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mercoledì 20 luglio 2016

Pochi dubbi per Barclays, l'Italia andrà in recessione


Non si tratta di un problema passeggero, per quanto difficile, quello che l'Italia si trova ad affrontare ma della prova che le basi su cui l'economia nazionale si fonda sono troppo fragili per riuscire a reggere il peso dell'instabilità post-Brexit.

La view di Barclays

Questa, in estrema sintesi, l'opinione degli analisti di Barclays secondo cui per la Penisola il futuro non è fatto di un rallentamento momentaneo che poi porterà a una ripartenza, ma alle prime fasi di una vera e propria recessione.

Il giudizio nasce da una semplice constatazione: nell'ultimo anno si sono verificate, a livello internazionale, condizioni particolarmente favorevoli per una rinascita economica o, quanto meno, per un miglioramento dei fondamentali. Condizioni rappresentate da un politica monetaria particolarmente accomodante, , un basso prezzo delle materie prime i primis del petrolio (una manna per chi, come l'Italia, lo importa), e una moneta unica favorevole all'export, voce molto importante nel bilancio dlel nazione.

Export che già nei primi tre mesi dell'anno aveva dato, insieme alle importazioni, molti segnali di frenata.

Il calo di Export e Import

Numeri alla mano per l'export si parla di un calo dell'1,5%, mentre l'import dello 0,9%. Non va bene nemmeno la produzione industriale che a maggio ha visto in -0,6% su base mensile.
Onda d'urto anche sul sentiment economico, nello specifico per il settore privato e dei consumatori che soffre di una costante perdita di fiducia. A questo si aggiungano la volatilità dei mercati, l'instabilità del Vecchio Continente nel post Brexit, periodo che potrebbe durare anche due anni, e, nell'immediato, i timori per il referendum costituzionale con il quale potrebbe venir meno la stabilità politica della nazione già minata da elezioni amministrative che, a giugno, hanno fatto tornare il timore dell'euroscetticismo.

Non solo, ma le urne, chiamate in causa dopo un'eventuale caduta del governo Renzi, potrebbero creare una frattura, cioè non permettere a nessuno di avere la maggioranza assoluta per governare. Cosa significherebbe questo? Semplicemente che le tanto agognate riforme, spesso un passo molto impopolare e che necessita di un'ampia base d'appoggio, non arriverebero ad essere approvate, bloccando l'Italia nel processo di ammodernamento e rendendo meno appetibili gli investimenti da parte di attori stranieri.

Le previsioni 

Secondo le proiezioni di Barclays, dopo un primo trimestre 2016 a +0,3% del Pil, dovremo registrare un secondo al +0,2% che degraderà a +0,1% nel terzo.

Insomma un continuo trend al ribasso che gioca sui decimali e sulle frazioni e che vedrà alla fine dell'anno un risultato che non dovrebbe andare oltre lo 0,8%. Un esame prettamente finanziario, infine, vede una debolezza anche per l'indice Msci delle banche italiane a -45% da inizio anno mentre il resto del Vecchio Continente che non va oltre il -20% da inizio anno.
Cosa fare allora? Ripristinare la sicurezza sul sistema creditizio italiano minato dal continuo aumento dei crediti deteriorati, quidni riuscire a sciogliere il nodo dei problemi di capitalizzazione e liquidità delle banche e allentare la pressione determinata sui singoli istituti da parte dei Npl e dei crediti in sofferenza in generale.
Fonte: News Trend Online

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