-
.....................

PER MANTENERTI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

venerdì 1 luglio 2016

Nuove regole per banche e QE ma i mercati non si fidano


I mercati hanno deciso di chiudere la settimana all'nsegna del tema dominante dei passatimesi e delle future settimane: l'incertezza. Poco prima delle 13 Piazza Affari navigava con un passivo dello 0,7% in contrasto col resto d'Europa, a sua volta in positivo ma sempre e comunque esposta alal volatilità e al repentino cambio di fronte.
Londra, infatti segnava poco dopo le 12.30 un vantaggio che non andava oltre lo 0,3% seguita dal Dax di Francoforte a +0,16% e dal vantaggio decimale di Parigi con il suo Cac 40 a +0,05%

I tagli della BoE

Banche centrali ancora unico e forse ultimo baluardo per riuscire a salvare i mercati.

Dopo il terremoto della Brexit e le prospettive di incertezza che si aprono sul fronte europeo, già a sua volta tartassato da una ripresa ancora pallida per non dire esangue, la Bce ha deciso di scendere nuovamente in campo e rivoluzionare per la terza volta il suo piano di stimolo economico. Dopo l'annuncio, ormai un anno e mezzo fa, dello storico Quantitative Easing e dopo la prima modifica resa nota a marzo e che incrementava le già cospicue isure prese portando gli acquisti sul mercato da 60 miliardi ad 80 e, tra le altre cose, anche all'entrata in scena dei Corporate Bond nella lista dlela spesa della Bce, adesso si prospettano all'orizzonte nuove modifiche.

Questa volta sul fronte dei bancari, nervo scoperto del Vecchio Continente e dell'Italia in primis.
Partiamo con quanto sta accadendo in Inghilterra. In seguito al referendum e all'incubo di una recessione in arrivo il governatore della Bank of England, Carney, ha annunciato che nel corso dell'estate saranno possibili nuovi tagli sui tassi di interesse.
Una volontà che andrebbe controcorrente rispetto a quanto, in teoria e molto in teoria, era nei progetti della Federal Reserve la quale, a sua volta, di fronte alla montante incertezza, potrebbe essere facilmente tentata di rimandare ancora una stretta sul costo del dollaro addirittura al 2017, complice anche i dati macro dell'economia Usa ancora non perfettamente chiari nel loro trend.

Il piano per le banche

Da Francoforte, poi, arrivano indiscrezioni di interventi anche da parte della Bce.
Le prime voci su possibili misure si eran intese già nella serata di ieri quando la Commissione europea autorizzava l'uso di aiuti di Stato, finora severamente vietati, sotto forma di uno schema di garanzia pubblica per mettere in sicurezza la liquidità delle banche; il motivo trovava una sua giustificazione (o forse un comodo alibi) proprio nel divorzio di Londra e nella situazione di difficoltà che si sta profilando all'orizzonte. 
A questo proposito gli esperti di Equita hanno sottolineato come, visti i rapporti di copertura e la situazione della gestione, oltre ai nuovi scenari che la Brexit porterà inevitabilmente con sé, la semplice ricapitalizzazione per le banche italiane non sia più sufficiente.

Il vero punto dolente restano i crediti in sofferenza, gli incagli, insomma quei Npl che devono essere smaltiti in modo efficace ed efficiente. Il problema resta il come. Ebbene da Equita offrono tre scenari possibili: il primo inquadra una ricapitalizzazione da 30 miliardi per riuscire a equilibrare la copertura dei crediti che da poco più dell'attuale 40% di media dovrebbe arrivare all'80%.
Ma il lato negativo vedrebbe sia una diluizione a danno degli azionisti sia la permanenza dei crediti in sofferenza all'interno dei conti degli istituti. Il secondo scenario contempla l'emissione di obbligazioni del Ministero del tesoro il cui compito sarà quello di raccogliere capitale per riuscire a dividere il tronco dei crediti deteriorati dalla parte sana dell'istituto con conseguente creazione di una bad-bank.

In questo caso si avrebbe un vantaggio maggiore dettato dall'annullamento del pericolo dei Npl ma anche da un possibile rafforzamento delle quotazioni.
Il terzo scenario vedrebbe l'intervento della Cassa depositi e prestiti attraverso il già collaudato Atlante, a sua volta rimpinguato nella disponibilità di capitale per l'acquisto dei Npl, il che ottimizzerebbe il risultato senza il rischio della diluizione, a sua volta calmierata.

Le nuove regole della Bce

Al di là delle considerazioni degli analisti è indubbio il fatto che il panorama del credito italiano è particolarmente delicato e va ad inserirsi a sua volta, all?intrno di una situazione europea difficile. Ed è proprio questa difficoltà a far alzare nuovamente l'asticella da parte della Bce che per l'ennesima volta si trova a dover giungere in soccorso delle altre nazioni.

Alla base della nuova strategia ci sarebbe proprio l'allentamento delle norme che finora hanno regolato i suoi acquisti sul mercato delle obbligazioni. Nello specifico si tratterebbe di cambiare quel paletto che obbligava al vincolo di capital key cioè a procedere con acquisti di bond seguendo la proporzione delle quote che ogni nazione aveva in seno alla Bce e cambiandolo invece con parametri basati sul debito di stato.
E chi, usando queste misure, sarà il più avvantaggiato? Ovviamente su tutti l'Italia la quale, per una volta tanto, può sfruttare il debito pubblico a suo favore, un debito pubblico che, nel panorama internazionale, è diventato ormai parte integrante degli stereotipi sul Belpaese. Numeri alla mano si parla di qualcosa come 150 miliardi.
Così, mentre le borse internazionali si lasciano alle spalle la paura della tempesta, gli operatori festeggiano per le nuove regole che proprio la tempesta ha creato.

Sebbene quella voluta (forse) dalla Bce sarebbe una misura che nasce anche dal fatto che una percentuale sempre più ampia di bond sta sfociando nel territorio negativo o lambisce la soglia della parità anche su tagli a lungo termine falsando, così, anche la vera natura degli spread, ormai non più affidabili come prima.
Fonte: News Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento