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giovedì 28 luglio 2016

Tassi negativi sui conti correnti: per qualcuno è già realtà


La crisi del sistema bancario europeo è un mosaico di vari fattori che cambiano non solo a seconda della banca ma, soprattutto, della sua dislocazione geografica.

La situazione del sistema di credito

Perciò se in Italia, visto il legame tra economia e banche, il problema sono le sofferenze, per altre, come in Spagna o in Grecia, il punto debole è il settore immobiliare mentre in Germania sono i derivati.
La crisi economica scoppiata nel 2008 non è altro che un paradossale collante che ha messo in evidenza tutte le pecche dei diversi sitemi di credito uniti, questa volta veramente, solo dalle decisioni che la Bce ha preso in maniera di regolamentazione. La più evidente, forse perché tocca i risparmiatori più da vicino, è quella dei tassi negativi.

Nella speranza di riattivare la circolazione della moneta e di riuscire a smuovere le torbide acque del credito e della deflazione, Mario Draghi, con il suo Quantitative Easing, ha da tempo stabilito dei tassi negativi per quelle banche che depositano i propri capitali nei suoi forzieri, le quali adesso dovranno pagare una tassa dello 0,4%, una sorta di “penale” decisa perché una somma giacente in realtà è un capitale infruttuoso per l'economia.

Parte lo scaricabarile

Difficile pensare che le banche, strette nella morsa dei controlli fatti dalla stessa Bce e pressati dal rispetto dei livelli di messa in sicurezza del capitale, possano accettare di pagare in prima persona una decisione che viene dall'alto e che va ad aggiungersi a tutto il resto delle imposizioni decise dall'Europa per stabilizzare un sistema di credito che dall'inizio dell'anno ha registrato una vera e propria bufera.

Più facile credere che il costo sia scaricato sui correntisti. Cosa che per qualcuno sta già accadendo. Di qualche giorno fa al notizia secondo cui la banca olandese ABN Amro, il cui 77% è in mano a un fondo di investimento del governo, avrebbe avvisato la propria clientela sula possibilità di adottare tassi negativi sui conti correnti.
In pratica si tratta di una modifica sui termini contrattuali che permetterebbe di applicare tassi di interesse anche negativi. Non sembra però un evento sporadico visto che anche RBS, banca scozzese, potrebbe essere costretta ad adottare lo stesso provvedimento. Questa volta a causa della Brexit e di un possibile taglio del costo del denaro, già fermo al minimo storico dello 0,5%, che la Bank of England potrebbe applicare presto.

Ma anche in questo caso il precedente illustre è un altro.

I primi interessi negativi

Era la fine di maggio di quest'anno e in Svizzera Edmond de Rothschild e Julius Baer, due noti istituti di credito e per gunta la prima con una clientela composta per i 2/3 da italiani, avvisavano della decisione di applicare tassi negativi sui conti correnti superiori ai 100mila euro.
Un trend che fa riflettere non solo per i rischi di impoverimento delle rendite per i correntisti e i risparmiatori ma anche per un altro motivo: come ha ricordato tempo fa Marc Carney, numero uno della Bank of England, il 25% del Pil mondiale deriva da nazioni in cui le banche centrali hanno adottato tassi sotto lo zero, un approccio che, se prima era limitato alle alte sfere della finanza, in una sorta di scaricabarile, si è pian piano riversato alla base del credito: i correntisti.
Fonte: News Trend Online

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