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lunedì 25 luglio 2016

Si fa presto a dire Trading. E a definirsi Trader.


Si fa presto a dire Trading. E a definirsi Trader. Il percorso iniziale è semplice, la strada delle aspettative è larga e lastricata di buone intenzioni. Sono le aspettative tradite a creare il problema più grosso perché si approccia con irrealistici obiettivi.
E’ il solito discorso che molti hanno sentito ma pochi compreso perché, ed è quasi sempre così, truffatore e truffato sono complici. E questa complicità inconsapevole condiziona tutte le azioni dell’aspirante trader.

Ma che vuol dire essere un trader?

Ogni volta che si acquista o vende uno strumento finanziario facciamo del trading, siamo dei trader. Ma non è questo il significato pieno della parola trader, ne è piuttosto l’atto finale, ultimo, di una lunga sequenza di pensieri che si trasformano poi in un semplice azione, un click. Un solo click e si compie la trasformazione dell’idea, dell’intuizione, dell’immaginazione in realtà.

Dopo il click si diventa trader, si soffre la posizione, in profitto o in perdita mettendo in gioco denaro e aspettative. Ma dietro a un semplice click c’è molto di più di quello che traspare, c’è un trader con la sua idea di trading. E c’è un intermediario che la rende possibile grazie a un emittente che ha creato lo strumento o al mercato che lo ha collocato. Ognuno col proprio ruolo, ben distinto ma interconnesso, dove finisce uno comincia l’altro.

Negli anni molte cose sono cambiate, ora i mercati sono telematici e chiunque da un pc può comperare qualsiasi strumento finanziario quotato. E se prima avevamo il problema di avere poche informazioni ora ne abbiamo troppe.
E tuttavia il trading, per un trader, conserva sempre un fascino speciale, soli contro Mr Market al quale bisogna sempre dare del Lei. Soli contro le aspettative e soli contro la realtà che segue le azioni.

Già, essere un trader oggi significa comperare e vendere strumenti finanziari, proprio come un tempo, ma significa anche essere obbligati ad aggiornarsi continuamente, a ricercare occasioni e a seguire il proprio intuito.
Ma non solo. Oggi essere trader significa anche conoscere gli strumenti finanziari che l’industria degli emittenti sforna in continuazione. Perché, a volte, viene anche a cadere la certezza più assoluta, quella che al crescere dei rendimenti attesi cresca anche il rischio atteso. Vero il più delle volte, ma non sempre.

Gli strumenti finanziari a disposizione di ogni trader sono paragonabili a un vero e proprio arsenale, armi finanziarie capaci di creare grossi danni, immani devastazioni ma anche di assicurare veloci e schiaccianti vittorie. Non è forse il trading una battaglia continua contro il proprio Ego, contro la controparte che ci vende il titolo oggetto della nostra analisi?
C’è da studiare. E molto. Ma c’è anche da divertirsi nel farlo. Essere trader significa anche non avere certezze, dogmi. Tranne uno. Per molti essere trader non è una scelta, è il trading ad averci scelto.

 
E’ uno stile di vita, è passione pura.

Ma la passione, da sola, non basta, possiamo paragonarla alla benzina, capace di portare lontana una vettura ma capace anche di evaporare o di scatenare incendi.
Il vero problema è che il trading, con tutte le sue innumerevoli sfumature, non si può insegnare, si deve apprendere in un solitario percorso che ci insegno quando rispettare, quando infrangere e quando eludere una regola. Una buona formazione riguarderebbe solo le basi, gli strumenti perché la capacità di adattare le analisi, scegliere gli strumenti finanziari e decidere il “quanto” si deve sviluppare da soli.

Basti pensare a una semplice verità ignorata da molti. Prima o poi un drawdown del 10% capita, evidentemente se si reinvestono i profitti e si lavora a leva 10, prima o poi, ci si brucerà tutto il conto, profitti compresi. E’ solo questione di tempo.
 
Strumenti finanziari ad alto costo informativo
Gli investment certificates possiedono diversi profili di rischio-rendimento e sottostanti che spaziano dagli indici, panieri di titoli, singoli titoli o commodities. Hanno diverse scadenze temporali, da pochi giorni a qualche anno e con dei pay-off completamente diversi tra loro.
In gergo tecnico si dice che i certificates sono strumenti finanziari ad alto costo informativo perché, prima di comprenderli pienamente, occorre studiarli dettagliatamente, capirne la differenza e sceglierli in base a un’idea di trading chiara.
Come procedere quindi nella scelta di un investiment certificates una volta comprese le differenze, assolutamente sostanziali, tra una tipologia e l’altra?

1) Per prima cosa si deve decidere la leva finanziaria. 
Non tanto la sua entità, ma se il prodotto deve poter offrire, potenzialmente, un extrarendimento. Evidentemente anche la perdita può risultare extra in caso di leva, tuttavia questa è la prima discriminante che ammette o elimina molti prodotti nella potenziale lista di selezione.
Stabilita la presenza o meno di una leva finanziaria si passa alla presenza o meno di una qualche forma di protezione del capitale.

