Tenaris che a detta di Equita SIM è da mantenere in portafoglio con un fair value a 12,6 euro.
Sulla scia della debolezza dei risultati del secondo trimestre del gruppo, la SIM milanese crede che le sue stime siano troppo sfidanti da raggiungere.
Spostando lo sguardo sui titoli a minore capitalizzazione, è ben diversa la strategia di Equita SIM su ERG che resta un titolo da acquistare con un prezzo obiettivo a 13,7 euro.

Gli analisti hanno lasciato invariate le loro stime sul gruppo dopo che i risultati trimestrali di quest'ultimo sono stati nel complesso in linea con le loro attese e con il consensus.
A scommettere su Saras è Icbpi che invita all'acquisto con un target price a 2,3 euro dopo che il margine di raffinazione medio nell'area del Mediterraneo la scorsa settimana è salito da 1 a 1,9 dollari al barile.
Fonte: News Trend Online

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