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giovedì 11 agosto 2016

Dove investire per i prossimi 10 anni secondo Marc Faber


Lo scetticismo di Marc Faber è noto a molti: drastico sulle strategie delle banche centrali che nel tempo hanno creato numerose bolle, diffidente sulle reali possibilità dell’economia Usa, storicamente locomotiva economica del mondo ma che, secondo le sue previsioni, è destinata a vedere crollare il proprio mercato azionario del 50%.

Crollo a Wall Street

Di qualche giorno fa, infatti, le sue dichiarazioni secondo cui i recenti rialzi dei mercati Usa e i record storici da esso registrati, non siano altro che l’ennesima dimostrazione di una sopravvalutazione dei listini a stelle e strisce.

la vera. 
L'autore del Gloom, Boom&Doom Report attribuisce questo rally non certo alla presenza di fondamentali sani e di un terreno produttivo florido, bensì a più banali tecniche di finanza ovvero i famosi buyback e le sempre più numerose fusioni che permetterebbero alle azioni delle società interessate di registrare un rialzo senza che queste facciano alcuna modifica (o anche investimenti di sorta) per migliorarsi.
Una dimostrazione arriva anche dal fatto che, secondo lui, la Fed non potrà permettersi il lusso di modificare al rialzo i tassi di interesse: i dati sull'occupazione sono molto discutibili guardando alla qualità del lavoro creato e non solo ai numeri.

A questo si deve aggiungere il fatto che in Europa bond per oltre 12 trilioni di dollari offrono interessi negativi: qualora la Fed dovesse decidere per una stretta sul costo del denaro si vedrebbe un dollaro troppo forte. 

Il QE c'è ancora, ovunque ed è troppo

Non solo, ma anche se ufficialmente il QE della Fed è stato interrotto, non è certo stato interrotto il trend su scala mondiale, lo stesso che offre un’incredibile quantità di liquidità: oltre al Giappone, che ha recentemente confermato la sua intenzione di incrementare le misure già prese, forte anche di un consenso politico che vede il partito del premier Shinzo Abe padroneggiare entrambe le Camere, anche la BoE è stata costretta la settimana scorsa a riaprire il suo Quantitative Easing e a portare il livello del costo del denaro al minimo storico in oltre 322 anni di vita della banca.
L’economia mondiale rallenta anche per un altro motivo: la corsa di questi ultimi anni, continua Faber, è stata dettata dalla crescita incontrollata e squilibrata della Cina, ora che la Cina è in rallentamento innegabile, in molti si chiedono chi prenderà il suo posto.

La view per i prossimi 10 anni

Sempre ammesso che esista una nazione che possa sostituirla. Il nuovo fronte di investimento per Faber si chiama India.
In realtà gli investitori devono abituarsi a guardare oltre il proprio orticello ed imparare ad avere un approccio di larghe vedute. Infatti le valutazioni per i mercati emergenti sembrano essere più attraenti rispetto a quelle statunitensi se si prende come raggio d’azione un periodo di 10 anni, ovviamente sempre che nel frattempo non arrivi un crollo di dimensioni globali.

Il problema degli emergenti e dell’India in particolare, è che le società più sane sono anche quelle che, sui mercati, risultano essere più costose. Ma a favore della nazione restano proiezioni di crescita che parlano di una forchetta tra il 4 e il 6% con politiche business friendly già sul tavolo.
Purtroppo la strada per la loro applicazione risulta essere piuttosto lunga vista la realtà normativa indiana. Inoltre è bene monitorare l’azione della banca Centrale indiana e della sua volontà di svalutare la rupia con l’entrata in scena del nuovo governatore. In quel caso sarebbe un’occasione puntare su quelle azioni che sono avvantaggiate dall’export. 
Fonte: News Trend Online

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