2) Protezione totale, parziale o senza protezione del capitale
Qui il profilo di rischio emerge in tutta la sua chiarezza, una volta scelta la protezione i prodotti si riducono ancora di numero.
Si passa poi alla durata del certificato, un aspetto non secondario nella scelta dello strumento da inserire nel portafoglio.

3) Durata superiore o inferiore a un anno?
Una volta stabilito il tempo la rosa dei prodotti disponibili viene ulteriormente limitata.
Un’ulteriore discriminante, utile in caso di scelta pluriannuale dell’investimento, verte sulla natura dei flussi monetari attesi.

4) Premio unico o struttura a premio multiplo su più date di osservazione?
Cash collect e Express certificates hanno, per loro natura, una struttura ibrida tra le obbligazioni e le azioni consentendo un rendimento periodico.
A volte in questi strumenti è previsto un rimborso anticipato (autocallable) e una protezione condizionata del capitale.
Infine, per ultimo ma non meno importante, un investitore che decide di acquistare un certificates deve ipotizzare uno scenario operativo probabile e attenersi ad esso nella scelta dello strumento.
In un mercato fortemente ribassista ad esempio, ha poco senso l’acquisto di un Bonus Cap con una barriera a 10 punti percentuali dal sottostante o, in un mercato ingessato ha, evidentemente, poco senso un prodotto a leva X7 sull’indice.

5) Ipotesi su uno scenario operativo probabile.
Occorre sviluppare un’idea di massima sull’andamento del sottostante, rialzo, ribasso o congestione.
Una volta completata questa checklist è sufficiente dare un’occhiata alla lista dei certificates disponibili e i prodotti potenzialmente adatti salteranno fuori.
Tuttavia anche su uno stesso sottostante con medesima scadenza e identica tipologia di certificates possono esserci scelte ulteriori da fare, strike, barriera, tipologia di protezione e via discorrendo.

Quasi un vestito su misura. Dove il cliente è il profilo di rischio che desideriamo vestire con un prodotto. Un investment certificates appunto, sartoriale quanto basta per apprezzarne i dettagli.
Il mondo dei certificati è vasto e variegato. Alcuni proteggono dal rischio, altri amplificano il movimento, altri ancora sono una via di mezzo tra l'investimento in azioni e quello in obbligazioni.

A ogni trader il suo strumento
A ogni trader il suo strumento verrebbe da dire perché, effettivamente, si tratta di adattare lo strumento al rischio percepito e atteso.
«Conosci gli altri e te stesso: cento battaglie, senza pericoli. Conosci gli altri, ma non conosci te stesso: a volte vittoria, a volte sconfitta. Non conosci gli altri né te stesso: ogni battaglia è una sconfitta certa.»
 (Sun Tzu, l'Arte della Guerra)

Un trader professionista deve essere capace di attendere cercando occasioni, ma deve cercatele le occasioni però! Ogni movimento nasconde opportunità, non è necessario seguire tutto il listino ma occorre sviluppare una strategia e una tattica. Non confondeteli ma, soprattutto, imparate la differenza che queste parole possiedono.

La guerra impone riflessione o azione? Posta in questi termini questa domanda non ha una facile risposta, verrebbe da dire “dipende”.
In effetti in ogni guerra o conflitto vi è un tempo per l’azione e uno per la riflessione, due elementi che non si escludono vicendevolmente e che continuano ad alternarsi.
Lo stratega ha ben chiara la differenza tra strategia e tattica, una differenza che viene troppo spesso sottovalutata.

Strategia
[ stra-te-gì-a ] s.f.
Descrizione di un piano per raggiungere obiettivi predisponendo, nel lungo termine e con lungimiranza, i mezzi atti a tale scopo. (Da non confondere con tattica)
«Gli strateghi vittoriosi hanno già trionfato, prima ancora di dare battaglia; i perdenti hanno già dato battaglia, prima ancora di cercare la vittoria.»  (Sun Tzu, l'Arte della Guerra)

Tattica
[ tàt-ti-ca ] s.f.
Insieme dei modi di agire ritenuti più adatti al raggiungimento di un determinato scopo.
«Una strategia senza tattiche è il cammino più lento verso la vittoria. Le tattiche senza una strategia sono il clamore prima della sconfitta. » (Sun Tzu, l'Arte della Guerra)

La differenza tra strategia e tattica non è una differenza di poco conto, senza aver predisposto. nel lungo termine e con lungimiranza, un piano per raggiungere degli obiettivi ci rimane solo la tattica che permette vittorie di breve, non strategiche per raggiungere il fine ultimo.
Affrontare un avversario senza tracciare uno scenario previsivo delle sue reazioni possibili è folle, comprendere quando è conveniente combattere e quando non lo è non ha niente a che fare con le ragioni del conflitto, uno stratega deve tacitare il proprio Ego e rendersi disponibile a perdere più di una battaglia per vincere la guerra.

