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lunedì 4 luglio 2016

Wall Street in bilico

Inizia il fallout, le polveri alzate dallo scoppio di quanto hanno deciso gli inglesi stanno cadendo e lasciando spazio a una lettura via via meno appesantita dai toni mediatici. Chi prima del referendum raffigurava l’evento Brexit come una catastrofe economica, oggi si preoccupa di rassicurare tutti che l’impatto non sarà poi così devastante.
Fa parte delle campagne mediatiche programmate per incutere timore ed “educare” il pensiero.
Ora che sappiamo che l’impatto sulla crescita non sarà così rilevante possiamo tornare ad occuparci dei mercati ribadendo ciò che da molti mesi raffiguriamo su ITF News.

Il ciclo del QE globale ha perso efficacia sul lato equity. Gli effetti sui mercati azionari si sono spenti da tempo e ciò che osserviamo rappresenta la risposta della price discovery avviata per cercare nuovi equilibri da cui ripartire.
L’Europa, in barba all’ottimismo (non sappiamo se di maniera o convinto) sbandierato da molti asset manager a dicembre è implosa.
Dopo la reazione primaverile, ha ripreso già dalla fine di maggio a subire il dominio delle vendite. Probabilmente le banche centrali sono più impegnate a dare stabilità al mercato dei bond governativi e a quello dei cambi piuttosto che alle borse. Per tutta risposta l’S&P 500 ha perso quota 2050/30 mettendo in crisi la tenuta del ciclo rialzista che da mesi consente inerzialmente ai prezzi di rimanere aderenti ai massimi allineati nella fascia 2050/2130 dalla fine del 2014.
INDICE S&P500
Gli investitori nelle prossime settimane si concentreranno più sulle risposte che fornirà lo S&P500 che non sugli indici europei.

La Fed per tranquillizzare i mercati ha annunciato a chiare lettere che non intende alzare i tassi nel prossimo futuro, togliendo parte delle possibili preoccupazioni che avrebbero potuto offrire una motivazione in più per vendere.
Pertanto se nelle prossime giornate l’indice non dimostrerà di essere in grado ancora una volta di annullare le criticità evidenziate, vi è il rischio che si apra anche per il mercato azionario americano una fase riflessiva di tenore più significativo rispetto a quanto abbiamo visto agli inizi dell’anno.

Alan Greenspan, nostalgico di notorietà, da tempo denuncia prospettive poco incoraggianti.
Ritornando all’Europa non deve sfuggire alla nostra attenzione il comportamento degli spread sul debito sovrano emerso nell’ultima settimana. I valori sono saliti sino a testare e mettere in crisi significativi livelli di guardia.
In Italia abbiamo toccato e superato infraday quota 150.
SPREAD BUND-BTP
Come già accaduto in precedenza, la BCE ha raffreddato gli umori riportando i valori al di sotto del livello, ma ci si chiede al netto del QE quanto possa essere efficace nel tempo l’azione di tamponamento.
Ancora una volta il nostro Paese manifesta criticità (comparto banche) di difficile soluzione.

La partita valica gli interessi nazionali. Soltanto un risoluzione collegiale può frenare la tendenza regressiva che continua ad erodere la capitalizzazione del nostro mercato e quello europeo. Siamo ritornati al 2011-2012, certo non mancano i soggetti pronti a cogliere le opportunità ma per il momento pare che tutti rimangano alla finestra, o meglio in riva al fiume.
Meglio stare quindi alla larga da situazioni ancora rischiose, parcheggiando il portafoglio su bond globali, emergenti e dollari.
Di Wlademir Biasia
WBAdvisors
Autore: ItForum Fonte: News Trend Online

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