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giovedì 11 agosto 2016

Anche il FMI non si fida dei tassi negativi


Le Borse partono in ordine sparso con Piazza Affari debole dall’inizio ma che alle 12 riesce a raggiungere, se non altro, il territorio positivo con un saldo pari a +,18%. Non così invece per Londra che, poco prima delle 12 registra un passivo di -0,3%. Diversa invece la situazione del Dax (+0,56%) e del Cac40 a +0,7% poco prima di mezzogiorno. 

Incertezza sui tassi negativi

Cresce però l’incertezza sulla sfida che ormai rappresentano a tutti gli effetti i tassi negativi.

Di qualche giorno fa l’allarme del WSj secondo cui i tassi negativi, adottati per favorire la circolazione del denaro e dissuadere i risparmiatori dal tenerlo chiuso in banca, stia in realtà ottenendo l’effetto opposto e cioè quello di trasmettere un messaggio di crisi e di urgenza, portando, quindi, non solo ad aumentare il risparmio in sè, ma a cercare forme di investimento che prevedano asset rifugio.
Una conferma arriva proprio dal report pubblicato oggi 
dal World Gold Council (Wgc) che sottolinea come ci sia stato un forte aumento della domanda di oro inteso come investimento.

Oro ocme risposta alla paura

Una diversificazione del portafoglio che invece ha in sè il sapore della paura, soprattutto perchè, spiega l’ìanalisi, le motivazioni vengono dettate dalle incertezze in arrivo sul fronte Brexit (tempi, modalità e risultati del divorzio di Londra dall’Ue) ma anche su quello dell’incertezza geopolitica con più di un cigno nero che sorvola l’Europa (Turchia in primis ma anche Siria e Libia), senza contare i numerosi ed altrettanto incerti appuntamenti politici che caratterizzeranno il prossimo biennio e di cui si è potuto avere già un assaggio in questo 2016 costellato non solo dal referendum inglese con  il suo risultato a dir poco sorprendente, ma anche con la Spagna, la cui ingovernabilità di è trascinata per 7 mesi e ha richiesto ben due tornate elettorali, oltre all’Austria e alla Francia con l’avanzata del fronte euroscettico.

Per il 2017 si replica il copione della chiamata alle urne su Parigi, Berlino e anche nei Baesi Bassi dove si profila all’orizzonte la volontà di indire un referendum in stile Brexit.

Il punto interrogativo dell'Italia

Ovviamente non è possibile non considerare anche l’Italia tra le mine vaganti del Vecchio Continente che spingono i risparmiatori a scegliere l’oro: in questo caso Roma può “vantare” non solo il settore bancario in crisi, ma anche il referendum autunnale sulla riforma costituzionale, con cui l’attuale governo del Premier Matteo Renzi rischia di dover dare le dimissioni.

Ecco allora che, sull’onda di una situazione simile, la domanda mondiale del metallo giallo nel secondo trimestre è arrivata a 1.050 tonnellate contro le 910 dello stesso periodo 201. allargando al visuale all’intero primo semestre i numeri diventano 2.335 tonnellate, cifra non distante dal record del primo semestre 2013 quando si toccarono le 2.371. 
Al di là di quanto percepiscono i risparmiatori, resta il punto interrogativo dei tassi negativi o, per meglio dire, delle conseguenze che questi hanno (e soprattutto avranno) sull’economia mondiale vista l’adozione a livello planetario di questa strategia di stimolo.

L'allarme del FMI

Ad accorgersi dell’incongruenza è stato anche il FMI che, pur riconoscendo i lati positivi di uno strumento che ha allentato o costi di finanziamenti per banche e privati permettendo una miglior circolazione del credito, porta con sè non poche incognite soprattutto sul lungo periodo sia sull’economia ma, soprattutto per le banche.

Sono infatti le banche che, storicamente, riescono a ritagliare margini di guadagno sfruttando i tassi di interesse: venendo meno quelli verrebbe meno una fonte vitale per l’esistenza stessa e la sicurezza dei conti. Gli istituti, fa notare il FMI, hanno sopperito, momentaneamente, con ritocchi sulle commissioni e riuscendo ad aumentare i volumi di prestito, volumi che, allargando la view sul lungo periodo, non è una garanzia anche per il futuro.
Alla luce di questo, lo stesso Fondo si chiede per quanto potrà reggere quella che pare a tutti gli effetti una misura emergenziale?  Il discorso è semplice: la presenza di tassi bassi è ormai una realtà ovunque e che sarà tale ancora a lungo. La Bce ha già spiegato la sua intenzione di portarli avanti per lo meno fino al marzo dell’anno prossimo ma, con ogni probabilità il termine ultimo sarà ampiamente posticipato visto che la deflazione, non demorde.

Tregua sulla deflazione

Una piccola tregua è stata registrata in queste ultime settimane: dati Istat vedono per il mese di luglio un indice nazionale dei prezzi al consumo, al lordo dei tabacchi, a +0,2% su base mensile e a -0,1% su base annua contro il precedente dato di -0,4% a giugno.  A questo si aggiunge il fatto che il sistema bancario deve affrontare il problema dei crediti deteriorati, delle norme volute dalla stessa Bce per la messa in sicurezza del capitale, norme e che esigono adeguati accantonamenti e coperture, senza contare l’altalena sui mercati che ha visto anche più di una tempesta sui titoli delle banche con cali evidenti sulla capitalizzazione anche dei grandi nomi.

Cosa significa questo? L’analisi del fondo sottolinea che la volontà della Bce di stimolare l’economia con l’uso dei tassi negativi, rischia di erodere proprio la colonna portante dell’economia stessa e cioè il sistema bancario, meglio perciò che, nel caso si volessero intensificare le misure di intervento, sarebbe meglio guardare altrove: rafforzare il QE permetterebbe un rialzo delle quotazioni de gli asset e, quindi anche la situazione delle banche in sè. 
Fonte: News Trend Online

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