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lunedì 8 agosto 2016

Downgrade in vista per Dbrs? Tutti i pericoli per l'Italia


L’Italia non è in un momento d’oro: tra banche, incertezze politiche, problemi di deflazione e stasi economica, la nazione del tricolore vede un panorama in chiaroscuro.

Numeri e rating delle agenzie internazionali

Anche per questo motivo venerdì scorso Dbrs ha corretto il suo outlook, cioè le sue prospettive per l’economia italiana, da stabile a negativo.
E data la situazione, nulla vieta che presto anche le altre agenzie di rating possano decidere di seguirla. Infatti Moody’s, S&P e Fitch non sono certo entusiaste della nazione. 
Anche perché tra le quattro maggiori agenzie di rating Dbrs è l’unica che ancora conserva un giudizio A sul nostro debito, condizione primaria affinchè la Bce possa rifinanziare le banche con tassi molto vantaggiosi: tolta anche questa il rischio di un'altra zavorra per le nostre banche è concreto.

Guardando infatti alle altre agenzie Moody’s ha un giudizio che non va oltre il Baa2, quello di Fitch è BBB+ mentre Standard&Poor, drasticamente, ha deciso per un BBB-. 
Prospettive più o meno tutte uguali sulla stabilità.

Lo scetticismo di Dbrs

A creare i dubbi sulla tenuta dei conti nazionali non solo il mastodontico debito pubblico che continua a crescere arrivando a maggio al suo nuovo record di 2.241,8 miliardi ovvero un aumento del 10,9% rispetto ad aprile, ma anche una crescita sempre più stentata: i dati Istat di venerdì riguardanti la produzione industriale hanno evidenziato un calo dello 0,4% su maggio, a sua volta già oggetto di un altro calo a -0,6%.

A questo si aggiungano anche altri due fattori più che evidenti soprattutto sui mercati. Il primo è l’incertezza politica con il futuro referendum costituzionale e la possibile caduta del governo. In questo caso si prospetterebbe un ritorno alle urne con un possibile exploit dei movimenti euroscettici i quali, come è accaduto in altre realtà come Spagna o Austria, pur non conquistando la maggioranza assoluta, potrebbero frazionare lo scenario politico italiano rendendo difficile, se non impossibile, la creazione di una forza unitaria per governare.

Il tutto mentre Londra dovrà trovare un accordo con il resto dell’Europa per la sua uscita dall’Unione e in contemporanea, il Vecchio Continente sarà in attesa di quel 2017 in cui continuerebbe l’ondata di elezioni sparse per tutto il territorio europeo visto che l’anno prossimo saranno chiamate alle urne le nazioni economicamente più rilevanti con Austria, Francia, Germania e Olanda.

Le banche e la tempesta del credito

Il secondo fattore da monitorare per Dbrs è la tempesta sul settore bancario, una realtà tutta europea ma anche una fragilità italiana in particolare. Ed è proprio il settore del credito il primo che sconterebbe le conseguenze di un cambio di rotta sul rating di Dbrs.

Venendo meno la A le banche dovrebbero fornire maggiori garanzie alla Bce oppure vedersi tagliati dei canali di rifinanziamento. Sullo sfondo delle paure di Dbrs anche la crescita economica: il +1,2% per il 2016 sembra essere un dato rimasto solo nelle stime del governo italiano, stime che non trovano riscontro nè con la realtà effettiva nè con le proiezioni degli altri organismi internazionali, primo fra tutti il FMI che, proprio all’indomani della pubblicazione delle cifre sul debito pubblico a metà luglio, decise di rivedere al ribasso le stime per il 2016 facendole arrivare sotto l’1% per quest’anno e a stento all’1% per il 2017, piccole limature rispetto alle precedenti stime che vedevano un +1,1% sul 2016 e un +1,3% per il 2017.

Come se ciò non bastasse, c’è anche la previsione di Barclays a diffondere scetticismo sul Belpaese visto che per il 2016 non si dovrebbe arrivare oltre un +0,7%, ancora meno della precedente stima di +0,8%. Troppo poco per una nazione che dallo scoppio della crisi, cioè nel giro di circa 8 anni ha perso circa il 10% del Pil.
Fonte: News Trend Online

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