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martedì 19 luglio 2016

Investitori diffidenti sul greggio. Guai in arrivo?


Finito l’entusiasmo sul petrolio. Adesso si teme il crollo. Prezzo del greggio in oscillazione continua con forti spinte ribassiste.

Brent e Wti

Il Brent non supera la barriera dei 47 dollari, fermandosi a 46.85 dollari al barile mentre il WTI scende a 45.15 dollari.
Un trend che conferma la paura di un crollo in arrivo. Lontani dunque gli entusiasmi di un rally che faceva già pregustare i 60 e oltre dollari al barile nella speranza di una stagione estiva che avrebbe aumentato la richiesta se non altro della benzina, altro elemento da valutare per un’analisi anche solo orientative, quando invece le scorte hanno registrato un aumento imprevisto.

Il tutto in parallelo a una contrazione della produttività, soprattutto statunitense. Dopo il baratro dei 26 dollari di febbraio il rialzo dei prezzi non sembra infondere fiducia agli esperti, tanto che i produttori, secondo fonti Bloomberg, non si starebbero riattivando nè per incrementare le posizioni di rischio e tantomeno per riprendere quegli investimenti messi in stand by con la crisi petrolifera e che, una volta superata la soglia dei 40 dollari al barile, avrebbero potuti essere presi nuovamente in considerazione, se non altro per stabilire una possibile data di rientro in attività.

Si preferisce la copertura

La strategia degli investitori, infatti, ha preferito guardare al rafforzamento delle coperture.

e alla vendita di azioni nel momento del rialzo per riuscire a trovare nuovo capitale e stabilizzare i propri debiti. Insomma, una boccata d'ossigeno in attesa di tempi migliori. Che a quanto pare sono rimandati per l'ennesiam volta.  Tradotto in altri termini: nessuno si fida di un rialzo sostenuto del greggio.
E i motivi ci sono. Prima di tutto le previsioni di un calo della produzione devono essere contestualizzate. Infatti, per quanto si voglia essere ottimisti su questo fronte, l’offerta a livello mondiale resta ancora alta e la proporzione tra lo smaltimento delle scorte e l’accumulo è ancora alto.

Non aiutano i fattori geopolitici che invece avevano precedentemente favorito il rialzo: Canada in fiamme, Nigeria nel caos ed economia cinese ormai guarita dalla bulimia energetica (gli ultimi dati parlano di importazioni ai minimi da 6 mesi a 7,5 milioni di barili al giorno), erano stati fattori sufficienti per permettere alle quotazioni di rialzarsi, oggi il colpo di stato in Turchia, peraltro fallito entro poche ore, non ha dato l’allarme sperato.
A meno che la situazione non peggiori. Il panorama turco, infatti, vede un transito quotidiano di quasi 3 milioni di barili (dati IE) e le tensioni tra Ankara e il resto del mondo, nate con le epurazioni volute da Ergogan come vendetta (più personale che politica) dopo la ribellione di venerdì cors, potrebbero portare al blocco del passaggio.

Un’eventualità teorica quanto remota, almeno stando all’interpretazione dei mercati che continuano a considerare il petrolio destinato sempre più al traguardo dei 40 dollari al barile. 

Fonte: News Trend Online

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