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martedì 30 agosto 2016

Pensioni: taglio ai bonus da 14esima e aumento per le minime


Meglio aumentare la pensione minima che dare un bonus sulle 14esime. A dirlo è il presidente dell'Inps Tito Boeri il quale sottolinea come, dando una corsia preferenziale agli assegni minimi, si favorirebbe una categoria svantaggiata, categoria alla quale non sempre appartengono i detentori di pensioni che possono godere della 14esima.
La riforma delle pensioni è da tempo allo studio del governo con diverse opzioni che comprendevano anche l'allargamento della no tax area.

Le opzioni per il governo in attesa di ottobre

Una discussione che diventa accesa con l'approssimarsi della data di ottobre ovvero quando il referendum sulla riforma costituzionale, ormai non più determinante, almeno a quello che sembra, per la permanenza in vita del governo, potrebbe dare uno schiaffo quanto meno alla fiducia che gli italiani danno all'attuale esecutivo e misurare il suo effettivo consenso.
Un punto a favore arriverebbe dall'appoggio del governo che vedeva in queste ultime ipotesi una strada troppo irta di ostacoli anche economici: il punto focale sarebbe quello di riuscire a trovare l'ottimizzazione di una soluzione che, qualsiasi siano i provvedimenti finora presi, risulta essere di volta in volta troppo costosa, troppo macchinosa, troppo inefficace.

Costosa però risulterebbe anche nel caso dell'aumento delle minime: numeri alla mano si parla di 3,5 milioni di aventi diritto, troppi per le disponibilità dello Stato.

Come fare per far quadrare i conti?

Prima di tutto sarebbe il caso, secondo i primi disegni, di scremare l'orizzonte, cioè separare che allo stato attuale incassa sia la minima ma che possono godere anche di altre entrate.
Un setaccio del genere ridurrebbe quegli iniziali 3,5 milioni di persone a circa 2,3 milioni. Un secondo filtro potrebbe attuarsi usando come parametro l'Isee, l’indicatore della situazione economica, grazie al quale verrebbero esclusi coloro che percepiscono la minima ma che possono contare su un coniuge benestante o su un patrimonio immobiliare di riferimento.

I “superstiti” di questa seconda scrematura non arriverebbero al milione di persone gravando il governo del peso di un intervento da 1 miliardo contro il massimo dei due previsti.
C'è poi la questione aperta dell'Ape ovvero la possibilità di andare in pensione in anticipo di tre anni previa un prestito per colmare la lacuna dei contributi.
Ebbene l'aggravio per la restituzione della somma vedrebbe una penalizzazione dell'assegno tra lo 0 e il 2,9% l'anno per alcune categorie svantaggiate La compensazione, invece, arriverebbe sugli assegni di coloro che scelgono una pensione anticipata senza nessun motivo aggravante, ma basato solo sulla volontà di interrompere l'attività lavorativa.

Per loro il peso arriverà tra il 4,5% e il 6,9%.
Fonte: News Trend Online

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