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mercoledì 27 luglio 2016

Unicredit, niente fusione Pioneer-Santander. Analisti perplessi


Non ci sarà aggregazione tra Pioneer e Santander asset management. Il titolo della banca italiana, intanto, vira al ribasso: alle 14 registrava un passivo di circa il 3%

Stop alle trattative

La decisione è arrivata di comune accordo dopo che Unicredit,Banco Santander  e Sherbrooke Acquisition Corp hanno deciso di bloccare gli accordi già stipulati a causa di una mancanza di “soluzioni praticabili per soddisfare tutti i requisiti regolamentari necessari per completare la transazione […] in un arco di tempo ragionevole”.

Per questo motivo con ogni probabilità si procederà ad un’Ipo per Pioner la quale, visto quanto accaduto, rientrerà nel più ampio piano di ristrutturazione dell’azienda.  
In realtà erano già presenti alcuni dubbi circa la possibilità di chiudere un’operazione così ampia e che avrebbe dato vita a un colosso del risparmio gestito con 400 miliardi di asset, forse troppo grande per riuscire ad avere il nulla osta dalle autorità in tempi brevi. 

Ricapitalizzazione e cessioni

Intanto avanzano anche le indiscrezioni che parlano di un inevitabile aumento di capitale che ammonterebbe a circa 5 miliardi di euro in parallelo alla vendita dell’intera quota detenuta su Bank Pekao e Fineco che andrebbe ad aggiungersi a quanto fatto finora e cioè la cessione del 10% di entrambi i nomi.

In particolare dalla vendita della banca polacca Unicredit è riuscita a ricavare 749 milioni di euro; a far gola, però adesso, sarebbe la quota restante in mano al gruppo, quel 40% equivalente a 3 miliardi di euro. Un cambio di programma, dunque, rispetto a quanto previsto dagli analisti i quali, nella maggioranza dei casi, avevano visto l’aumento di capitale come opzionale alle cessioni in toto.

Più di una perplessità dagli analisti

A confermarlo sono gli analisti di Equita che guardano al settore dell’est europeo come a un bacino di grande interesse caratterizzato da tassi di crescita e rendimenti solitamente migliori rispetto a quelli presenti nel resto del gruppo, inoltre sempre l’est europeo sarebbe un mercato nel quale Unicredit, con la cessione, rischierebbe di perdere una presenza utile.

Secondo i calcoli di Equita il cambio di rotta porterebbe a un tasso di rendimento sul patrimonio netto tangibile in calo dal 5,7% al 4,3% per l’anno prossimo e per il 2018 a 0,6% dalla precedente valutazione dello 0,8% con un aumento, in parallelo, del Cet1 il cui valore arriverebbe al 13,2% invece che all’11%.
Ad ogni modo viene confermato il giudizio hold per la banca con un target a 3,1 euro. Più diretta Banca Imi la quale guarda alla semplice ricapitalizzazione come soluzione diretta per la messa in sicurezza del gruppo.  
 
Troppe cessioni, considerando quelle già fatte (10% di Pekao e Fineco) e quelle di cui si potrebbe presto decidere, anche per Mediobanca Securities che conferma un Cet1 al 13% nel caso la strategia, finora solo frutto di indiscrezioni, dovesse tradursi in realtà.

Per lei il rating è un neutral con target a 3,5 euro. 
Fonte: News Trend Online

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