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lunedì 25 luglio 2016

Mercati ed economia: aumentano le paure. Anche dai G20


Nessun cenno a quanto sta accadendo ora in Turchia: ammettere la repressione in un paese geograficamente essenziale per gli equilibri internazionali sarebbe un azzardo troppo grande per i G20 che, riuniti nella città cinese di Chengdu, hanno parlato di Brexit (e sue conseguenze), di terrorismo, migranti e rallentamento della crescita internazionale.

Brexit e dintorni

Partendo dalla Brexit, il comunicato finale congiunto, sottolinea come i paesi dell'Europa si siano già organizzati per evitare le conseguenze negative più immediate all'interno di un panorama carico già di per sé di incertezze in cui, però, si spera che il Regno Unito resti un partner dell'Unione.

Un'incertezza che potrà essere ridotta solo nel momento in cui si metterà mano alla serie di rinegoziati per riuscire a ristabilire dei rapporti commerciali tra Londra e le altre nazioni, come confermato dal ministro delle Finanze britannico, Philip Hammond, dal momento che l'uscita dell'Isola di Sua Maestà dall'Unione rende nulli quelli già chiusi.

Inflazione e moaterie prime

Al centro delle paure, però, non è solo la Brexit.
L'economia mondiale deve fare i conti anche con la rivoluzione in atto nelle materie prime, in primis il petrolio ma non solo, e che sono oggetto di una forte fluttuazione. Resta poi, sullo sfondo, l'altro elemento cardine, sempre più insidioso, quello della deflazione oppure, nel migliore dei casi, della bassa inflazione, ben lontana dal target medio intorno al 2% fissato dalla maggior parte delle banche centrali internazionali.

La crescita, in teoria, ci sarebbe, ma molto al di sotto di quanto finora sperato e, per giunta, con benefici che non sono stati goduti in maniera uguale tra le varie nazioni con una crescita a macchia di leopardo. Anche per questo le prospettive, a loro volta, parlano di numeri molto al di sotto di quanto precedentemente elaborato.
Guardando al panorama finanziario italiano, minacciato dalla tempesta sui bancari, il ministro delle Finanze italiano Pier Carlo Padoan ha rassicurato sul fatto che l'applicazione del bail in e cioè delle regole che gestiscono la ristruttirazione di un istituto bancario e che in caso di crisi chiamano in causa per il ripianamento del debito, azionisti, obbligazionisti e, in ultima istanza, i correntisti sopra i 100mila euro, non dovrebbero essere applicate.

Le banche in Italia

Il problema delle sofferenze, non sarebbe altro che il sintomo di una crisi pluriennale che ha fatto perdere in termini nominali il 10% del Pil e che in Italia si è avvertita proprio sul settore del credito a causa del legame strettissimo tra aziende, economia, produttività e banche, un legame che è ben più stretto che in altre nazioni.

I casi limite, quelli più pericolosi, stando alle parole del rappresentante del dicastero, sarebbero pochi e per giunta arginati e risolti attraverso sistemi di mercato; un processo che è stato favorito anche da misure strutturali adottate per rafforzare il settore e diminuire nel tempo l'accumulo degli Npl.
Fonte: News Trend Online

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