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lunedì 4 luglio 2016

S&P taglia stime di crescita Europa: scenari peggiori in arrivo


Ad una settimana esatta dalla votazione inglese, l’agenzia di rating Standard&Poor’s aveva annunciato il taglio del rating dell’Eurozona attribuendo al risultato inatteso e alle sue conseguenze fatte di incertezza sul lungo periodo sia sul fronte economico che politico, i motivi principali.
Adesso taglia anche le stime di crescita da entrambe le sponde della Manica.

Le paure sul futuro

Per quanto l’outlook rimanga stabile, da S&P si teme per la crescita futura da entrambi i lati visto che per Londra il rischio, se non proprio di una recessione, è sempre più reale fino a trasformarsi nella consapevolezza che è necessario, adesso è in futuro, prendere provvedimenti.

Ed è quello che sta facendo il governo con il ministro delle finanze George Osborne il quale avrebbe intenzione di rendere ancora più allettante il già comodo trattamento fiscale per le aziende in modo da evitare la fuga di capitali che si sta iniziando a temere con la progressiva uscita di Londra dall’Unione.
Unione che, da parte sua, stando alle stime di S&P, continuerà a crescere per il prossimo biennio ma dovrà fare i conti, in tutti i sensi, con la perdita del Regno di Sua Maestà, perdita che impatterà per lo 0,8% nel 2017 e nel 2018 mentre dall’altra parte della Manica, Londra vedrà, secondo le analisi di S%P, un calo dell’1,2% per il prossimo anno e dell’1% nel 2018. 

Cosa fa Londra? 

Come sopra accennato, il ministro delle Finanze inglese, Osborne ha deciso di sondare il terreno per una serie di interventi in modo da rendere più gradito l’approdo e la permanenza di altre industrie su suolo britannico.  La prima mossa sarebbe una decurtazione dell’imposizione fiscale per le aziende a solo il 15% dall’attuale 20% con un primo step del 17% previsto per il 2020.

L’intenzione, chiaramente, sarebbe quella di rilanciare l’economia proprio in seguito al taglio di stime di crescita, prospettive economiche e rating fatte dalle varie agenzie a loro volta preoccupate anche sul fronte politico. Dopo il risultato, infatti, il Premier britannico David Cameron ha annunciato le sue dimissioni (era stato lui a promuovere il referendum), mentre è di oggi la notizia che anche il vincitore morale del referendum, l’euroscettico Nigel Farage, si è dimesso dalla carica di capo del United Kingdom Indipendence Party.

Particolarità molto interessante se si pensa che anche l’altro grande sostenitore della Brexit, Boris Johnson, ex sindaco di Londra, ha detto no alla sua candidatura come leader dei conservatori.

Tutti quanti evitano 

Nel folle giro delle contraddizioni che ha caratterizzato questo referendum, un altro spunto è offerto dal fatto che proprio Londra ha invece votato compatta per restare nell’Unione.
Come se non bastasse, lo stesso Osborne ha smentito anche una sua candidatura come successore di Cameron. Insomma, la Perfida Albione è sempre più sola in questo suo momento difficile nella storia con l’Unione.  
Intanto l’unica ciambella di salvataggio per il Vecchio Continente sembra restare la presenza della Bce nella sua veste di elemento di stabilizzazione.

Ma non è la sola banca centrale che si sta muovendo. la paura della Brexit era nell’aria da diversi mesi e in vista di un possibile suo verificarsi, anche la Bank of England ha deciso di premunirsi da tempo: la prima strategia messa sul campo sarà infatti un altro taglio dei tassi di interesse che potrebbero arrivare a 0 per la fine di quest’anno.
In concerto anche la Fed le cui possibilità di un’ulteriore stretta sul costo del dollaro pare stiano scemando. 
Fonte: News Trend Online

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