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mercoledì 20 luglio 2016

Turchia, le conseguenze del tentato golpe sui mercati


Dall’incertezza politica in Turchia, creatasi in seguito al tentato golpe del 15 luglio, Karine Jesiolowski, Senior Investment Specialist – EM Fixed Income e Koon Chow EM Macro and FX strategist di Union Bancaire Privée - UBP si aspetta volatilità nel breve termine, ma un impatto limitato nel lungo periodo sugli asset Fixed Income dei Mercati Emergenti.
Inizialmente la reazione dei mercati è stata negativa, ma senza segnali di panico - spiega Karine Jesiolowski -.

L’impatto di questo fallito colpo di stato sui fondamentali dell’economia turca sarà probabilmente moderatamente negativo e potrebbe portare a un downgrade del Paese. Il danno principale che ne conseguirà sarà una maggiore cautela da parte degli investitori locali e internazionali e ciò potrebbe ostacolare alcuni investimenti e la crescita del PIL.
Ci sono però dei fattori che potrebbero annullare, anche se non compensare del tutto, gli impatti negativi del fallito colpo di stato - spiega Karine Jesiolowski -.

La crescita del PIL, ad esempio, è stata più solida nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, attestandosi al 4,8%, aiutata sia da una spesa del governo forte, sia dall’export. È probabile che, anche con l’impatto negativo del golpe sulla fiducia, il PIL cresca comunque intorno al 4% nel 2016 (contro le aspettative di S&P del 3,5% e di Fitch e Moody’s del 3,4%).
Il deficit delle partite correnti poi ha continuato a ridursi, aiutato da esportazioni robuste e da prezzi del petrolio relativamente contenuti, attestandosi attualmente al -3,7% del PIL - spiega Karine Jesiolowski -.

Tale dato è già migliore di quanto si aspettassero le agenzie di rating per quest’anno: S&P si attendeva un -4,3%, Fitch un -3,5% e Moody’s un -4%.
Il Governo infine è riuscito a portare a termine alcune riforme quest’anno, come la legislazione sul lavoro che facilita assunzioni e licenziamenti e introduce contratti flessibili per giovani e donne, oltre ad alcune facilitazioni circa la legislazione delle imprese.
In seguito al golpe, però, potrebbero verificarsi due fattori di rischio per il Paese - spiega Karine Jesiolowski -.

Innanzitutto, la fiducia delle imprese locali ed estere potrebbe abbassarsi per via dei timori circa una società turca instabile, spingendole quindi a investire meno e, nel caso di investitori stranieri, a portare meno capitali nel paese. In secondo luogo, il Governo di Erdogan sta cercando di “far pulizia” di tutti i cospiratori e sostenitori del golpe e, a seconda della preparazione di coloro che sostituiranno i giudici arrestati, il bilanciamento fra i poteri potrebbe uscirne ridotto sia dal punto di vista del privato che del pubblico, col risultato di peggiorare il sistema giudiziario.
Entrambi questi fattori di rischio per i fondamentali non si realizzeranno necessariamente - spiega Karine Jesiolowski -.

Tuttavia, se nei prossimi mesi dovessimo assistere a un rapido deterioramento della crescita del PIL o a importanti deflussi di capitali unitamente a un rapido deprezzamento della moneta (ad esempio del 10% l’anno), la probabilità e l’entità della sofferenza economica derivante da questi due fattori aumenterà e di conseguenza crescerà il rischio di un downgrade del Paese.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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