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mercoledì 3 agosto 2016

Il punto sulle banche centrali

Le borse asiatiche sono state messe sotto pressione questa notte e il motivo alla base di ciò è che il mercato inizia a chiedersi se realmente la Bank of Japan (BoJ) deciderà di potenziare l’attuale pacchetto di stimoli monetari. L'indice giapponese Nikkei si trova infatti a segnare un deciso – 1.96%, l’Hang Seng -1.63%, l’ASX australiano -1.25% con il solo Shangai Composite che riesce a rimanere in territorio, seppure leggermente, positivo facendo registrare un +0.08%.
Negli ultimi giorni si è visto un movimento interessante sui titoli di Stati giapponesi; se infatti la visione degli operatori riguardo la probabilità di un intervento della BoJ sta mutando nel senso che, come detto, non ci si aspettano ora interventi immediati, la reazione degli operatori è stata immediata con conseguente forte aumento della volatilità sui titoli di Stato.
Sempre a proposito di banche centrali e di possibili delusioni da mancati stimoli, domani sarà il turno della Bank of England (BoE) che già in occasione del suo ultimo meeting aveva sorpreso il mercato decidendo di non intervenire in nessun modo.

Per domani operatori e analisti sono concordi nell'attendersi la comunicazione, da parte di Mark Carney, di un taglio ai tassi di interesse di 25 bps. Sarà molto interessante vedere se il Monetary Policy Committee deciderà di mostrare ancora i muscoli per dimostrare che il Brexit non rappresenta un problema o se si allineeranno all'attesa del mercato allentando quindi la politica monetaria.
Dove la situazione, almeno all'apparenza, pare essere certamente meno chiara è negli Stati Uniti.

 Dopo il Brexit le attese del mercato erano perché i tassi rimanessero fermi fino al 2018, poi una serie di buoni dati aveva riaperto le porte ad un intervento  più ravvicinato ma i numeri usciti più di recente, che da un punto di vista macro non sono stati ottimi, hanno spinto nuovamente in avanti l’attesa per il prossimo intervento al 2018.
Per quanto riguarda il 2016, l’analisi dei futures sui tassi di interesse ci mostra come non solo il mercato ritenga pressoché impossibile un aumento dei tassi di 25bps da parte della FED  ma come, addirittura, non escluda la possibilità di un taglio.

 Questa dinamica va, nei fatti, a cancellare quello che era stato il principale driver degli ultimi anni e cioè la divergenza tra le politiche monetarie di FED e delle altre grandi banche centrali.
Autore: Bonetti Financial Fonte: News Trend Online

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