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giovedì 11 agosto 2016

L'ultima metamorfosi dei tecnologici parte dai Fang


Volendo usare un'espressione matematica si potrebbe dire che i Brics stanno agli Eagle come le Dot.com stanno ai Fang.

Fang: questi (quasi) sconosciuti

E' noto che il mercato ha sempre avuto un occhio di riguardo per gli acronimi, spesso intellegibili, quindi in pochi si sono sorpresi quando qualche tempo fa è nata la sigla Fang.
Per chiunque abbia conoscenze antropologiche i Fang sono una popolazione africana presente tra Gabon, Guinea Equatoriale e Camerun, ma sui mercati finanziari rappresentano la summa della forza dell'hitech ovvero Facebook, Amazon, Netflix, Google. E i numeri ci sono tutti. Per il padre dei social network si parla di oltre 1 miliardo e settecentomilioni di utenti, tutti ottimamente monetizzati viste le ultime trimestrali da record: nel secondo trimestre 2016 gli utili sono arrivati a 2,055 miliardi di dollari (+186% sullo stesso periodo 2015), i profitti per azione a 71 centesimi dai precedenti 25 centesimi di dollari e che, al netto di voci straordinarie diventano 97 centesimi dai precedenti 50, con ricavi a 6,436 miliardi di dollari (+59%) dai 4,042 miliardi dello stesso periodo 2015.

Facile perciò che le azioni abbiano registrato un salto fino a lambire quota 130 dollari. Sempre in fatto di numeri Facebook ha visto un aumento delle azioni dal 2013 pari al 400%. E a fargli compagnia anche Amazon che negli ultimi 4 anni è arrivata a +300% e Netflix con il suo +830%.
In quest'ultimo caso, però, c'è da guardare a un trend che lascia perplesso più di un operatore. A prescindere dal rialzo che fa sospettare la bolla, resta la fuga degli abbonati scontenti per l'aumento delle tariffe, una strategia assolutamente inspiegabile viste le numerose alternative più economiche se non gratuite.

La nuova TV e la nuova ricerca

Ed è proprio il panorama Internet quello che è il favorito degli analisi di settore: un mercato che permetterà a Netflix di recuperare quanto perso finora anche sul lungo periodo visto che la Tv via cavo è ormai al fischio finale della sua avventura.

Anche la Disney si è accorta della questione e ha deciso nei giorni scorsi di puntare sull'acquisizione del 33% di Bamtech, un gruppo operante nella tecnologia video creato dalla Major league baseball. Costo dell'operazione: 1 miliardo di dollari.
C'è poi Amazon e la sua costante crescita basata sul suo vantaggio competitivo che vede nei prezzi bassi e nella velocità di consegna i suoi punti di forza.
Tra questi anche un trend demografico a larga scala: i paesi emergenti forniscono popolazione giovane, con crescente dimestichezza di acquisti online e di reddito come conferma anche R.J. Hottovy analista azionario di Morningstar che sottolinea il nuovo orizzonte di sviluppo per la società. 
In ultimo il fenomeno Google.

Più che un fenomeno è stata una rivoluzione che ha permesso alla società di impostare un nuovo modo di fare ricerca, comunicazione, archiviazione e condivisione del sapere. La metamorfosi del gigante dei motori di ricerca ha dato vita a quello che oggi è chiamato Alphabet ovvero null'altro che il proprietario di Google e YouTube che ha voluto sfruttare la sua indiscussa posizione di leader per poter veicolare annunci pubblicitari e puntare all'adversiting come settore di sviluppo futuro soprattutto sul segmento mobile.

Qualche numero anche su Alphabet: le previsioni di crescita sul fatturato si aggirano per i prossimi anni intorno al 12,4% mentre dal 2012 ad oggi le azioni hanno visto un aumento del 166% mentre, per quanto riguarda le trimestrali, il secondo quarto dell'anno ha visto entrate pari a 21,5 miliardi di dollari contro i 17,7 miliardi nello stesso periodo del 2015 con un utile netto arrivato a 5,9 miliardi di dollari. 
Fonte: News Trend Online

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