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mercoledì 6 luglio 2016

Le banche italiane hanno bisogno di una soluzione... e in fretta

Uno dei temi principali che sono emersi durante il post-Brexit è la situazione di crisi in cui versano gli istituti di credito italiani, aggravata da quando l’ABE (Autorità Bancaria Europea) ha iniziato ad applicare i nuovi requisiti sulle esposizioni deteriorate (Non Performing Loans/ Exposures).
UniCredit (EUREX: DE000A163206.EX - notizie) (UCG:xmil), Intesa (ISP:xmil), Monte Paschi (BMPS:xmil), Banco Popolare (Amsterdam: PB8.AS - notizie) (BP:xmil) e UBI (Taiwan OTC:6562.TWO - notizie) (UBI:xmil) hanno accumulato, in totale, al termine del primo trimestre del 2016, 119miliardi di € di crediti in sofferenza, con l’esposizione di Unicredit che è ormai diventato un punto chiave di tutto il sistema bancario europeo.
L’intero sistema bancario italiano ha circa 400 mld di € di crediti deteriorati. Il valore azionario complessivo delle Banche italiane quotate è di circa 125miliardi di Euro (al termine del Q1) e circa il 75% dei crediti deteriorati  non sono coperti.
Un’altra strada per meglio comprendere la crisi delle banche italiane è di analizzarla attraverso il Texas Ratio, un indice che misura l’ammontare degli asset e dei crediti deteriorati (compresi i prestiti insolventi da più di 90 giorni), diviso per l’equity della banca più il suo fondo rischi sui prestiti.
Se l’indice supera il 100%, si tratta di un grande segnale di pericolo.
Gli stress test incombono, le banche non sono preparate
Sette delle 47 banche componenti l’Indice EURO STOXX 600 sono attualmente al di sopra di tale soglia e tre di queste sono banche italiane. Poco al di sotto del livello massimo, però, troviamo altri due istituti di credito italiani – Unicredit e Banca Intesa – il che lascia bene intendere l’ampiezza della crisi.
In questi giorni il governo italiano sta negoziando con le istituzioni europee per tentare di utilizzare l’articolo 32 della direttiva europea relativa al risanamento degli istituti creditizi. Questa norma consentirebbe di attivare degli aiuti di stato temporanei nel caso in cui un ente rischiasse di fallire il prossimo stress test dell’EBA (creando quindi una stato di insolvenza tale da produrre una crisi bancaria che potrebbe finire fuori controllo).
Lo stress test dell’EBA è fissato per il prossimo 29 giugno. L’idea è quella di iniettare nuovo capitale su Monte dei Paschi (Milano: BMPS.MI - notizie) attraverso la vendita al governo italiano, attraverso il fondo Atlante, di nuove obbligazioni convertibili per un totale di 3mld €.
La nota positiva è che il miglioramento dei fondamentali macro in Europa ha finalmente invertito la tendenza delle NPE (esposizioni non-perfoming) in Italia, che iniziano a diminuire. Tuttavia, la redditività è ancora molto debole e il mercato sta forzando per una margin call delle banche italiane, per questo motivo la necessità di iniezioni di capitale rimane imminente.
UniCredit avrebbe necessità di circa 8mld di patrimonio netto. La valutazione su Unicredit è molto interessante e abbiamo in serbo una posizione long nel nostro portafoglio azionario.
Prezzo giornaliero delle azioni Unicredit da inizio 2016:
Fonte: Saxo Bank 

Gli altri membri dell'Euro non permetteranno al governo italiano di iniettare nuovo capitale nelle proprie banche se non attraverso l'articolo 32 (applicabile, al momento, solo per Monte Paschi). Le regole non possono essere cambiate per l'Italia, nonostante l'entità del problema, a causa del recente fallimento bancario in Portogallo con il Banco Espírito Santo, i cui azionisti e creditori hanno sopportato le perdite.
Il campo minato politico potrebbe attivare la BCE (Toronto: BCE-PA.TO - notizie)
Se la situazione dovesse peggiorare ulteriormente, è molto probabile che intervenga la stessa BCE iniettando nuovo capitale nelle banche italiane in cambio di garanzie sulla stabilità dei prezzi. Un’implosione del sistema bancario italiano attiverebbe una reazione a catena su altre banche europee e sullo stesso mercato dei finanziamenti, creando disordine sui mercati e rallentando la crescita economica, oltre a influenzare i prezzi.
Poichè l’inflazione è già poco al di sopra dello zero, un’altra ondata di pressione al ribasso dei prezzi al consumo costringerebbe la BCE ad agire. Sulla base di questa interpretazione, la BCE potrebbe rappresentare il meccanismo di salvataggio delle banche italiane, ma con dei notevoli costi per azionisti e creditori. 
Autore: Saxobank Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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