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martedì 26 luglio 2016

La settimana delle banche centrali

I mercati finanziari mondiali hanno iniziato la settimana in maniera molto prudente con gli indici azionari americani che hanno leggermente ritracciato rispetto ai massimi recentemente toccati e con i rendimenti dei bonds governativi in aumento: movimento verificatosi come riflesso di un  mercato che è tornato ad ipotizzare un rialzo dei tassi (anche se certamente non nel breve periodo) da parte della Federal Reserve.
Sul piano della politica monetaria nei prossimi giorni sono previsti due appuntamenti davvero molto importanti: il primo mercoledì, quando la FED comunicherà la propria decisione circa i tassi di interesse, il secondo a chiusura della settimana, con la Bank of Japan.
Se da una parte nell'immediato post-Brexit il mercato stimava che la FED non avrebbe alzato i tassi almeno fino al 2018, a seguito di una serie di ottimi dati macro negli USA in abbinamento ad una rapida ripresa dei mercati dallo shock post-Brexit hanno fatto cambaire idea agli analist,i tornati a ritenere possibile un intervento entro fine anno.

Il consensus punta a dicembre 2016, meeting FED che il 50% degli economisti intervistati ritiene possa rappresentare il momento giusto per un intervento della FED.
Non che il fatto rappresenti una novità  ma tra la visione dei tecnici e quella del mercato c è come sempre notevole distanza.
Stando infatti all'analisi dei futures sui tassi di interesse le probabilità di un rialzo in occasione del meeting che si concluderà il 14 dicembre sono praticamente nulle : 8.7%.
La situazione appare differente ralativamente alla Bank of Japan: la comunicazione della decisione è prevista durante mattina di venerdì.

In questo caso sia il mercato che gli analisti sono in attesa di allentamento monetario: il 78% dei tecnici ritiene che il governatore Kuroda introdurrà nuove misure per contrastare la bassa inflazione. Considerato l’importante rafforzamento dello Yen, il mercato ritiene assolutamente certo un imminente intervento, convinzione di tale forza che il rischio è addirittura rappresentato dal fatto che le misure che comunicherà Kuroda possano risultare troppo deboli, tanto da deludere gli operatori.
La situazione della Bank of Japan quindi non è per nulla facile: da una parte il recente ottimo risultato elettorale ha rinforzato il partito di governo del Presidente Abe, primo sostenitore delle politiche di Kuroda, dall'altra lo scelte dello stesso governatore sono ben lontane dall'aver prodotto alcun risultato.
L’inflazione continua ad essere anni luce dal target fissato, gli ultimi dati mostrano come il paese sia in addirittura in deflazione (-0.4%), ed ogni intervento effettuato con l’obiettivo finale di svalutare lo Yen per sostenere le esportazioni si è sempre fallito.
Autore: Bonetti Financial Fonte: News Trend Online

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