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lunedì 4 luglio 2016

Italy debt crisis… is back!

Ve la ricordate l’ormai triste e famosa estate del 2011?
Ebbene date un’occhiata qui sotto…
Brexit Exposes Eurozone’s Weak Spot: Italy’s Banks
The markets may have taken Brexit in their stride for now but it would be complacent to assume the worst of the shock has passed.
Investors may also be betting that the U.K.’s political crisis will prove short-lived with the cautious Home Secretary Theresa May now the front-runner to be the next Conservative leader and prime minister. It will take time to assess the damage from what Bank of England Gov. Mark Carney has dubbed the U.K.’s “economic post-traumatic stress disorder.” Meanwhile, the full extent of the Brexit shock will depend less on what happens in the U.K.

than on its impact on the eurozone, whose weakest link is the Italian banking system
Nel frattempo, tutta la portata dello shock Brexit dipenderà più o meno da quello che succede nel Regno Unito e il sul suo impatto sulla zona euro, il cui anello più debole è il sistema bancario italiano.
Se dovesse manifestarsi un’accelerazione dell’effetto domino, essa riguarderebbe ancora i titoli bancari.
Italia-Germania, la sfida si gioca anche sul Qe, ecco perché
La Bce insomma ha un problema di “scarsità” di titoli da acquistare nell’ambito del Quantitative easing.

Non solo perché molti trattano ad un tasso inferiore al «deposito» ma anche perché c’è un altro paletto da da rispettare: quello della “capital key” che prevede il rispetto della proporzionalità delle quote detenute da ciascun Paese nel capitale della Bce nell’effettuare gli acquisti.
Tradotto: non possono essere acquistati più BTp che Bund perché la quota dell’Italia nel capitale della Bce è inferiore a quella della Germania.
E qui sta il problema dal momento che i titoli che dovrebbero essere più acquistati in termini di controvalore (quelli tedeschi) sono anche quelli che meno di tutti rispettano il citato criterio dei rendimenti superiori al tasso di deposito.

Dei citati 720 miliardi esclusi dal Quantitative easing perché rendono meno dello 0,4% ben 334 sono infatti titoli tedeschi secondo i calcoli di Rabobank. Di fatto il 60% dei bond governativi tedeschi è fuori dal Qe. E la quota rischia di aumentare se i tassi dovessero scendere ulteriormente (l’altroieri anche il Bund decennale è sceso sottozero).
Il problema della scarsità di titoli acquistabili per alcuni Paesi è ben noto alla Bce che non a caso quest’anno ha esteso il perimetro del Qe anche alle obbligazioni societarie.

Anche queste ultime tuttavia hanno sperimentato il paradosso dei tassi negativi seppure non sotto -0,4 per cento. Secondo alcuni osservatori non è da escludere la Bce si veda costretta alle contromosse come quella, ipotizzata da Bloomberg ieri, che prevede di rimuovere il criterio della «capital key» in favore della capitalizzazione di mercato.
Tradotto: non più acquisti in proporzione alla quota capitale ma in proporzione al valore complessivo di mercato dei bond in circolazione.
Una rivoluzione che favorirebbe i Paesi che hanno emesso più debito, come l’Italia, ma che a quanto pare non risulta all’esame della Bce.

Quando, con grande fatica, la Bce decise di varare il Quantitative easing la Germania pose come condizione la «capital key» perchè, altrimenti, il Qe sarebbe stato una forma di finanziamento al debito degli Stati e in quanto tale contrario ai trattati. Difficile che possano cedere il campo tanto facilmente su una questione tanto importante.
Insomma oltre che sul campo di calcio una sfida tra Italia e Germania rischia di giocarsi a Francoforte.
Nel frattempo va tutto bene dicono loro!
Autore: Andrea Mazzalai Fonte: News Trend Online

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