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lunedì 4 luglio 2016

Tutti i colpi che distruggeranno l'Europa. Dalla base


Che si sia trattato o meno del cigno nero il cui compito era quello di destabilizzare il già precario equilibrio europeo è difficile da stabilire dal momento che, pur essendo sotto gli occhi di tutti da diverso tempo la possibile uscita di Londra dall'Unione Europea era stata data per impossibile.

La paura di quanto avrebbe potuto accadere

Anche se, da altrettanto tempo, con una lungimiranza invidiabile se non addirittura sospetta, le maggiori organizzazioni internazionali, si erano preparate non solo avvisando ripetutamente sulle possibili conseguenze nefaste di un divorzio ma anche con piani concreti per salvare la situazione e impedire, o per lo meno limitare, le tempeste in arrivo sui mercati.

Alla fine il 23 giugno è stata una giornata storica, se non altro per l'imprevedibilità di un risultato che ha portato con sé più di un problema. Sì, perché non tutto era stato previsto. Ad esempio non era stato previsto il voto della Scozia, fortemente a favore dell'Unione ma allo stesso tempo contrario all'Inghilterra.
Così come non era stato previsto l'addio del Premier Cameron il quale era stato il promotore del referendum-boomerang, mentre imprevisto era anche il sentiment che regnava e regna tuttora nella capitale, qualcosa che è a metà tra lo sgomento e la diffidenza verso il prossimo.

Così come non era stata prevista l'ondata di atti intimidatori se non addirittura violenti e xenofobi in certi casi, verso alcune fasce sociali che da un giorno all'altro si sono trovati ad essere considerati estranei. Quello che resta però più scottato di tutti è il panorama politico internazionale ed europeo soprattutto.
Ed è partendo da questo presupposto che il nodo gordiano che si visto in quest'occasione e che non verrà sciolto tanto presto (si parla di un lasso di tempo che va dai 2 ai 10 anni) potrebbe aver creato i presupposti per situazioni a loro volta sempre più ingestibili, situazioni che renderanno il Vecchio Continente territorio fertile per problematiche difficilmente gestibili da parte dell'unica organizzazione che finora si è auto eletta come interlocutore internazionale credibile per gli investitori, la Bce.

I pericoli europei conto cui la Bce nulla può fare

Una sfiducia imperante verso i dirigenti e i politici porterà presto a un aumento del voto di protesta o, nel migliore die casi, a margini di vittoria sempre più risicati, tali da rendere impossibile la creazione di un governo stabile e che possa permettersi il lusso di prendere decisioni spesso impopolari quanto necessarie.

La base degli elettori, infatti, non perdona facilmente. E' una cosa che è già accaduta in Spagna: le elezioni di sei mesi fa non hanno portato a nessun risultato, impedendo la formazione di un governo nonostante mesi di colloqui e reiterati tentativi di arrivare a maggioranze più o meno ampie e allargate.
Nulla di tutto questo è servito, nemmeno la buona volontà di chi, al potere, ha preferito assumere atteggiamenti poco ortodossi pur di arrivare a un risultato concreto che non c'è stato. In compenso, nella seconda tornata elettorale si è visto un rafforzamento dello schema classico fatto di partiti tradizionali.

L'effetto sulla Spagna

Sicuramente una nazione tradizionalmente europeista, nonostante tutto, è rimasta spaventata dal polverone Brexit, così come anche dalla scelta di un alleanza che Podemos, la formazione che più di tutti aveva guadagnato terreno nelle precedenti elezioni, ha deciso di stringere con Izquierda Unida, causando la perdita di oltre un milione di voti.

I numeri avvisano che quell'iniziale 20,6% ottenuto da Podemos sei mesi fa, unito al 3,7% di IU si è trasformato in un 21,1%. La matematica, in politica, a quanto pare, è un'opinione. Restano invece aperti ancora i punti interrogativi sull'Italia la quale da diversi anni sta attraversando un periodo di stabilità politica tanto artificiale quanto controproducente, perché dà l'idea ai vertici dell'Ue di una situazione di riformismo che in realtà non è altro che un affossamento di quel poco che di vitale e attivo (disperatamente attivo) restava nella nazione, diventata a sua volta, fonte di fuga di cervelli e di giovani talenti, guarda un po', proprio verso Londra.

L'Italia, infatti, tra il 2014 e il 2015 ha registrato ben 57.600 connazionali che hanno conquistato il National Insurance Number, in pratica una sorta di tessera sanitario o codice fiscale che permette di essere identificato come unità lavorativa, in aumento rispetto alle 42 mila dei 12 mesi precedenti.
Nello specifico, continuano dall'Istituto di Statistica del Regno Unito, dal marzo del 2014 al marzo del 2015 il saldo migratorio è stato di 329mila unità, in aumento anche sul precedente storico di 320mila del marzo 2004-2005.

L'Austria, la Francia e la Germania

Di ieri, poi, la notizia delle elezioni presidenziali in Austria che dovranno essere ripetute a causa di un errore nel conteggio delle schede, e stesse che per 30mila voti diedero la vittoria all'ecologista Alexander van der Bellen contro il suo avversario Norbert Hofer del partito nazionalista Fpoe.

La palma fu vinta grazie al contributo di 700mila voti giunti per posta e, secondo la corte costituzionale, aperti prima del dovuto, oltre che conteggiate da persone non autorizzate. Ebbene in autunno le elezioni saranno ripetute e il risultato non è affatto scontato. Anche perché per allora saranno molto più vicine altre due consultazioni elettorali, quella tedesca e quella francese, entrambe presidenziali ed entrambe dal svolgersi nel 2017.
nel primo caso Berlino si troverà a dover gestire una situazione che alle ultime elezioni regionali ha registrato una sonora sconfitta per il partito dell'attuale cancelliera tedesca Angela Merkel la quale ha dovuto prendere atto dell'avanzata dell’Afd. Non solo, ma sempre la Merkel nel 2013, ha dovuto fare i salti mortali per riuscire a chiudere e ancora di più a fare accettare la Grande Coalizione formata da Cdu-Csu e Spd.

Intanto a Parigi si guarda alle date delle presidenziali e per la precisione al 23 aprile e al 7 maggio del 2017 ovvero quando i cugini d'oltralpe saranno chiamati alle urne e potrebbero far sentire il loro diffuso malcontento verso un esecutivo che attualmente sta combattendo contro il suo stesso popolo per far passare una riforma del settore del lavoro ispirata al Job's Act italiano e che vede una serie di tagli sugli stipendi e sulle remunerazioni degli straordinari a favore di un allungamento dei tempi lavorativi.

Una serie di provvedimenti che non sono piaciuti ai francesi i quali non hanno esitato a scendere in piazza minacciando di bloccare addirittura gli Europei di calcio che proprio quest'anno si celebrano in Francia.
Tutte queste incognite potrebbero essere alla fine svelate nel 2017. Ovvero quando i processi della Brexit e i colloqui per riorganizzare il sistema cancellato dal voto del 23 giugno, saranno in pieno svolgimento e il nuovo premier britannico sarà già insediato.

Chiunque esso sia.


Fonte: News Trend Online

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