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giovedì 11 agosto 2016

Banche: entro 2020 fuori altri 16 mila lavoratori


Quando si parla di crisi delle banche il primo pensiero va ai mercati finanziari, ai risparmiatori in pericolo con le nuore regole del bail in, all’intero sistema europeo che si trova di fronte a una rivoluzione copernicana, alla Bce che deve riuscire a stimolare l’economia senza farsi scappare di mano l’inflazione.

Licenziamenti in vista

Ma crisi delle banche significa anche, anzi soprattutto, taglio dei costi e ottimizzazione delle risorse, due operazioni che si ottengono anche sacrificando gli impiegati delle banche stesse.

E i numeri sembrano confermarlo: statistiche della Fabi denunciano 11.988 licenziamenti fatti dal 2013 ad oggi mentre altri 16.109 lo saranno entro il 2020. In nome delle necessarie ristrutturazioni del previste dagli accordi sindacali degli ultimi piani industriali. Guardando ancora ai numeri del report si scopre che il taglio non riguarderà solo le unità lavorative ma anche gli sportelli (-3.972 sportelli, di cui 1.697 dal 2013) sulla scia di servizi di home banking sempre più diffusi che hanno reso costosa e obsoleta l’assistenza dell’operatore in carne ed ossa.

Ecco allora che, analizzando la composizione di chi è rimasto, si evidenzia una fascia d’età piuttosto alta (45-55 anni) composta per lo più da dirigenti. Una rivoluzione copernicana, come detto all’inizio, che ha creato anche una serie di riallocazione delle risorse e dei compiti con conseguente disorientamento anche della clientela: taglio delle filiali (4.439 sul territorio nazionale sono state chiuse o cedute) accentramento di servizi in alcune determinati uffici e, in parallelo, mini agenzie,  riduzione del personale e, quindi, anche dei servizi e dell’assistenza offerta nelle zone più limitrofe.

Blocco della formazione

Paradossalmente c’è anche il problema della stagnazione professionale: sempre l’Abi denuncia che il 38,5% dei lavoratori bancari, cambia mansione in media ogni 6 anni, un lasso di tempo troppo lungo per permettere un miglioramento delle competenze professionali e lo sviluppo di una flessibilità sempre più necessaria nell’ambito di quello che la Fabi definisce un modello di banca “hub” che torni ad occuparsi di recupero crediti e attività legali, consulenza in materia fiscale, con personale maggiormente specializzato e che permetta perciò di sviluppare nuovi campi d’azione per la banca stessa e, al contempo mantenere, se non aumentare, i livelli occupazionali parallelamente ai ricavi.
Fonte: News Trend Online

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