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martedì 2 agosto 2016

Dimon: Pil Usa al 4% col prossimo presidente


Jamie Dimon Ceo di JP Mogan ha una visione positiva sull'economia degli Stati Uniti, in particolare quella di lungo termine, una view che però è sottoposta a una condizione: il prossimo presidente Usa.

Il perno centrale

A prescindere da chi sarà, sebbene la finanza abbia già decretato il suo candidato, Dimon è convinto che se il prossimo inquilino della Casa Bianca implementerà i programmi di riforma, il Pil potrà arrivare anche al 4%.

Un numero forse troppo ottimista visto il risultato del secondo trimestre 2016 arrivato a 1,2% su attese al 2,6% e per giunta con alle spalle tagli anche sui precedenti risultati dei primi tre mesi del 2016 che da un iniziale 1,1% sono arrivati allo 0,8%

E le banche?

Ebbene secondo quanto dichiarato da Dimon le banche hanno ancora bisogno di un piccolo aiuto.

La maggior parte dei titoli bancari, sia in Europa che negli Usa, sono in calo nel 2016, anche a causa di un persistere dei tassi di interesse particolarmente bassi, a differenza di quanto, invece ci si aspettasse da tempo. Per riuscire a sbloccare una situazione di stasi, molti istituti di credito hanno dovuto dar vita a una serie dismissioni e tagli del personale.
A questo si aggiunga il fatto che sia democratici che repubblicani, sull'onda dei numerosi scandali finanziari a loro volta figli della crisi del 2008, stanno pensando di reintrodurre la cosiddetta norma Glass-Steagall cioè quella serie di leggi che dividevano le banche commerciali da quelle di investimento il cui business era giudicato più rischioso.

I numeri di JP Morgan

Intanto poco più di 15 giorni fa la banca d'affari ha presentato il rendiconto del secondo trimestre 2016: numeri alla mano l'utile netto è stato pari a 6,2 miliardi di dollari, cioè 1,55 dollari per azione, in calo rispetto ai 6,29 miliardi di dollari dello stesso periodo dello scorso esercizio.

E' andata meglio per i ricavi complessivi che hanno battuto le quote di mercato arrivando a 25,21 miliardi di dollari. Guardando alle singole voci, l’area consumer banking ha visto utili in aumento del 5% sullo stesso periodo del 2016 mentre positivo è risultato anche il comparto investment banking con utili a +6%.
Ma secondo Dimon il vero problema cui prestare attenzione non è la struttura del sistema bancario (per lui la divisione tra banche commerciali e di investimento sarebbe preosscchè ininfluente) ma la situazione dell'Europa all'indomani del referendum inglese con il quale Londra ha sancito la sua volontà di uscire dall'Unione.

A differenza della maggior parte degli osservatori, che considerano ormai superata, soprattutto sul fronte statunitense, la paura del divorzio, per Dimon la situazione è ben diversa. Infatti un avvenimento del genere, costituisce un precedente pericoloso che potrebbe minare le fondamenta della stabilità dell'intera Eurozona pur non essendo Londra una nazione che ha adottato la moneta unica.
Anche perché il processo che porterà alla nascita di un'Inghilterra separata dall'Ue è ancora lungo e incerto e potrebbe richiedere anche 5 anni, durante i quali l'unica protagonista sarà l'incertezza, la prima nemica dei mercati.
Fonte: News Trend Online

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