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giovedì 11 agosto 2016

Come investire in Usa a prescindere da chi vincerà le elezioni


Mancano poco più di due mesi alle elezioni presidenziali che dovranno decidere il nuovo inquilino della casa Bianca, in una lotta che appare tra le più paradossali degli ultimi decenni. E che proprio per questo sta mettendo in confusione molti investitori. 

I due fronti

Da una parte l'eccentrico Donald Trump, nuovo della scena politica, meno di quella televisiva, il quale, novello istrione, ha capito come raccogliere malumori e dissensi della classe operaia messa da parte dai nuovi accordi voluti dai democratici, ma anche le paure di un mondo dempre più internazionale e che, non da oggi, si scopre anche sempre più fragile al dialogo.

Dall'altra parte Hillary Clinton, ex First Lady con la presidenza alquanto discussa di Bill Clinton, già senatrice e segretario di stato, recentemente coinvolta in uno scandalo per alcune manovre interne al suo partito con le quali si è tentato di boicottare il suo diretto avversario alle primarie Bernie Sanders.
Uno scandalo che è costato alla Clinton l'unità del suo stesso partito, diviso in due tra chi la sostiene e chi, invece, si è sentito tradito per un atteggiamento non certo idoneo per chi aspira a occupare la poltrona più importante al mondo. Il paradosso sta nel fatto che lo stesso problema lo deve affrontare anche Donald Trump le cui dichiarazioni molto lontane dal politically correct hanno suscitato più di un dissenso all'interno del partito Repubblicano dove in molti hanno deciso di protestare contro la sua candidatura, poi vinta.

Le previsioni sbagliate della Fed

Ma al di là di tutto questo, resta una realtà incontestabile: le elezioni sono sempre fonte di instabilità sui mercati, ancora di più se si tratta della prima economia al mondo la quale, inoltre, è anche al centro di una discussa e imprevedibile manovra di normalizzazione della sua politica monetaria.

Dopo anni di tassi agevolati, infatti, la Fed aveva fatto intendere alla fine dell'anno scorso, che la situazione era ormai avviata verso una stabilizzazione e un miglioramento costanti. Peccato che ciò non sia mai avvenuto tanto da portare l'ex governatore della Fed, Ben Bernanke a dichiarare proprio oggi che gli esponenti della Banca centrale statunitense hanno palesemente sbagliato le proprie previsioni adottando una view troppo ottimista.
Per questo motivo, adesso, dopo aver letteralmente preso un granchio, la maggior parte di loro non se la sentirebbe più di esporsi, preferendo perciò attendere ancora. E per lungo tempo. Inoltre, come fa notare Matt Miller, analista politico di Capital Group, durante le elezioni presidenziali, per ovvi motivi di campagna elettorale, il clima diventa turbolento e teso anche perché i canditati sollevano i problemi presenti sul tessuto sociale ed economico, quelli verso cui gli elettori sono più sensibili.

Come investire negli Usa a prescindere da chi vincerà 

Per questo motivo chi ha deciso di investire negli Usa deve attendere che si plachino i nervosismi del momento e non guardare a quelle che lui definisce le “distorsioni di breve termine rimanendo concentrati sui risultati di lungo periodo senza voler sfidare il mercato pretendendo di prevederne i movimenti”.
Anche perché il vero obiettivo di chi investe non è quello di guardare alle conseguenze derivanti dalla vittoria di uno o dell'altro fronte ma riuscire a trovare la solidità economica e investire su quella.

Guardando infatti agli investimenti degli ultimi 80 anni sull'S&P500 ed analizzando quelli fatti nei rispettivi anni elettorali, si scopre che nel 99% dei casi il guadagno è arrivato nei 10 anni successivi all'elezione in sé e a prescindere dal partito vincitore. L'unica eccezione?
La vittoria di George Bush su Al Gore nel 2000, un'edizione che divenne famosa non solo per i fatti di cronaca che contrassegnarono la presidenza del vincitore (Bush) come ad esempio la crisi finanziaria del 2008 e, ancora prima il crollo delle Torri Gemelle, ma anche dal fatto che la sua elezione avvenne dopo lo scoppio dello “scandalo Forida 2000” ovvero una serie di ricorsi per le pessime modalità di voto (alcune schede dovevano essere bucate in uno spazio di meno di mezzo centimetro con apparecchi imprecisi che crearono molte schede nulle) che durarono oltre 36 giorni e che portarono la Corte suprema degli Stati Uniti a decretare vincitore l'11 dicembre 2000, George W.Bush ma solo perché la decisione dei giudici bloccava di fatto il riconteggio manuale di tutte le schede dello stato della Florida.

In quell'occasione Bush vince per uno scarto pari allo 0,00009%.
Fonte: News Trend Online

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