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giovedì 28 luglio 2016

Un difetto fatale nel sistema


BALTIMORE – Il Dow è sceso di 174 punti ieri, il più grande calo in sei settimane.
Non è la fine del mondo. Forse nemmeno la fine dei rimbalzi di quest'anno.
Come ricorderete, ad inizio anno le azioni hanno sperimentato un selloff. Gli investitori sono stati tenuti a galla grazie alle manovre delle banche centrali – svaligiando il mercato del credito a loro nome.
La FED ha cancellato qualsiasi altra mossa di "normalizzazione", rimandandole più avanti nel corso dell'anno.

Le banche centrali in Europa, Giappone e Cina hanno preso provvedimenti più radicali e più spericolati... con la Banca del Giappone che ha seguito l'esempio di alcune banche europee ed è entrata in modalità "ritardata totale" applicando tassi d'interesse negativi.
Ora, secondo la stampa finanziaria mainstream, gli investitori stanno cominciando a preoccuparsi che le banche centrali non sono molto efficaci, dopo tutto.
Per quanto riguarda quest'ultimo punto, hanno ragione; le banche centrali possono solo arrivare ad un certo punto.

Ci hanno condotto in questa situazione e ora la possono solo peggiorare.
Come? Aumentando quella cosa che, in primo luogo, ha scatenato questo pandemonio. Tutto quello che possono fare è aggiungere più debito in un mondo che sta già annegando nel debito.
Se qualcuno ritiene che questa storia potrebbe finire in modo diverso, vorremmo sentire la sua versione.
Ma per quante congetture sconcertanti e assurde si possano esporre, la storia è sempre la stessa: il debito si accumula; i debitori non possono ripagarlo; vanno in rovina. Succede ogni volta.
In un'economia sana – con denaro reale e un settore bancario onesto – le persone commettono errori.

Vanno in bancarotta. I fallimenti poi vengono smaltiti. Gli asset vengono acquistati da altri. Investitori e imprenditori se ne impossessano... e li mettono a buon uso.
Il sistema corregge gli errori... prende i soldi dalle "mani deboli" e li sposta nelle mani "forti", più capaci. Ma adesso l'intero sistema è mal gestito.
Grazie al denaro fiat – e alle banche centrali – i flussi e i riflussi normali nel mercato del credito sono diventati maremoti insidiosi...

innalzando gli asset a picchi assurdi... e poi facendoli schiantare sulle rocce dure della vita reale.
Ecco un gruppo di surfisti le cui tavole sono state rotte di recente: i giovani.
Scrive il Wall Street Journal:
Il 40% degli studenti mutuatari non sta ripagando i propri debiti
Secondo il WSJ ci sono ritardi nei ripagamenti per $200 miliardi in prestiti.
Secondo il Journal questa dovrebbe rappresentare una buona notizia; l'anno scorso era il 46% dei mutuatari che non teneva il passo coi ripagamenti.
E Bank of America ci dice che anche i mutuatari aziendali presto finiranno sulla spiaggia. Ecco la notizia da Bloomberg:
Quando arriverà la prossima ondata di default aziendali, potrebbe danneggiare gli investitori più di quello che si aspettano.

È probabile che le perdite sulle obbligazioni di società in default saranno superiori rispetto ai cicli precedenti, perché gli emittenti statunitensi hanno più debito in rapporto al loro patrimonio, secondo gli strateghi di Bank of America Corp. Gli alti livelli d'indebitamento significano che se una società effettua liquidazioni, i ricavi devono coprire più passività.
"Abbiamo più debito aziendale che mai e più leva finanziaria che mai, cosa che aumenta il potenziale di un dolore economico maggiore", ha detto Edwin Tai, un gestore di portfolio presso Newfleet Asset Management.
Le perdite stanno già aumentando [...].

Nei tempi difficili gli investitori obbligazionari societari perdono, in media, circa 70 centesimi a dollaro quando un mutuatario va in bancarotta. In questo ciclo, tale cifra potrebbe avvicinarsi a quella della metà degli anni '80 [quando le perdite si avvicinavano a 80 centesimi a dollaro], hanno detto gli strateghi di Bank of America.
Tali perdite risulterebbero le peggiori degli ultimi decenni [...].
In un post precedente abbiamo avvertito dell'esistenza di un "difetto" fatale nel sistema.
Abbiamo parlato della mancanza di dollari fisici. Durante una crisi del credito, abbiamo sostenuto, gli Stati Uniti finirebbero rapidamente a corto di dollari reali.

I bancomat verrebbero spenti. L'intero sistema verrebbe bloccato. Ma c'è di più...
Stiamo ancora cercando di capire come funziona, ma questa sembra essere una delle sfumature più assurde di tutta la storia. Vedete, il credito ha una particolarità che il denaro reale non ha.
Se io presto un dollaro reale, voi avrete un dollaro da spendere e io no.
Poi, quando lo ridate indietro, io avrò il dollaro da spendere e voi no. In entrambi i casi, l'offerta di moneta resta invariata.
Il dollaro di credito è diverso. Quando le banche prestano un dollaro di credito, lo "creano" dal nulla con pochi tasti su un computer. Il dollaro da spendere non esisteva prima.

Fin qui tutto bene. Ma quando lo si ripaga, cosa succede.
Scompare come se... beh... come se non fosse mai esistito. L'offerta di denaro si contrae.
Dovremmo dire, "anche se viene ripagato, l'offerta di denaro si contrae." Perché ci sono altri modi in cui il denaro scompare.
I tassi d'interesse negativi, ad esempio, inducono la gente ad accumulare denaro, o addirittura ad aumentare i risparmi in banca, come sta accadendo in Giappone.
In entrambi i casi, il denaro sparisce dalla circolazione... riducendo la "velocità del denaro"... e facendo scendere l'offerta di moneta disponibile. La spesa va giù, non su.
L'effetto è l'esatto contrario di ciò che i cosiddetti policymaker promettono.
Abbiamo l'ennesima prova che c'è qualcosa che non funziona.

Non per Janet Yellen, né per nessuno dei suoi deliranti amici banchieri centrali di tutto il mondo.
I loro trucchi non funzionano più. Hanno fatto il passo più lungo della gamba.
Di Bill Bonner
Traduzione di Francesco Simoncelli
Autore: Francesco Simoncelli Fonte: News Trend Online

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