Chiediamoci quindi, prima di intraprendere le nostre solitarie guerre, prima ancora di studiare come reagire, ebbene chiediamoci cosa vogliamo ottenere, cosa dovremmo ottenere e cosa rischiamo di ottenere. 
In particolare l’attenzione di uno stratega deve soffermarsi su cosa rischia di ottenere, non su cosa desidera o merita ottenere.
Riflessione o azione?
Fare trading con i certificati richiede una cautela maggiore di quella che, normalmente, si è chiamati a mettere in campo con l'acquisto diretto del sottostante.
Il motivo è semplice, non esiste il prodotto ideale per tutte le situazione e fasi di mercato, l'offerta di diverse tipologie di certificates è amplissima ed entrano in gioco diversi fattori:
  • profilo di rischio dell'investitore;
  • obiettivo dell'investimento;
  • conoscenza degli strumenti;
  • view di mercato;
  • arco temporale dell’investimento.
A questo si deve aggiungere una padronanza delle tecniche di analisi del trend. Non è un aspetto da trascurare perché ad ogni trend corrisponde una o più tipologie di certificati adatti.

Ad esempio i Bonus Certificates sono ideati per mercati laterali e non necessariamente vanno tenuti in portafoglio fino a scadenza, gli equity protection sono ottimizzati per mercati che possono flettere e per investitori avversi al rischio e che possono non avere una view precisa dell’andamento del mercato mentre i benchmark a leva sono adatti a fasi direzionali.
Trend rialzisti, ribassisti, laterali, formazioni grafiche rilevanti, congestioni sono da identificare, classificare e "vestire" con il certificato adatto perché ogni caso richiede uno studio particolare per dosare rendimento e rischio tra loro.

Un’occasione su SAIPEM
Già nei numeri passati della rubrica vi avevo segnalato SAIPEM e i relativi prodotti associati, ora è salita di quotazione e sembra impostata per un nuovo impulso rialzista. 0,5 sembra il primo target e con il titolo che quota 0,4373 c’è margine sia in intraday per il trading veloce che su strumenti finanziari alternativi come i certificati.
La lateralità delle quotazioni, orientata al rialzo e molto estesa temporalmente, permette anche di selezionare bonus cap.
Il bonus cap più interessante (MOLTO) è: DE00HV4BGE4
Barriera a 0,24738
Bonus a 110,5
Prezzo a 105,95
Il rendimento è “solo” si fa per dire, del 4,86%, pari al 12,42 su base annua.
La scadenza è al 13-12-2016, pochi mesi in effetti ma il vero dato è la barriera che è distante ben il 43% dai prezzi attuali, in un trend potenzialmente in crescita.
Per chi desidera valori di barriera simili ma più tempo c’è DE00HV4BGF1. Qui si va a scadenza il 13-06-2016, barriera a 0.2297 (47% dai valori attuali) e il bonus è dell’8,9%. Interessanti entrambi, il tempo che passa ne aumenterà il valore anche in caso di discesa del sottostante ma sempre sopra la barriera.
Il Top Bonus invece ha barriera a 0,3228, non è particolarmente interessante in questa specifica fase.
Seguite Saipem, il primo lavoro di un trader è trovare sottostanti potenzialmente esplosivi, Saipem è uno di questi, in particolare dopo la sua definitiva uscita dal gigantesco box orizzontale.
 
 L’ANGOLO ZEN
Pagina Tradepedia Zen su Facebook: https://www.facebook.com/Lo-Zen-e-la-V ia-del-Trader-Samurai-1507943786185653/?ref=hl

Una bellissima storia Zen.
«Due Ciliegi innamorati, nati distanti, si guardavano senza potersi toccare. Li vide una Nuvola, che mossa a compassione, pianse dal dolore ed agitò le loro foglie … ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono.
Li vide una Tempesta, che mossa a compassione, urlò dal dolore ed agitò i loro rami … ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono.
Li vide una Montagna, che mossa a compassione, tremò dal dolore ed agitò i loro tronchi … ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono.
Nuvola, Tempesta e Montagna ignoravano, che sotto la terra, le radici dei Ciliegi erano intrecciate in un abbraccio senza tempo.»

 
Commento :
Anche nel trading quello che si evde non è sempre quello che è.

LO ZEN E LA VIA DEL TRADER SAMURAI è disponibile in formato cartaceo. Se volete chiederne una copia una mail a traderpedia@gmail.com Per informazioni collegatevi al nuovo portale www.professionetrader.com
 
 VARIE
1) Il gruppo FB che amministro, Traderpedia - Gruppo di discussione sul trading è stato creato per discutere di analisi tecnica e di questa rubrica. Iscrivetevi se volete aggiornamenti della rubrica in real time o se semplicemente volete discutere di analisi tecnica, siamo già 4.967 https://www.facebook.com/groups/traderpedia/

 
Autore: Stefano Fanton

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