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mercoledì 17 agosto 2016

America: tassi arrosto a Ferragosto!

E figurarsi se loro potevano mancare alla sagra di Jackson Hole, sono anni che tra quantitative easing e tassi, in questo periodo in America, alle feste campestri della Federal Reserve, cucinano tassi arrosto.
Come direbbe il nostro Torquato Tasso, “mai nulla fa chi troppo pensa…”
Incominciamo dal solito Dudley, una vecchia volpe…
(Reuters) – Un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve il mese prossimo è possibile. Lo ha dichiarato William Dudley, presidente della Fed di New York, nonchè vicepresidente del comitato di politica monetaria dell’istituto centrale statunitense. Intervistato da Fox Business Network, Dudley ha sottolineato come probabilmente la Federal Reserve non opererà strette aggressive ma che il momento di un rialzo dei tassi si fa più vicino, alla luce di un’inflazione che sembra essersi incanalata verso il target del 2%. “Siamo più vicini al momento in cui sarà appropriato alzare ulteriormente i tassi d’interesse”, ha affermato Dudley. “Penso sia possibile” alzare i tassi al meeting di metà settembre, ha detto, “dovremo vedere come usciranno i dati”.
A forza di vedersi serviti tassi arrosto in ogni occasione ormai al mercato nessuno più li compra, infatti certe dichiarazioni lasciano il Ferragosto che trovano.
Ma attenzione, questa volta potrebbe essere diverso e a noi va bene così!
Sentiamo invece Lockhart…
(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) – New York, 16 ago – Dennis Lockhart, presidente della Federal Reserve di Atlanta (BSE: ATLANTA.BO - notizie) , non esclude che ci possa essere un rialzo dei tassi di interesse nel 2016 a patto che l’economia americana tenga. Parlando da Knoxville, Tennessee, Lockhart ha spiegato: “In questo momento non sono vincolato ad alcuna politica monetaria ma se la mia fiducia nell’economia risulta giustificata, credo che almeno un rialzo dei tassi potrebbe essere appropriato quest’anno”. La dichiarazione di Lockart arriva a stretto giro dopo quella di William Dudley, presidente della Federal Reserve di New York, secondo cui i mercati stanno sottostimando la possibilita’ di un rialzo dei tassi in Usa facendo capire che una stretta potrebbe esserci gia’ il mese prossimo.
Per lui è ancora possibile che quest’anno ci siano due rialzi dei tassi. E nel 2017 sono possibili due o più strette monetarie.
Fin qui nulla di nuovo e come detto prima il mercato non ci crede, visto il recente indebolimento del dollaro, ma questa volta ripeto, potrebbe essere diverso, basta qualche dato giusto e il gioco è fatto.
Thanks to Econoday
La produzione industriale degli Stati Uniti è cresciuta il mese scorso più delle previsioni e al passo più rapido dal novembre 2014, segnale incoraggiante sull’andamento del settore manifatturiero. Secondo quanto reso noto dalla Federal Reserve, a luglio la produzione industriale è aumentata dello 0,7%, dopo il rialzo dello 0,4% di giugno (rivisto al ribasso dal +0,6% della prima stima). Gli analisti attendevano un incremento dello 0,3%. Rispetto al mese precedente, l’utilizzo della capacità degli impianti è salito di 0,5 punti percentuali al 75,9%, meglio del 75,6% atteso dagli analisti e sopra il 75,4% di giugno. In questo caso si tratta del dato migliore dall’ottobre 2015.(America24)
Anche se con l’inflazione proprio non ci siamo …
Ma come sempre a decidere sarà la politica americana, ops scusate, la signora Yellen…
Ora i fari sono puntati su Yellen. Il governatore della Fed parlerà venerdì 26 agosto al simposio annuale organizzato a Jackson Hole, Wyoming, dove si riunierà il gotha della finanza mondiale.
Attenzione ora perchè arriva il bello e il mercato non sa più quali tassi pigliare…
L’inflazione complica le scelte della Fed
Fino a quando Yellen parlerà, gestori e trader avranno modo di studiare altri dati in arrivo dalla prima economia al mondo. Anche perché se è vero che la piena occupazione è stata ormai raggiunta, la stabilità dei prezzi (l’altro mandato della Fed) è ancora un miraggio. La conferma è arrivata con l’indice dei prezzi al consumo di luglio, rimasto invariato rispetto al mese precedente. La componente core – quella depurata dalle componenti volatili di energia e generi alimentari – è salita solo dello 0,1%. Con un’inflazione che resta lontana dal target della Fed di una crescita annuale del 2%, l’impressione è che il mercato voglia segnali chiari dalla Fed sulle sue mosse prima di iniziare a dare per scontata una stretta imminente.
La Fed dovrebbe alzare il target sull’inflazione?
E l’inflazione potrebbe diventare un tema di discussione dentro e fuori la Fed. Ad iniziarlo ieri è stato John Williams, presidente della Fed di San Francisco. Secondo lui, il target attuale del 2% non è adatto a un’economia con tassi di interesse molto bassi: “Non c’è spazio di manovra sufficiente per le banche centrali di tagliare i tassi in risposta a una frenata dell’economia quando sia i tassi sia l’inflazione sono molto bassi”. In altre parole, nel caso di un’economia è troppo debole, i tassi saranno troppo bassi per essere tagliati. In quel caso, “sarebbe necessaria una maggiore dipendenza da strumenti non convenzionali…potenzialmente anche tassi negativi. In questo ‘new normal’ le recessioni sarebbero più lunghe e profonde, le riprese più lente e i rischi di un’inflazione incredibilmente bassa saranno maggiori”.
L’idea è che un target dell’inflazione più alto “implicherebbe una media dei tassi più alta dando alla politica monetaria più spazio di manovra”. Insomma, la Fed secondo Williams deve adeguarsi a un mondo che cambia. Il fatto che una simile riflessione arrivi da lui, uno dei governatori più ottimisti, stupisce. Anche solo la citazione di tassi negativi (usati per esempio dalla Banca centrale europea e di quella giapponese) ha lasciato a bocca aperta non pochi osservatori. Non è un caso che il dollaro si sia indebolito. Dudley ha giudicato come prematura l’ipotesi di alzare il target dell’inflazione. Ma la confusione e lo scetticismo non mancano anche perché un cambiamento di quel target rischia di mettere a repentaglio la credibilità della Fed stessa.America 24
Godetevi queste ultime giornate di bonaccia, perchè l’aria si sta alzando e in autunno ci sarà davvero da divertirsi.
Autore: Andrea Mazzalai Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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