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mercoledì 17 agosto 2016

Investire in diamanti: pregi e difetti

Negli ultimi tempi, complici i ridotti rendimenti offerti dai conti deposito e dal mercato obbligazionario, qualche gruppo bancario ha iniziato a proporre ai propri clienti i diamanti da investimento, promettendo favolosi guadagni e descrivendo i diamanti come il migliore tra i "beni rifugio".
Non tutti sanno infatti che i diamanti non sono solo un bene di lusso venduto in gioielleria, ma sono utilizzati anche come strumento di investimento. 
Non ultimo, trovano applicazione anche in campo industriale.

In seguito alle numerose email ricevute per richiedermi informazioni in merito, ho ritenuto utile scrivere questo articolo per descrivere le caratteristiche base dei diamanti, illustrandone i pregi ed i difetti a livello di prodotto da investimento.


Partiamo dal lato più dolce dei diamanti, ossia dai pregi.
- Il mercato dei diamanti è sostanzialmente un oligopolio in cui pochi attori si spartiscono l’intera torta. Le pochissime società operanti in questo settore fanno cartello ed agiscono sull’offerta in modo da mantenere alti i prezzi. Quando i prezzi sono in una fase di stanca, queste società diminuiscono l’offerta in modo tale che il prezzo salga nuovamente.
- Sono un bene in fase di esaurimento.
- I diamanti sono esenti dalle tasse di successione e di capital gain, anche se occorre rilevare che all’atto di acquisto si paghi l’Iva sul valore intero, che non viene recuperata.
- Sono un investimento anonimo e permettono quindi un alto grado di segretezza finanziaria.
- Essendo di piccole dimensioni sono facilmente trasportabili ed occultabili.
- Non sono danneggiabili, neanche in seguito ad un evento naturale.
- Fino ad ora sono stati un oggetto evergreen e sempre di moda.
- Sono accettati e scambiati in ogni paese del mondo.

Descritti in questi termini, i diamanti sembrerebbero il sacri Graal ed uno strumento perfetto a livello di investimento...
In realtà, come ogni prodotto finanziario, presentano anche dei difetti che non sono trascurabili.

- La liquidità è decisamente molto scarsa. Quando una persona vuole acquistare un diamante, trova centinaia di venditori disposti ad accontentarlo. Quando invece vuole vendere, gli acquirenti scarseggiano oppure accettano solo prezzi molto bassi (ai limiti della rapina).
Dal momento che non c'è un’obbligo di riacquisto da parte delle le società che vendono diamanti, le garanzie di riacquisto sono legate a parole che quasi sempre suonano come promesse da marinaio.
- Qualora si riesca ad individuare una controparte disposta a riacquistare il diamante, è necessario pagare una commissione di negoziazione molto salata, che può arrivare anche al 10-15% del controvalore. 
- I diamanti sono commercializzati in dollari per cui sussiste il rischio cambio.
- I diamanti non forniscono alcun interesse periodico (ad esempio cedole, dividendi o affitti) per cui l’unico eventuale rendimento è necessariamente in funzione della differenza tra il prezzo di acquisto e quello di rivendita.
- Non garantiscono un rendimento reale positivo, ossia non garantiscono un rendimento che copra dall’inflazione e permetta di conservare il potere di acquisto.
- Essendo beni al portatore ed essendo di piccole dimensioni e facilmente occultabili, se vengono rubati è praticamente impossibile ritrovarli.
- E’ difficile valutarne il prezzo ed il valore in modo oggettivo. Permane sempre un certo grado di soggettività nella determinazione del prezzo e non esiste un book di contrattazione come per le azioni o le obbligazioni.
- Al momento dell’acquisto si paga l’Iva che per un privato è un costo che non si recupera poi al momento della vendita.

Sebbene il prezzo non sia determinabile in modo oggettivo, le statistiche mostrano che nel corso degli anni il prezzo si è mantenuto fondamentalmente in crescita.
Questo non significa però che i diamanti abbiano sempre protetto dall’inflazione ed abbiano quindi permesso di conservare il potere di acquisto come affermano i venditori del settore, che sono sempre molto abili nel dire mezze verità e nel tacere i difetti.
Il prezzo non è oggettivo perché ogni pietra è di fatto un pezzo unico ed il suo valore è collegato a numerose variabili che sono le famose "4 C":
- Colore (color): per definizione il diamante è "incolore e trasparente", mentre nella realtà sono frequenti impurità che ne modificano la colorazione, per cui è stata creata una classificazione scalare che ordina in modo decrescente la gradazione. La scala parte dalla D, che rappresenta la qualità massima, e scende fino alla Z.
Un diamante da investimento non dovrebbe scendere sotto il grado D oppure E, che significano sostanzialmente "bianco eccezionale".
- Purezza (clarity): anche in questo caso esiste una classificazione che parte dal grado IF e scende fino a I3. Man mano che si scende nella scala decresce il grado di purezza. Per un diamante da investimento il consiglio è di concentrarsi sul massimo grado di purezza, ossia optare per il livello IF.
- Carato (carat): un carato corrisponde a 0,2 grammi. In genere i diamanti di carato maggiore hanno il vantaggio che tendono a rivalutarsi in modo più consistente nel corso del tempo ma per contro hanno il difetto di essere ancora meno liquidabili e scambiabili. Per un diamante da investimento è consigliabile non scendere sotto 0,5-1 carato.
- Taglio (cut): esistono varie forme in cui può essere tagliato un diamante ma la forma che ne esalta maggiormente la brillantezza è la forma "tondo", detta anche "a brillante", che consiste in 57 facce più l’apice.
Il taglio è un’arte e necessita di parecchia esperienza. In base alla qualità del taglio si modifica anche il prezzo. All’aumentare della qualità del taglio aumenta il prezzo. E viceversa.
A livello di investimento occorre necessariamente concentrarsi solo sul taglio "tondo" di qualità "eccellente".
Ad incidere sul prezzo concorrono inoltre la finitura, le proporzioni e la fluorescenza, che nel caso dei diamanti da investimento deve essere nulla ed assente.

