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mercoledì 31 agosto 2016

Brexit: Londra 1 catastrofisti 0. Per adesso


Chiunque si aspettava un evento apocalittico è rimasto deluso. Gli allarmi lanciati non solo dai soliti catastrofisti ma anche dalle più prudenti organizzazioni internazionali, vedevano il divorzio di Londra dall'Unione come il primo tassello non solo della disgregazione del progetto europeo e, quindi, della moneta unica, ma anche della fiorente economia britannica.

L'allarme partiva dall'alto

Una view talmente cupa da spingere i vertici della Bank of England, all'indomani dei risultati del referendum, a tagliare ai minimi storici (una storia ultrasecolare lunga oltre 620 anni) i tassi di interesse, in modo da stimolare un'economia che, a quanto si prevedeva, sarebbe stata comatosa nel migliore dei casi.

Ebbene le conseguenze sembrano essere, almeno per il momento, più folcloristiche che finanziarie. Infatti stando a quanto cita il filo-conservatore ed euroscettico Daily Telegraph Londra dovrebbe puntare a ripristinare il sistema metrico imperiale tornando perciò al più desueto sistema di once e pound, in realtà ben radicati nella mente degli inglesi ma non usate nel commercio di tutti i giorni, supermercati compresi.
Chi invece volesse guardare a una situazione forse più incisiva potrebbe invece volgere l'attenzione agli investimenti esteri.

Londra piace, nonostante tutto

Ebbene tra il marzo 2015 e l'aprile 2016, il flusso di investimenti verso la capitale britannica ha visto un aumento dell'11% come confermato dal Ministero del Commercio Internazionale guidato da Liam Fox, dipartimento nato a sua volta proprio in seguito al referendum e il cui compito è quello di tutelare gli interessi di Londra creando nuove alleanze commerciali e favorendo gli scambi co la rete dei paesi internazionali in vista della rinegoziazione degli accordi.

Un trend che ha permesso il rafforzamento dell'occupazione (+83mila posti di lavoro) e che è stato favorito da un ambiente storicamente business friendly come da sempre è quello di Londra. E proprio l'apertura è la prima carta che la nazione di Sua Maestà ha intenzione di giocare per attrarre nuovi capitali, uita alla flessibilità delle normative e , ancora di più alla possibile serie di facilitazioni fiscali in arrivo.
Resta ad ogni modo il punto interrogativo sul futuro dal momento che l'incertezza per le suddette rinegoziazioni resta un fattore zavorrante, al di là dell'entusiasmo immediato: il paradosso che si creato (uno dei tanti nato nel post Brexit) è infatti proprio quello che vuole il protezionismo tipicamente britannico come forza principale ad aver spinto Londra fuori dall'Unione dandole un'apparente, maggiore, libertà, ma allo stesso tempo quel protezionismo potrebbe essere poi il veleno che chiuderà le sorti dell'economia di una nazione che, dall'alba della sua nascita, ha fatto del commercio e della finanza la sua linfa vitale.

 
Fonte: News Trend Online

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