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martedì 9 agosto 2016

L’Italia e i suoi bancari, un problema globale dell’economia

E’ un'estate strana, paradossalmente, nel mondo dei mercati finanziari. Ormai non si riesce più a comprendere quale direzione prendere. Una volta un saggio disse, il giorno che mi troverò di fronte ad un bivio, seguirò la strada meno battuta. Beh possiamo dire che quella strada porta ad un periodo Toro per molti anni, perchè ovunque ci giriamo non possiamo fare altro che notare articoli di Apocalissi finanziarie, default di messa, bail in e giganti della finanza che puntano al ribasso.

Eppure, tutto sale. E l’Italia ? Ha chiuso la settimana con l’ennesimo rimbalzo, ormai non li contiamo più, saranno a decine.
A due anni dall’inizio dell’embargo russo le esportazioni del Made in Italy sono scese al minimo da almeno un decennio con una perdita stimata nel biennio di 7,5 miliardi rispetto ai valori precedenti l’embargo, sottolinea uno studio della Coldiretti.
E a pagare caro il conto della chiusura delle frontiere ad una lista di prodotti, frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia, sono gli stessi consumatori russi.
Anche se la nostra produzione industriale rimane intorno i 50 punti, segno di crescita economica, il nostro PIL non ne vuole sapere di crescere.

Se discutessimo solo della parte dei mercati finanziari, e non dell’economia reale, negozi che chiudono, gente licenziata, politica incompetente, potremmo asserire che il nostro indice è pià che mai sotto pressione. I 19.000 punti sono un miraggio e anche se ha chiuso con un +2.4% Venerdì, siamo comunque in caduta libera.
Nel 1472, Cristoforo Colombo era ancora a 20 anni di distanza dal salpare per il Nuovo Mondo.

L’Inghilterra era ancora avvolta nelle Guerra delle Rose. Nei principati del nord Italia, però, i capisaldi della finanza moderna venivano fecero emrgere un mercato istituzionale strutturato per prestiti e mutui. Una delle istituzioni fondata quello stesso anno, Banca Monte dei Paschi di Siena, esiste ancora e come tale è la banca più antica del mondo.
Ma le prospettive di un altro mezzo millennio di vita sono tutt’altro che certa.
Il test stress della scorsa settimana ha mostrato che la banca ha l’adeguatezza patrimoniale negativa in condizioni avverse simulate, i piani dell’istituzione e dei suoi regolatori stanno rimescolando le carte per trovare una soluzione per evitare una fine ignominiosa.

Come mostra il grafico qui sotto, il prezzo delle azioni della banca non fanno altro che scendere fino a raggiungere una cifra sotto l’euro, abbastanza preoccupante.
I guai di Monte dei Paschi sono quelli di tutto settore bancario italiano di grandi dimensioni: un insostenibilmente alto livello di crediti in sofferenza supportati da un’inaccettabilmente basso livello di riserve provvisorie.

L’FMI stima che le dimensioni dei “cattivi prestiti” in Italia sono circa 360 miliardi. Questo è un enorme 18 per cento del volume totale dei prestiti in essere del paese. Le rettifiche su crediti sono stimate in grado di assorbire meno della metà di tale importo, lasciando una sporgenza di 200 miliardi sul sistema finanziario.
Il FMI ritiene che giustamente il sistema bancario in Italia, e Monte dei Paschi, in particolare, possono essere un rischio significativo per la crescita globale.
Non mancano gli sforzi per evitare che il problema del debito in Italia costringa qualsiasi tipo di azione drastica nel prossimo futuro, abbiamo ancora negli occhi la Grecia, Cipro e il Portogallo.

Non ci sono opzioni facili, però, questo è in parte la causa di alcune peculiarità del sistema bancario italiano. In Italia, milioni di investitori privati – famiglie normali come voi e me – hanno debiti propri emessi da banche italiane nei loro portafogli di risparmio.
Questo rende difficile per i responsabili politici contemplare un “bail-in” – un piano di salvataggio in cui gli azionisti e i creditori minori dell’istituzione subiscano perdite.

I Ci fu un tentativo di orchestrare un bail-in precedenza in Italia per una manciata di banche più piccole è ed stata accolta con proteste diffuse e anche uno suicidio. Matteo Renzi, il primo ministro d’Italia, che ha messo in gioco il suo futuro politico su un referendum sulla riforma costituzionale il prossimo ottobre, vuole evitare un bail-in a tutti i costi.
Sarebbe un suicidio politico.
Il problema è che le nuove norme comunitarie attuate all’inizio di quest’anno insistono su tali disposizioni di bail-in per qualsiasi ricapitalizzazione di una società con problemi o istituto finanziario che coinvolge gli aiuti di Stato.

I politici dell’UE, in particolare quelli di natura meno indulgente a Berlino e Bruxelles, sarebbero restii a piegare le regole così presto dopo la loro attuazione. Di conseguenza, le menti creative hanno architettato un piano che avrebbe potenzialmente ricapitalizzare Monte dei Paschi con 5 miliardi di nuovo capitale e uno spin di 9 miliardi da immettere nel debito al di fuori di un accordo sulle “bad bank”, tutti finanziati da investitori del settore privato.
L’accordo, come emerge, sarà chiuso dagli investitori entro la fine dell’anno. Le parti interessate sperano che ci sarà abbastanza tempo per calmare i nervi e scongiurare un altro capitolo negativo nel corso crisi finanziaria dell’Euro zona.
In un articolo che scrissi anni fa sottolineavo come l’Europa era un corpo e la Grecia un piede in cancrena da amputare, non me ne vogliano i greci, ma la realtà è che se l’Europa vuole continuare ad esistere, Monte dei Paschi di Siena deve chiudere.

Lehman Brothers fu un duro colpo per l’America nel 2008, ma da li si ripresero, inutile continuare con salvataggi politici per evitare l’inevitabile. Ricostruiamo un sistema bancario sano e riprenderemo credibilità agli occhi degli investitori esteri. Dobbiamo potare i rami secchi e rinvigorire quelli buoni.
E’ necessario, è difficile, ma necessario.
Autore: Dominosolutions.it Fonte: News Trend Online

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