Nello stabilire il prezzo di un diamante occorre fare riferimento al listino Rapaport.
Questo listino esprime i prezzi in dollari e per singolo carato ed è ad uso e consumo dei grossisti e delle gioiellerie.
Non è un listino ufficiale ma è piuttosto una indicazione generica di prezzo, una sorta di guida per orientarsi nella trattativa.
Per un privato investitore è quasi impossibile accedervi e sarà necessario accontentarsi delle tabelle sintetiche e parziali mostrate periodicamente sul Sole24Ore.
Ovviamente presso le gioiellerie o le società di intermediazione di diamanti si incontrano prezzi superiori rispetto a quelli indicati nel Rapaport poiché ad ogni passaggio della filiera si aggiungono vari ricarichi.

Prima di avventurarsi nell’acquisto di un qualsiasi diamante occorre verificarne il "certificato" che  ne garantisce le caratteristiche.
I certificati vengono rilasciati da apposite società internazionali abilitate a svolgere questo compito. Le principali e riconosciute in tutto il mondo sono Gia, Hrd ed Igi.
Ogni certificato è numerato e deve contenere l’esatta descrizione del diamante e delle sue caratteristiche.

Personalmente ritengo che nella scelta del diamante da investimento sia necessario seguire la logica giapponese del "chi più spende, meglio spende".
Le pubblicità che parlano di diamanti da investimento acquistabili per cifre popolari ed intorno ai 5-6 mila euro non la raccontano giusta.
Un investimento in diamanti ben fatto necessita di almeno 40-50 mila euro.

A livello pratico occorre evitare l’acquisto tramite internet o per interposta persona.
Al contrario è necessario pretendere di analizzare visivamente il diamante ed è consigliabile rivolgersi direttamente ad un grossista, magari intraprendendo un viaggio ad Anversa che è la capitale europea dei diamanti.
Rivolgersi ad un grossista è sicuramente la soluzione migliore per riuscire ad ottenere garanzie di qualità ed un prezzo decente e non troppo gonfiato.
È invece da evitare l’acquisto tramite una banca poiché i prezzi che vengono applicati ai clienti sono decisamente gonfiati.
Gli istituti di credito spesso garantiscono il riacquisto ma solo con penali e costi molto alti.
Guadagnare con un acquisto effettuato tramite istituto bancario risulta arduo poiché si acquista a prezzi gonfiati (a cui si deve aggiunge l’Iva) e si rivende con pesanti commissioni.
Se il prezzo del diamante non si è rivalutato in modo molto generoso nel corso degli anni, se ne va tutto in commissioni e come al solito chi ci guadagna è sempre e solo la banca...
Attenzione anche all’acquisto tramite gioielliere perché il ricarico applicato può essere notevole.

Una volta acquistato il diamante occorre affrontare il problema della custodia e dell’assicurazione.
E’ sicuramente possibile custodirlo celato in qualche angolo di casa ma è sicuramente più sicuro in una cassetta di sicurezza.
Molto diffusa anche la stipula di una assicurazione ma nella realtà, a causa dei costi elevati, ha senso per pietre di una certa importanza piuttosto che per modesti importi.
I costi di custodia ed assicurazione ovviamente possono incidere in modo consistente sul rendimento dell’investimento.

Nel corso degli anni si sono fatti strada anche i diamanti artificiali, ossia quelli creati in laboratorio.
Al momento i diamanti artificiali vengono utilizzati quasi esclusivamente in ambito lavorativo ed industriale e la loro qualità non è eccelsa.
Ma in futuro non è da escludere che verrà raggiunta una buona qualità con un prezzo basso o comunque contenuto.
A questo punto si apre un quesito: se si raggiungeranno buoni risultati dal punto di vista qualitativo e di costo, cosa succederà al prezzo dei diamanti naturali?
A logica potremmo dire che all’aumentare dell’offerta di diamanti, in teoria dovrebbe calarne il prezzo.
Altri pareri, che però sono di parte ed in conflitto di interessi perché provenienti da addetti ai lavori, affermano che invece il diamante naturale conserverà un prezzo maggiore rispetto al diamante artificiale.
Tutto può essere e non ho una risposta a questo quesito ma è sicuramente una spada di Damocle di cui tenere conto.

In definitiva, direi che l’investimento in diamanti offre degli innegabili pregi ma personalmente credo che i difetti abbano un peso maggiore.
Investire in un prodotto il cui prezzo è molto soggettivo e nebuloso (i prezzi del listino Rapaport sono consultabili solo dai grossisti), con gravi problemi di liquidità quando si vuole vendere e che non garantisce di ottenere un rendimento reale positivo (ossia superiore all’inflazione) non rientra nei miei gusti.
L’investimento in diamanti presenta dei rischi che non amo correre e che mi fanno dubitare che sia davvero un bene rifugio adatto al piccolo risparmiatore.
Per chi è del settore è probabile che ci siano margini di manovra e di guadagno ma per un privato la vedo dura!
Del resto, mi sembra che la pensino così anche le banche centrali mondiali che acquistano oro ma non diamanti...e ci sarà un motivo!


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Autore: Gabriele Bellelli

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