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lunedì 25 luglio 2016

Petrolio in flessione nel dopo-Brexit


Nel gennaio 2016 l'Iran ha ottenuto la cancellazione delle sanzioni economico-finanziarie legate al nucleare. Tra queste, le più significative erano quelle imposte dagli USA su "transazioni bancarie e finanziarie con banche e istituzioni finanziarie iraniane, compresa la Banca Centrale dell'Iran", e soprattutto dall'UE su "importazione e trasporto di petrolio, prodotti petroliferi, gas e prodotti petrolchimici" dall'Iran.
L'effetto di queste sanzioni (quelle UE entrate in vigore a metà 2012) sulla produzione di petrolio greggio del Paese mediorientale è stata una flessione a circa 2,8 milioni di barili di media al giorno, livello pari a ben il 9% dell'intera produzione dei paesi membri dell'OPEC.
  • Con la fine delle sanzioni gli analisti prevedono un progressivo aumento dell'attività estrattiva di Teheran* fino a tornare sui livelli del 2011, pari a circa 3,7 milioni di barili di greggio al giorno: in che misura questo influenzerà il mercato mondiale del petrolio? Le previsioni dell'EIA (Energy Information Administration, l'ente governativo USA che diffonde dati e analisi sul settore energia, tra cui i dati settimanali sulle scorte di petrolio e derivati, molto seguiti dai mercati) indicano che il consumo interno dell'Iran rimarrà costante nei prossimi anni, per cui è verosimile ipotizzare che il greggio in eccesso venga in massima parte riversato sul mercato globale, anche se c'è molta incertezza sulla rapidità con cui questo processo si realizzerà.
  • L'andamento del prezzo del petrolio in risposta agli eventi legati alla cancellazione delle sanzioni nei confronti dell'Iran è stato apparentemente contraddittorio.* Brent e WTI hanno infatti toccato minimi ultradecennali proprio a cavallo di gennaio e febbraio 2016, per poi mettere a segno rimbalzi che hanno permesso ai future di quasi raddoppiare le quotazioni di partenza.

    Ma la spiegazione è piuttosto semplice: i mercati avevano già scontato il venir meno delle sanzioni per cui, una volta giunta la notizia ufficiale, sono scattate le chiusure delle posizioni in vendita sui derivati, posizioni costruite nei mesi precedenti sulle aspettative di incremento dell'offerta globale di greggio (grazie a quello iraniano).
  • Nelle ultime settimane il prezzo del petrolio è tornato a scendere, complice l'evento Brexit *e le sue conseguenze sullo scenario congiunturale mondiale.

    La scorsa ottava il Fondo Monetario Internazionale nell'aggiornamento al World Economic Outlook ha tagliato la stima sulla crescita globale del PIL per il 2017 dello 0,1% al 3,4%, "a causa del sostanziale incremento dell'incertezza economica, politica e istituzionale" insita nel voto britannico, incertezza che potrebbe "avere influenze negative a livello macroeconomico, specialmente nelle economie europee avanzate".
  • Da un punto di vista grafico la flessione delle quotazioni del greggio dai massimi annuali* toccati nella prima metà di giugno in area 52 dollari/barile non ha per il momento intaccato la struttura rialzista originata dai minimi di gennaio/febbraio.

    I prezzi si stanno però avvicinando a livelli al di sotto dei quali il quadro tecnico di medio periodo potrebbe subire cambiamenti di rilievo. I riferimenti da tenere sotto osservazione sono: per il Brent future i 42,50/43,30 dollari/barile, per il WTI i 42-43. In caso di rottura di entrambi questi livelli di supporto probabile un'accelerazione ribassista verso 36,10-37,20 (Brent) e 34,80/-35,20 (WTI), ultimi sostegni in grado a quel punto di scongiurare la definitiva inversione di tendenza e il conseguente ritorno sui minimi di inizio anno a 27,10 e 26,05.
(Simone Ferradini)
Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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