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mercoledì 10 agosto 2016

Faber: aspettatevi un crollo sul mercato Usa

La borsa statunitense sta registrando un nuovo periodo di massimi storici su tutti gli indici, un andamento che, però, non ha impressionato Marc Faber. Anzi...

La view di Faber

L'autore del Gloom, Boom&Doom Report ha interpretato questo andamento come una dimostrazione della sopravvalutazione dei listini a stelle e strisce, listini che, fragili nelle fondamenta, potrebbero essere soggetti a nuovi cali, se non addirittura crolli del 50%.
Infatti i rialzi non sarebbero frutto di acquisti bensì delle ormai ipercollaudate tecniche di buyback e di fusioni tra società. In particolare il buyback, cioè il riacquisto delle proprie azioni da parte di un'azienda, permetterebbe l'annullamento di un gran numero di esse con la diretta conseguenza di un aumento sulla quotazione, senza che nessuno abbia messo mano ai fondamentali né ci sia stato alcun investimento od operazione di sorta per la creazione di valore intrinseco al di fuori del riacquisto in sé, tra l'altro ottenuto con finanziamenti facili come da diverso tempo accade per le grandi aziende, grazie ai tassi bassi voluti dalla Fed.
I mercati Usa, quindi, non sarebbero in fase di avanzamento bensì di retrocessione e lostesso Faber non ha escluso che questo porti ai livelli di 5 anni fa se no addirittura oltre, ovvero quando il principale listino Usa, l'S&P500, girava intorno ai 1.100 punti.

Intanto, proprio nel momento in cui Faber lanciava l'allarme e cioè lunedì scorso, l'S&P toccava i suoi massimi a 2.185 punti.

M&A e Buyback sotto accusa

A dimostrazione di questo ci sarebbe il fatto che i rialzi non sarebbero distribuiti in maniera omogenea tra le società, bensì concentrati su pochi, grandi nomi che, da soli, sarebbero in grado di decidere e condizionare le sorti del mercato.
Una situazione resa ancora più delicata vista l'enorme quantità di liquidità immessa dalle banche centrali all'interno dei mercati, liquidità che già nel recente passato ha creato una fortissima volatilità, protagonista anche del futuro. Guardando nello specifico dell'azionario a stelle e strisce, Faber individua, però, un'azione che presto potrebbe crollare arrivando addirittura ad azzerare il suo valore: Tesla.

Il motivo è semplice: stando alle sue parole, quello che la Tesla produze può essere offerto da qualsiasi altra azienda del settore automobilistico a prezzi inferiori e magari anche con una maggiore efficienza.
L'unico motivo per cui finora gli altri competitors non sono entrati in campo è che il mercato di riferimento, quindi le auto elettriche, non è abbastanza grande, ma nel momento in cui dovesse diventarlo, quindi apparire come appetibile, allora si assisterà all'invasione e, probabilmente, alla fine di Tesla. 
Fonte: News Trend Online

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